| Gaetano
Scirea
(Cernusco sul Naviglio, MI, 25 maggio 1953 - Skiernewice,
Polonia, 3 settembre 1989)
Scrivere un articolo su Gaetano per me, juventino fino al
midollo, è un onore perché di onore si parla
quando un campione di vera classe sopraffina si sposa ad
un'umanità, ad una correttezza che fanno la differenza
tra un campione sportivo ed un fuoriclasse a 360 gradi.
Gaetano (cosi ci piace ricordarlo, come si fa con i vecchi
amici) è stato per anni la prova vivente che lo stile
Juve, non solo esisteva, ma si incarnava in un volto, in
un’anima che trasmetteva a tutti noi un esempio di
come doveva essere un grande campione: duro ma mai cattivo,
leader ma mai chiacchierone, capitano ma mai capo, gentile
ma mai domo.
Ripercorrendo (cosa che vogliamo fare qui) la sua straordinaria
carriera, ci vengono in mente tanti ricordi, tante tracce
della sua inconfondibile leggerezza dell’essere che
tanto di moda ritornerebbero oggi in un mondo, quello del
calcio e della juventinità, che e’ stato letteralmente
rivoltato in questa estate in procura: chissa’ Gaetano
come avrebbe vissuto quest’odissea, chissa’
come avrebbe reagito davanti a quelle persone che hanno
dimostrato quanto poco amore provano verso questa maglia,
la maglia che Gaetano ha sempre difeso ed onorato con orgoglio
e coraggio, andando a trovare la morte proprio mentre svolgeva
il suo lavoro di vice allenatore della sua amata Juve.
Fu, insieme a Franz Beckenbauer, probabilmente il miglior
interprete del ruolo di libero. Antesignano del difensore
moderno, era dotato di visione di gioco e capacità
di dettare i tempi del reparto arretrato, non disgiunte
anche da una non indifferente capacità di trovare
la via della rete (27 goal tra campionato e nazionale, cifra
notevole per un difensore). A queste doti tecniche si univa
anche un fair play fuori del comune, considerando che in
tutta la sua carriera professionistica non subì mai
neppure un’espulsione.
Proveniente dalle giovanili dell’Atalanta, esordì
in serie A nel 1972 con il club bergamasco (24 settembre,
Cagliari - Atalanta 0-0). Inizialmente difensore laterale,
sotto la guida del tecnico Giulio Corsini conobbe un’evoluzione
tattica come libero, che poi ebbe modo di affinare nel successivo
campionato a Bergamo in serie B. Grazie al canale privilegiato
allora esistente tra Atalanta e Juventus, la società
torinese, che già lo teneva sotto osservazione dall’esordio
nella massima serie, lo acquistò dal presidente Bortolotti
nell’estate del 1974.
La Juventus cercava un degno rimpiazzo al libero Sandro
Salvadore e il giovane Gaetano Scirea sembrò far
subito al suo caso: inserito in una difesa di sicuro valore
composta da Cuccureddu, Gentile, Spinosi e Francesco Morini,
il ventunenne libero si ambientò subito e giocò
28 delle 30 partite della stagione 1974/75, divenendo titolare
a pieno titolo e vincendo il suo primo campionato, nonché
il sedicesimo per la Juventus.
Fu protagonista nel 1977 dell’accoppiata scudetto
- Coppa UEFA, il primo vinto a 51 punti (record per campionato
a 16 squadre e 2 punti a vittoria) dopo un testa-a-testa
durato per tutto il torneo contro i rivali del Torino che
finirono a un solo punto di distanza, la seconda conquistata
in una doppia finale durissima contro gli Spagnoli dell’Athletic
Bilbao. Fu la prima competizione europea vinta dalla Juventus,
e la prima di una lunga serie, sempre con Scirea al centro
della difesa.
Nel 1982 Scirea contribuì a vincere lo scudetto numero
20, quello che diede il diritto alla Juventus di fregiarsi
della seconda stella sulle maglie. La Coppa Italia vinta
nel 1982/83 diede alla Juventus la facoltà di giocare
la Coppa delle Coppe successiva, che i bianconeri vinsero
contro il Porto per 2-1 nella finale di Basilea del 16 maggio
1984. Fu quella la seconda accoppiata per la Juventus e
per Scirea, che vinse anche il campionato 1983/84, il quinto
per lui e il ventunesimo per la società. Con il ritiro
di Furino, Scirea divenne ufficialmente, dalla stagione
successiva, il capitano della Juventus, ruolo che aveva
ricoperto già nella passata stagione per via del
sempre più rado utilizzo del suo più anziano
compagno di squadra. Il 1985 fu l’anno della Coppa
dei Campioni, che la Juventus vinse nella tragica finale
di Bruxelles allo Stadio Heysel contro gli Inglesi del Liverpool
già battuti nel febbraio precedente nella Supercoppa
del 1984 (chissa’ cosa avrai detto negli spogliatoi
quella sera maledetta). A fine anno la Juventus avrebbe
vinto a Tokyo, contro i campioni sudamericani dell’Argentinos
Juniors, anche la Coppa Intercontinentale 1985, che fu proprio
Scirea a sollevare come capitano.
Gaetano Scirea si ritirò dal calcio giocato a 35
anni, alla fine della stagione 1987/88, dopo 377 partite
di campionato e 552 totali con la maglia della Juventus.
Con la maglia bianconera vinse in totale 7 campionati nazionali,
2 Coppe Italia, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe,
1 Coppa UEFA, 1 Supercoppa d’Europa e 1 Coppa Intercontinentale,
risultando così essere tra i pochi calciatori italiani
ad avere vinto tutte le competizioni calcistiche ufficiali
per club, e contribuendo a far raggiungere alla Juventus
il traguardo di essere la prima squadra a vincere tutte
le competizioni organizzate dall’UEFA. A tale palmarès
si aggiunga anche il titolo di campione del mondo vinto
con la Nazionale nel 1982.
In Nazionale Scirea entrò molto presto, scelto da
Bernardini per trovare un degno successore a Facchetti,
anch’egli nato difensore di fascia e trasformatosi
in libero. L’esordio avvenne il 30 dicembre 1974 contro
la Grecia, sconfitta per 3-2. In breve, Scirea, insieme
ai suoi compagni di reparto della Juventus, sarebbe divenuto
titolare fisso della Nazionale e avrebbe preso parte al
campionato del mondo 1978 in Argentina, dove l’Italia
si sarebbe classificata quarta, al campionato del mondo
1982 in Spagna, vinto dopo avere battuto in sequenza Argentina,
Brasile, Polonia e Germania Ovest, e infine al campionato
del mondo 1986 in Messico, che segnò anche la fine
della sua carriera azzurra, coincidente con l’eliminazione
dal mondiale agli ottavi di finale (17 giugno 1986, Francia
- Italia 2-0). Prese anche parte al campionato d’Europa
del 1980 che si svolse proprio in Italia, classificandosi
quarto. In Nazionale Scirea totalizzò 78 presenze
con 2 goal.
Dopo il ritiro, a Scirea venne offerto l’incarico
di allenatore in seconda della Juventus, come collaboratore
di Dino Zoff. Scirea accettò, prendendosi l’incarico
di osservatore per conto del tecnico friulano e suo ex-compagno
sul campo nella Juventus e in Nazionale. Il suo scrupolo
gli fu fatale: incaricato da Zoff di osservare un incontro
di campionato del prossimo avversario dei bianconeri nel
primo turno della Coppa UEFA 1989/90 (poi vinta come se
qualcuno ci guido’ dall’alto), la relativamente
facile squadra polacca del Górnik Zabrze. Scirea
partì da Cracovia il 3 settembre 1989 accompagnato
da un autista locale che, vista la crisi e la situazione
politica ancora instabile di quel periodo in Polonia, pensò
bene di portare per scorta nel bagagliaio un paio di taniche
piene di benzina. Durante il tragitto la vettura ebbe un
incidente: fu tamponata violentemente e la benzina prese
fuoco, uccidendo nel rogo sia Scirea che il suo autista.
Siccome l’incidente avvenne di domenica, la notizia
della morte di Gaetano Scirea arrivò in Italia quella
sera stessa durante la messa in onda della Domenica Sportiva,
suscitando lo sgomento degli ospiti in studio e, soprattutto,
del suo ex compagno di squadra Tardelli, presente quella
sera in trasmissione.
Negli anni successivi vari tornei giovanili e premi fair
play sarebbero stati intitolati a Scirea, a ricordo del
suo stile e della sua correttezza in campo e fuori. I tifosi
della Juventus, a seguito del trasferimento della squadra
allo Stadio delle Alpi di Torino, battezzarono in suo onore
il settore sud dello stadio Curva Scirea.
Ciao Gaetano, tu sei sempre con noi.
autore: The
Ghost (moderatore del forum)
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