| Il primo giorno d'estate
del 1955, sotto il segno dei Gemelli, è il momento
di Michel. Da ragazzino Michel è tutt'altro che un
atleta nato, cosa tutto sommato strana per una famiglia
di robuste tradizioni sportive (il padre calciatore, gli
zii cestisti): per necessità e riflesso, essendo
meno forte fisicamente, ha dovuto imparare a correre, a
irrobustirsi, a farsi i muscoli; poi a difendersi, dribblare,
farsi astuto.
Il suo idolo è Pelè.
In rue Saint-Exupéry non
c'è pomeriggio in cui non si fermi a giocare con
i suoi compagni di scuola. Come lo stesso Michel ama raccontare,
la sua infanzia è stata quella di tanti giovani:
passata in cortile a giocare a calcio. Il suo primo portiere
è il cane di sua cugina Fufi; la saracinesca del
garage dei vicini la sua prima porta; colpire il palo del
telegrafo uno dei suoi primi obbiettivi. Alla fine Michel
si scopre comunque sufficentemente portato per tutti gli
sport di squadra: pallamano, pallacanestro e, naturalmente,
calcio. A undici anni prende la licenza per le giovanili
del Joeuf, il Jovicienne, di cui il padre è severo
allenatore (più tardi lo stesso Michel racconterà:
"se sbagliavo uno stop, mi faceva fare venti giri di
campo. Era meglio tirare il pallone a Fufi").
Nel giorno del debutto, 1° settembre
1966, segna due gol ai danni dell'Homécourt; questo
rimarra uno dei giorni più belli della sua vita.
Nonostante l'incarico assunto da suo padre come responsabile
del Nancy di Terza Divisione (una specie di squadra riserve),
il calcio professionistico è ancora lontano per il
piccolo Platini, che finisce in fondo alla classifica nel
concorso del migliore giovane calciatore di Francia del
1969 tenutosi in una ventosa giornata di maggio nello stadio
Colombes di Parigi, è "piccolo e insignificante"
per tutti gli osservatori incaricati di organizzare la selezione
regionale dei cadetti; lo soprannominano "nano".
Il calcio non sembra la strada per Michel, che sembra destinato
a finire gli studi, dove comunque si distingue più
per la confusione e la poca voglia di studiare.
La rivincita arriva presto per il
giovane Platini: a sedici anni è il capitano degli
juniores del Joeuf, e nel 1971 gli scout si accorgono di
lui quando la sua squadra sconfigge il favorito Metz nella
semifinale della Coppa Gambardella, un importante torneo
giovanile. Poi il duro colpo del provino col Metz: durante
una visita medica, deve soffiare ripetutamente nello spirografo
e, forse a causa dello stress e dell'emozione, sviene. Il
medico lo boccia per "insufficenza cardiaca".
Metz è un po' la sua squadra del cuore: dista solo
20 km. da Joeuf (Nancy sarà a 70), percio' Aldo Platini
chiede che il figlio non venga rifiutato in base ad una
prova fisica ma venga giudicato secondo il suo talento:
niente da fare. Dopo aver sperato nell'interesse di altri
club (Sochaux, Sedan, addirittura Charleroi in Belgio),
arriva il Nancy: grazie all'amicizia di Aldo con Hervé
Collot, allenatore della squadra giovanile ed ex capitano
della prima squadra, nel luglio 1972 Michel firma il suo
primo contratto, a soli 17 anni: guadagnerà trecento
franchi al mese. Platini è il colpo di fortuna per
una squadra piccola ma ambiziosa come il Nancy. E' Eduardo
Flores, la stella del Nancy, a rimanere affascinato da Michel
e a galvanizzare il baffuto e attivissimo presidente Claude
Cuny: bisogna dare spazio al ragazzo. Nel frattempo, Platini
sbaraglia da solo, con la squadra della Promozione d'onore,
una specie di campionato Primavera-riserve, una selezione
di Bitche: la strada per la prima squadra è ormai
spalancata.
In realtà per il resto della
stagione 71-72 fara' solo un po' di panchina. La vera carriera
professionista di Michel Platini comincia il 2 maggio del
1973, a nemmeno diciotto anni: è un sabato, e a Nancy,
allo stadio Marcel Picot, si gioca Nancy - Nîmes.
Michel arriva allo stadio in anticipo, l'allenatore Antoine
Redin non gli dedica particolari attenzioni; gli danno la
maglia numero undici (il titolare, Kuzowski, è infortunato).
E' il presidente Cuny in persona che gli rivolge l'augurio:
"Forza Michel, si comincia: non avrai paura spero!".
Quelli del Nîmes hanno già fatto fare brutta
figura a numerose squadre titolate.........ma Michel non
ha paura, tenta alcuni numeri, e il Nancy vince 2 a 1. "Quel
trac!", si ricorderà Michel, che tremarella
quel giorno! Due settimane dopo, il 12 maggio, segna i suoi
primi 2 gol contro il Lione (4-1). La conclusione della
stagione è pero' difficile per il Nancy....partono
molti giocatori, e una serie di sconfitte porta una squadra
comunque brillante al 6° posto in campionato con 42
punti. Michel giocherà altre tre parite, cinque in
tutto. Nancy è una citta che Platini amerà,
ricambiato. La prima vera stagione è quella del 1973-74,
in cui Redin lo convoca ventuno volte in prima squadra.
Michel è ancora un ragazzino, gioca effettivamente
solo otto partite e segna solo due gol, quelli della vittoria
contro il Lens, di cui uno memorabile dopo aver smarcato
mezza difesa, il 6 gennaio. La squadra non è al massimo
(incassa 67 gol in 38 partite, ne fa solo 51), e alla fine
retrocede in seconda divisione dopo essersi classificata
al diciottesimo posto. Michel comunque vince, a Natale,
l'Oscar di miglior giovane calciatore della Lorena e nello
anno fa la prima apparizione con una maglia blu: è
la nazionale giovanile, che perde 3-0 contro una selezione
di dilettanti a Ludensheld. Platini fa solo atto di presenza.Il
1974 sembra quindi l'anno della fine dei sogni di gloria
per il Nancy, ma i biancorossi sapranno ritrovarsi il campionato
seguente nei campetti di provincia grazie ad un gruppo di
giovani arrabbiati e vogliosi di vittorie. Le partite per
Michel sono 37 con 22 gol fra coppa e campionato, e il Nancy
ritorna in prima divisione in carrozza, vincendo il campionato.
E' in questo periodo che Michel mette
a punto l'arma segreta del suo repertorio tecnico: il calcio
di punizione. Il campione si era accorto che si trattava
di un'arma ancora poco sfruttata: i calci piazzati piovevano
sempre più numerosi in seguito all'aumentare dei
falli....perchè non usare questa possibilità
in più per segnare? Il presidente Cuny si inventa
l'idea di piazzare quattro sagome azzurre allineate alla
distanza di nove metri e quindici dal punto in cui è
collocato il pallone (la distanza regolamentare della barriera).
Con questi manichini e il portiere del Nancy Jean-Michel
Moutier, detto "Moumont", Platini ripeterà
per anni durante gli allenamenti numerose sessioni di calci
di punizione, scommettendo una granatina con Moutier sull'esito
dei piazzati.......le squadre in cui giocherà Michel
si avvantaggeranno molto di questa arma segreta. In seguito
Michel perfezionerà ulteriormente l'allenamento,
avvicinando la barriera al pallone riproducendo cosi' più
fedelmente le situazioni che si trovano nelle partite "vere".
In realtà, il vero segreto delle punizioni di Michel
era la sua caviglia, non esattamente agile, anzi, piuttosto
rigida.
Il primo "vero" contratto
di Michel (seimila franchi al mese dell'epoca) arriva nel
1975-76, in cui segna 27 gol in un totale di 35 partite
(coppa + campionato). Da ricordare sono il premio di migliore
del campionato per ottobre e la sua prestazione contro il
PSG al Parco dei Principi (4-1).
Arriva l'esordio nella nazionale
A: il 27 marzo si gioca Francia - Cecoslovacchia, e l'allenatore
della nazionale A, Michel Hidalgo, propone a Michel un tour
de force: in tre giorni, due partite. A Bucarest con l'Olimpica,
a Parigi con la prima squadra. Si fa, e di corsa! Michel
arriva in ritiro in taxi, emozionato. Conosce solo Rampillon,
Soler, Bossis. Hidalgo lo mette in camera con il capitano,
il futuro CT Henry Michel, ventottenne centrocampista del
Nantes, il quale lo mette subito a suo agio. Platini arriverà
pallido al Parco dei principi, saluterà meccanicamente
il presidente della federazione, intravedrà a malapena
il padre. Negli spogliatoi va un po' meglio; lui e Bossis
si fanno coraggio a vicenda. I debuttanti in questa partita
sono cinque: loro due, Gilles Rampillon (compagno di Henri
Michel nel Nancy e che indosserà il 10, lasciando
a Michel l'otto), Rio e Pintenat. E' una Francia sperimentale,
ma le cose si mettono bene: Soler porta in vantaggio i Blu
al 17', i cechi rimontano 2 gol, la partita è agli
sgoccioli quando.....punizione al limite dell'area, "Le
Roi" si avvicina al capitano, e tranquillamente gli
fa "Lasciamela, la metto io in rete". In porta
c'è una leggenda vivente, Ivo Viktor, che con le
sue parate ai calci di rigore aveva portato la Cecoslovacchia
alla vittoria nei Campionati Europei del 1976. Ma leggermente
spostato sulla sinistra, Michel è nella posizione
ideale: tocco di Henry Michel, palla che fora il muro cecoslovacco;
un pallonetto lungo e beffardo, il tuffo di Viktor è
inutile. E' gol. Che debutto!
La stagione 1976-77 è ricordata
dai tifosi del Nancy come la migliore della propria squadra.
Nel 10° anniversario di fondazione della giovane compagine
biancorossa , la squadra si presenta senza grossi rinforzi
ma con la maturazione di Platini e degli altri due componenti
della squadra olimpica, Rouyer e Rubio. Michel segna 4 gol
nella storica vittoria per 7 a 3 contro il Bordeaux e terminerà
con venticinque reti nel Nancy e quattro gol nelle otto
partite di Nazionale, per un totale di ottanta partite comprese
le olimpiadi e la nazionale militare! E' questo, infatti,
l'anno in cui la Francia si qualifica per la prima volta
dopo il 1966 alla fase finale dei Campionati Mondiali, e
- inutile dirlo - si era dovuto aspettare il campione di
Joeuf per raggiungere un traguardo del genere..... Il Nancy
è quarto alla fine del girone d'andata, Platini diventa
capitano e la squadra conferma la stessa posizione del girone
d'andata, mancando addirittura la qualificazione in coppa
UEFA solo a causa di una sconfitta, ancora a Saint Etienne,
per 3 a 2.
Ma quella stagione è contraddistinta
anche dalla rincorsa della nazionale francese verso il Mundial
1978, in Argentina. La Francia è inserita in un gruppo
di qualificazione molto duro, con due spauracchi: Eire e
Bulgaria. Michel scalda la caviglia in Danimarca: gol su
punizione, biancorossi battuti. Il colpo non gli riesce
in Bulgaria, dove nonostante il suo gol la nazionale si
mangia un'importantissima vittoria grazie anche ai favori
concessi dall'arbitro scozzese Foote ai padroni di casa.
La qualificazione si decide perciò solo all'ultimo
atto, a Parigi, quando ai bulgari basta un pareggio per
ottenere la qualificazione alle spese dei Francesi.....
il 16 novembre 1977 al Parco dei Principi la tensione è
insopportabile, ma nello stadio si respira l'aria delle
grandi imprese. Rocheteau porterà in vantaggio i
bleus, Platini al 63° raccoglie un passaggio di Six,
scarta Angelov e batte Goranov con un tiro forte e preciso
dai venti metri. Christian Dalger, entrato successivamente,
suggella il 3-1 dell'apoteosi.
Realizzata l'impresa, Platini passerà
tutta la primavera "su una nuvola": il 21 dicembre
sposa Christèle a Nancy, davanti a Henri Collot,
vicesindaco, l'uomo che l'aveva portato in città
dopo l'incidente medico di Metz. I giurati del Pallone d'Oro
lo classificano al terzo posto (ci sarà tempo......)
e in primavera porta il Nancy per la prima volta in finale
di Coppa di Francia. Il 1° aprile, un'amichevole contro
il Brasile lo porta a sfidare nentemeno che Zico, l'altro
grande fuoriclasse del calcio mondiale del momento....provocato
dal CT brasiliano Coutinho, proprio Michel rifila un gol
alla Seleçao e continua il suo momento magico, confermato
da una bella tournée della nazionale in Sud America.
Michel ormai è un uomo importante: nel Novembre '76,
il Presidente della Repubbica Valery Giscard d'estaing è
in visita a Nancy, e Platini riceve un invito a cena in
prefettura: il presidente, grande appassionato di calcio,
ha giocato portiere a Chamalières. I due pasteggeranno
a champagne e lume di candela. Nella stagione 1977-78, che
terminerà con i mondiali in Argentina, Michel deve
giocare come centravanti nel Nancy in sostituzione di Pokou,
pallone d'Oro Africano, arrivato proprio quell'anno e quasi
subito infortunato. Platini affinerà ancora il suo
senso del gol, anche se la posizione per lui è un
pò innaturale.....però in trentasei partite
fa centro diciotto volte, una su due, e fa meglio ancora
in Coppa (otto gol in nove partite). A Nizza si ricordano
ancora di quel Nancy che li battè in casa per 7 a
3 il 18 gennaio 1978, con 4 gol di Michel. Le speculazioni
sul futuro sportivo del campione disturbano il padre-padrone
della squadra Claude Cuny, il quale arrivera' anche a ridurgli
lo stipendio nella stagione successiva, che Michel annunciera'
il 1° febbraio essere l'ultima a Nancy. Per i biancorossi
gli infortuni continuano: dopo l'arrivo dell'uruguaiano
Acevedo, però, la squadra si riprende e realizza
una ottima serie di 10 partite con una sola sconfitta, terminando
al 6° posto con 43 punti. Il momento magico del pre-Mundial
ha perciò il suo apice il 13 maggio 1978, quando
migliaia di tifosi del Nancy marciano verso il Parco dei
Principi in attesa della grande partita: la finale di Coppa
di Francia.Il momento decisivo arriva al cinquasettesimo
minuto:Michel ottiene un buon pallone da Rubio, batte l'arcigna
difesa e con un tiro secco castiga il portiere Baratelli.
Il risultato non cambia fino alla fine! E' il presidente
francese Giscard d'Estaing in persona, appassionato di calcio,
che premia Michel. E' la prima coppa per il Nancy, il primo
di una lunga serie di trofei per il numero 10. E' l'inizio
della gloria. La nazionale Francese non arriva al Mundial
nello stesso clima di euforia dell'anno precedente. Ci sono
molte polemiche riguardo alla partecipazione ai campionati
argentini, polemiche causate dal regime dittatoriale del
generale Videla; molti intellettuali e giornalisti si chiedono
se sia il caso di andare a giocare in uno stato retto da
una dittatura, e sostengono la causa del boicottaggio. Ma
non se ne farà nulla: lo sport dimostra di poter
essere, almeno in questa caso,diverso dalla politica. A
Buenos Aires la presenza poliziesca non è così
opprimente, e i francesi si ritrovano ad alloggiare proprio
con l'Italia, inclusa nel loro girone insieme ai padroni
di casa e all'Ungheria. Certo il sorteggio non è
stato benevolo... Michel ha già incontrato l'Italia
in amichevole a Napoli l'8 febbraio: un doppio calcio di
punizione (fatto ripetere dall'arbitro), uno a destra e
uno a sinistra di Zoff, hanno fatto conoscere il campione
al pubblico italiano e ai suoi futuri compagni di squadra.
La simpatia con Tardelli è immediata: si scambieranno
la maglia in partita. Il debutto avviene proprio contro
l'Italia, la situazione nello spogliatoio francese è
tesa a causa di una questione di premi non pagati dallo
sponsor tecnico Adidas. C'è aria di fronda, e questa
mancanza di serenità verrà pagata.....le cose
sembrano però mettersi bene: dopo nemmeno un minuto,
Lacombe colpisce di testa il suo primo pallone e fa gol!
Il gol più rapido della storia della Coppa del Mondo.
Ma l'Italia è davvero una grande squadra, e lo dimostrerà
in seguito: mezz'ora dopo pareggia, e alla fine riesce a
ribaltare il risultato. Rainea suggella la fine di un match
sfortunato anticipando un calcio di punizione di Michel
dai diciotto metri....i francesi si rendono conto che la
Coppa del Mondo è finita prima di cominciare. Le
notizie sullo scandalo delle scarpe si diffondono anche
in patria, Hidalgo miaccia le dimissioni, la squadra praticamente
si spacca. Contro l'Argentina,nella partita decisiva, rientrano
Rocheteau, Lopez, Battiston e Bathenay, ma non basta: un
rigore più che dubbio permette a Passarella di portare
i biancazzurri in vantaggio proprio allo scadere del primo
tempo, una traversa di Lacombe permette a Platini di pareggiare
i conti, ma Luque segna a venti minuti dalla fine nel momento
migliore dei francesi. E' finita, la nazionale giocherà
ancora la partita con l'Ungheria con una tenuta di emergenza
presa in prestito da una squadra locale a causa di un errore
organizzativo. L'Italia vince anche con l'Argentina, terminerà
quarta e anche con qualche rimpianto; la Francia torna a
casa con le pive nel sacco. Il ritorno di Platini dal Mundial
è così un po' malinconico: in realtà
Michel si convince che la Francia avesse compiuto la sua
grande impresa quella sera a Parigi, e che l'Argentina fosse
stata vissuta da tutti, inconsapevolmente, come una specie
di vacanza premio. Dopo una breve vacanza, l'8 agosto 1978
il Nancy, rinforzato da Zènier, Pintenat e Merchadier
gioca allo stadio del Saint-Etienne: Michel viene fischiato,
è nervoso, a un certo punto si butta come un pazzo
su una palla ormai persa e si scontra contro Lopez. Lo stadio
è costernato, Michel rotola a terra, lo portano fuori
a braccia: triplice frattura del malleolo esterno della
caviglia destra, sarà costretto a stare fuori cinque
mesi. E' l'infortunio più grave, che gli poteva costare
la carriera. Ma la serie era iniziata il 5 novembre 1972
quando durante una partita con lo Strasburgo in III°
Divisione dopo botte, spintoni e capitomboli finisce all'ospedale
con la doppia frattura della caviglia destra. E poi toccherà
nel febbraio 73 alla mano destra, nel marzo 1974 al cubito
e al radio del bracio sinistro; ad aprile 76 al menisco
sinistro, asportato dalle pinzette del famoso professor
Trillat, a Lione. E, ancora, nell'infelice 1976, la frattura
del metacarpo della mano destra, e nel 1978 in semifinale
di Coppa di Francia segna contro il Paris-St.Germain scontrandosi
contro la testa di Tresor: ricoverato per trauma cranico.
Tre mesi dopo, tripla frattura alla mano destra...tra il
1972 e il 79, otto volte all'ospedale. Un record!
Alla fine giocherà una mezza
stagione in tutto, ma riuscirà comunque a segnare
quindici reti in ventiquattro partite, e a tornare torna
in nazionale. Il Nancy viene eliminato in Coppa delle Coppe
dal Servette di Ginevra, e termina undicesimo con 38 punti,
mentre su Michel si scatena una serie di speculazioni di
mercato sui giornali sportivi di tutta europa: il Bordeaux,
il PSG, il Marsiglia lo vorrebbero nelle loro fila........Il
1979 e' poi l'anno in cui la storia di Michel e del calcio
italiano sarebbe potuta cambiare. Da piccolo Michel era
affascinato dalla grande Inter di Mazzola e Suarez, idolatrata
nel Caffè degli Sportivi di nonno Francesco. Fu proprio
l'Inter, infatti, a rischiare di portare per prima Michel
in Italia. Giulio Cappelli, inviato dell'Inter, prende a
seguire il Nancy, la trattativa si avvia, Michel decide
di partire per l'Italia insieme a Christèle per conoscere
personalmente i dirigenti dell'Inter. C'era pero' un intoppo:
la federazione Italiana non aveva ancora deciso se riaprire
le frontere ai calciatori stranieri, ma il presidente Fraizzoli
aveva ricevuto il via libera dal Presidente della FIGC Franchi.
Tutti erano convinti di aver fatto l'affarone; Michel fece
anche le prime visite mediche, e conobbe anche il mister
Bersellini ("con il petto villoso e in cannottiera,
ci fece una certa impressione!") Ma le frontiere rimasero
chiuse e l'Inter, dopo aver fatto firmare a Platini un contratto
fino al 1982, dovette lasciar perdere dopo che anche alcune
voci sulle condizioni fisiche di Michel avevano creato perplessità
nell'entourage nerazzurro. Alla fine è l'effetto
"Glasgow 76" che si fa sentire più degli
altri, però: il Saint Etienne è ormai diventata
la squadra del cuore di tutti i francesi; sull'esempio dei
grandi club inglesi vuole diventare una grossa realtà
europea. E' come se tutta la Francia volesse Platini, il
calciatore francese più popolare, nelle fila della
squadra più amata. La questione del contratto di
Michel è ormai la storia dell'anno, si fanno sotto
il Nantes e di nuovo il Marsiglia di Trésor. Ma è
Francis Borelli, presidente del Paris Saint Germain, che
spara la cifra più alta: un milione di franchi per
Michel! Il 30 maggio 1979 Borelli lo chiama, si vedono,
parlano della grande squadra che si vorrebbe costruire a
Parigi. Ormai la scelta si è ridotta tra i Verdi
e i parigini.......e sarà la solidità economica
e tecnica del club-pilota del calcio francese, terzo e di
nuovo qualificato per le coppe europee, che convincerà
definitivamente Platini. Guadagnerà 83.300 franchi
al mese, più i premi; e sarà libero di negoziare
gli ormai numerosissimi contratti pubblicitari che gli vengono
proposti. Nancy sarà comunque per sempre la città
del cuore di Platini, che gli ha dato tutto: gli amici,
uno stadio tutto per lui, l'amore, una moglie. Una banda
di amici come "Moumont", Curbello l'uruguaiano;
Paco Rubio l'infaticabile motorino con cui Michel ingaggiava
interminabili sfide ai rigori; Olivier Rouyer, la freccia;
Rora, lo yugoslavo giunto dallo Standard Liegi. Platini
arriva quindi a Saint Etienne nell'estate 1979, mentre la
squadra è in piena trasformazione: rispetto a Glasgow
se ne sono andati Bathenay, Larqué, i fratelli Revelli,
Synaeghel, Sarramagna, Merchadier. I verdi sono in piena
evoluzione tecnica e tattica, ma Michel ha un vantaggio:
la maggior parte dei suoi nuovi compagni di squadra sono
già suoi partner nella nazionale, e sarà facile
integrarsi tra loro. Nella stessa estate, e in particolare
il 25 giugno, Michel è anche protagonista di una
famosa partita di esibizione contro l'Argentina in occasione
del primo anniversario della vittoria in Coppa: con una
selezione del Resto del mondo allenata da Bearzot e comprendente
Causio, Tardelli, Krol e Boniek. E' l'occasione per incontrare
molti futuri compagni di squadra....il Resto del Mondo vince
2-1, e sarà solo la terza volta in 41 anni ! Il 1979-80
non vedrà altri successi per la Francia: la qualificazione
ai campionati Europei in Italia è mancata, e Michel
si deve consolare con l'avventura europea dei Verdi. Dopo
aver segnato il primo gol con la nuova maglia a Marsiglia
(vittoria per 5-3) il Saint Etienne ottiene 15 punti su
16 prima del primo scontro europeo: il 19 settembre, a Lodz
contro il Widzew di Boniek. Michel segna proprio qui il
suo primo gol europeo, il futuro compagno Zibì pareggia
e a qualche minuto dalla fine Curkovic, jugoslavo portiere
verde, deve incassare un'altra rete. Ma il ritorno sarà
trionfale: il 3 ottobre Johnny Rep, ex-stella dell'Ajax,
firma una tripletta. Il turno successivo assegna ai Verdi,
per la terza volta in quattro anni, il temibile PSV Eindhoven,
vincitore della Coppa UEFA 1978 e successore dell'Ajax come
dominatore del calcio olandese. Ma Platini non può
giocare la prima partita in trasferta: a causa di una distorsione
riportata durante Francia-USA del 10 ottobre porterà
il gesso per tre settimane....un altro degli sfortunati
infortuni di Michel. Il PSV, che si vuole vendicare delle
sconfitte in passato patite contro i francesi, carica forte,
poche altre volte il Saint Etienne ha dovuto subire così
tanto la pressione di una squadra: 2-0. Le botte subite
caricano al massimo i Verdi, che due settimane dopo, 7 novembre
1979, sfoderano una prestazione leggendaria: dopo 5 minuti
è già 3-0! Michel segna due gol, il risultato
finale è uno storico 6 a 0. Sfortunatamente, dopo
aver superato l'ostacolo Salonicco, in primavera il Saint
Etienne deve deporre le armi di fronte al Borussia Moenchengladbach,
futuro campione in mezzo ad altre 3 semifinaliste, tutte
tedesche (anticipo della vittoriosa campagna europea della
nazionale di Derwall, che batterà il Belgio in finale
a Roma per 2-1). I verdi crollano anche sul finale di campionato,
vinto dal Nantes. Il secondo posto assicura comunque, ancora
una volta, la qualificazione alla UEFA. La stagione seguente,
80-81, vede l'arrivo a Saint Etienne del nazionale e grande
amico di Platini Patrick Battiston, ventitrenne possente
difensore proveniente dal Metz. Il debutto della stagione
è faticoso: due sconfitte in tre partite, il pubblico
brontola. Una vittoria sul Nancy per 4-1 fa ritrovare il
consenso del 12° uomo, ma c'è un altro fatto
importante: il portiere slavo Ivan Curkovic, capitano di
lungo corso, annuncia il ritiro dal calcio. Il suo sostituto,
Castaneda, non si rivelerà così spesso alla
sua altezza. In Coppa, dopo due partite di semi-allenamento
contro i finlandesi del Kuopio(doppio 7-0) e un turno non
difficile contro gli scozzesi del Saint-Mirren, la sorte
pone di fronte ai Verdi il potente Amburgo, già finalista
di Coppa Campioni e futuro vincitore della stessa. Una squadra
all'apice della sua forma, anche se da poco abbandonata
dal suo fuoriclasse Keegan, tornato in Inghilterra dopo
3 anni in Germania. Michel ha dei conti da regolare anche
con il selezionatore della Germania Ovest Derwall, che dopo
un'amichevole disputatasi ad Hannover pochi giorni prima
del primo scontro contro gli amburghesi e vinta dai tedeschi
sulla Francia per 4-1, definisce Platini "Un generale
che sorveglia le sue truppe in battaglia da lontano con
un binocolo." Tutti al Saint Etienne vogliono far pagare
all'Amburgo l'umiliazione subita dal Borussia l'anno precedente
(1-4 al Geoffroy-Guichard). In realtà i Verdi sono
reduci da una sconfitta contro il Tours, squadra di 2°
divisione, in Coppa di Francia; e l'Amburgo ha appena vinto
11-0 la sua partita di Coppa! Kaltz e Hrubesch infestano
i sogni di Michel e compagni.........ma la partita, come
quella contro il PSV, resterà nella storia: 26 novembre
1980, Amburgo 0 -Saint Etienne 5. Michel segna 2 reti e
risponde a Derwall: "Dite al selezionatore tedesco
che questa volta avevo lasciato il binocolo a casa!"
Il ritorno da Amburgo è trionfale: la squadra è
invitata ad un torneo amichevole nei Territori d'oltre mare,
e gioca a Tahiti accolta da una folla trionfale. Ma la gioia,
anche stavolta, sarà di breve durata. La lotta per
lo scudetto 1981 si riduce anche stavolta ad un testa a
testa con il Nantes; la nazionale francese è impegnata
in un girone di qualificazione mondiale molto impegnativo
con Belgio e Olanda; e la Coppa UEFA propone ai Verdi uno
scontro con la stella nascente dell'Ipswich Town ,che schiera
celebrità del calcio internazionale come gli olandesi
Muhren e Thijssen, gli inglesi Cooper e Butcher, lo scozzese
Wark. In testa al proprio campionato ed imbottito di nazionali,
la squadra inglese sembra la copia dell'Amburgo.....purtroppo
per il Saint Etienne, il risultato non sarà lo stesso.
All'andata al Geoffroy-Guichard Rep aveva portato in vantaggio
la squadra di Platini al 15', ma poi la difesa va in barca
e subisce quattro reti. E' la disperazione, e in questa
clamorosa ed inspiegabile sconfitta si possono forse rintracciare
le premesse della futura caduta del Saint Etienne, tra scandali
finanziari, litigi e regolamenti di conti, e quindi della
futura cessione di Platini. E gli inglesi, come il Borussia
l'anno precedente, andranno a vincere la coppa UEFA oltre
che il campionato inglese. Dopo Ipswich qualcosa si spezza:
nemmeno il presidente Rocher, dopo un ventennio, ha più
l'indiscusso potere di prima; le sue ambizioni di costruire
un grande centro sportivo e fare della squadra lorenese
una "grande" d'europa sembrano sfumare, e l'allenatore
Herbin non è più inattacabile. La decisione
di nominare un direttore generale getta poi scompiglio e
semina invidie all'interno del club. I giocatori riescono
però ad offrire al club in difficoltà un'ultima
chance: con un finale sprint di tre vittorie consecutive,
due delle quali in trasferta con Bordeaux e Nantes, permettono
al Saint Etienne di vincere il suo decimo (e finora ultimo)
scudetto, e di arrivare in finale di Coppa di Francia con
il Bastia (perdendo). Platini esita molto al momento di
rinnovare il contratto: il Barcellona aveva riaperto in
aprile il balletto dei trasferimenti, seguito dal Napoli
e dalle affascinanti proposte dell'Arsenal. Michel rinnoverà
il contratto solo per un anno alla vigilia della sfida decisiva
con il Nantes il 12 maggio. Qualcosa sembra spezzarsi anche
nel rapporto con la nazionale di Francia: durante un'amichevole
con lo Stoccarda che vince per 3 a 1 al Parco dei Principi,
il pubblico parigino fischia pesantemente Platini, che chiede
la sostituzione. Gli ultimi 30 minuti passati da solo nello
spogliatoio saranno, a detta di Michel, i più duri
della sua carriera. Il campione è contestato forse
per una serie di impegni extra-sportivi malvisti al grande
pubblico: le pubblicità, un linea di pret-à-porter
firmata "10 Platini", le serate di gala e i pettegolezzi
sul suo contratto lasceranno il segno su Michel al momento
di scegliere il suo futuro. Il momento del Saint Etienne
è poi il peggiore: chaimata sfortunatamente a giocare
lo spareggio estivo per entrare nelle 32 della Coppa Campioni,
la squadra verde deve incontrare la Dinamo di Berlino nonostante
le assenze di numerosi titolari. Pareggeranno in casa per
1-1 il 26 agosto e sei giorni dopo a Berlino non riusciranno
andare oltre ad un pareggio a reti bianche. Nonostante questo
brutto colpo, la squadra ha un sussulto d'orgoglio, ma nemmeno
i 22 gol di Platini basteranno per raggiungere il Monaco
al primo posto. La rottura fra Herbin e Rocher sarà
definitiva, e la crisi troverà il suo epilogo il
15 maggio 1982 al Parco dei Principi, durante al finale
di Coppa di Francia, quando nonostante la solita rete di
Michel il PSG rimonta ai Verdi due gol all'ultimo minuto
e li sconfigge ai rigori. Platini ha comunque già
deciso: andrà alla Juventus. La sua grande prestazione
nell'ultima partita, contro il Metz (un inutile 9 a 2 per
i verdi), serve solo per acuire il rimpianto dei suoi tifosi
francesi.
La storia dell'acquisto di Platini
da parte della Juventus è una storia appassionante.
Le offerte sono molte: Bordeaux e Arsenal fra tutte. Michel
però sente battere il suo cuore italiano, e i ruvidi
tacchetti inglesi gli sembrano più pericolosi di
quelli prestigiosi dei difensori italiani....l'amore, da
tempo coltivato, sboccia definitivamente il 23 febbraio
1982, quando la Francia batte l'Italia in un'amichevole
a Parigi per 2-0 e Platini fa il bello ed il cattivo tempo
contro i tanti juventini in campo. La leggenda narra che
sia stato Agnelli in persona, guardando il match in televisione,
a decidere l'acquisto del numero 10 del Saint Etienne.....il
giorno stesso, comunque, il procuratore di Michel Bernard
Genestar e Boniperti si erano già incontrati per
stabilire una base per il contratto. Platini, ancora in
ritiro con la nazionale, era stato informato momento per
momento riguardo all'andamento delle trattative. Si decide
un incontro per pochi giorni dopo: e dopo la partita, è
Boniperti, entusiasta, a chiamare: l'incontro decisivo avverrà
a Torino. Così il 30 aprile, poche ore prima della
chiusura dei trasferimenti dei giocatori stranieri in Italia,
Platini, Genestar e il rappresentante dei calciatori professionisti
francesi Philippe Piat partono per Torino dall'aeroporto
di Lione a bordo di un Cessna privato che atterra a Caselle.
Durante il viaggio Michel, che non ha ancora deciso, si
troverà a pensare più volte a suo nonno, lavoratore
coraggioso venuto a cercare fortuna da quelle terre italiane....Il
Paris Saint Germain aveva fatto offerte mirabolanti a Michel,
si parlava addirittura di organizzare una colletta tra i
tifosi....la solidità economica e tecnica del Bordeaux
è tutta da dimostare...gli unici a rimanere in lizza,
fino a quel momento, erano stati i simpatici dirigenti dell'Arsenal.
All'arrivo alla Sisport, il centro sportivo della FIAT,
Michel incontra per la prima volta Boniperti. Cacciati due
avvocati fatti venire da Genestar da Milano, all'interno
dell'ufficio del presidente juventino rimangono solo Michel
e il suo procuratore, oltre a Giuliano e Barettini, funzionari
bianconeri. La conversazione si avvia solo in inglese: Michel
si aspettava che Boniperti, da piemontese, parlasse francese;
ugualmente il presidente si aspettava che un Platini potesse
ben parlare l'italiano......l'accordo sulle cifre è
rapidamente trovato: 400 milioni per il primo anno di contratto,
10% in più per il secondo. C'è però
un ostacolo: Michel vuole essere a disposizione per tutte
le partite della sua nazionale fino al Campionato Europeo
del 1984 che si giocherà proprio in Francia...Boniperti
tentenna, esce per consultarsi privatamente al telefono
con Agnelli. Alle 14, dopo un rapido pasto a base di sandwich,
Boniperti e i suoi due consiglieri tornano.......e c'è
un argomento ancora più spinoso: l'indennità
di trasferimento da versare al Saint Etienne. Boniperti
è intransigente: vuole addirittura che sia Platini
a pagare il parametro! Sembra incredibile, pensando al successo
che Michel avrà nella Juve, che i dirigenti della
squadra bianconera abbiano tirato così sul prezzo
di un tale campione....ma è proprio il campione che
prende in mano la trattativa da par suo: telefonando al
presidente Rocher a Saint Etienne. Alla fine trova una soluzione:
"voi pagate quello chel'Unione europea assegna al Saint
Etienne e ricuperate questa somma dal prossimo club che
mi ingaggierà alla fine delle mie due stagioni con
la Juve....." Boniperti, ammirato dal senso degli affari
di Michel, sorride: dopo tre di trattativa, è fatta.
Con la stilografica d'oro prestatagli da Genestar, Michel
firma sentendosi liberato foglio dopo foglio. La tensione
si scioglie, e c'è spazio per una delle solite battute:
Boniperti osserva "Adesso che è dei nostri,
dovrà farsi tagliare i capelli" e Platini risponde"Ah
si? E non ha paura che perda tutte le mie forze?..."
Facciamo un passo indietro. Come nel 1977 l'ammissione alla
Coppa del Mondo si era giocata all'ultima partita, anche
nel Novembre 1981 la Francia è chiamata allo scontro
decisivo al Parco dei Principi contro la sua rivale diretta,
l'Olanda. Nel gruppo dei transalpini era già qualificato
il Belgio; L'Irlanda del predecessore al n.10 juventino
Brady viveva nella speranza di un pareggio fra tulipani
e "galletti" all'ultima partita. Solo una vittoria
poteva promuovere la squadra di Platini. La squadra olandese
è un bel mix di gioventù ed esperienza: i
soliti "vecchioni" Krol, Neeskens, Rep più
le promesse Thijssen, Muhren, Van de Korput e un giovanissimo
Frank Rijkaard. Ma nella stessa tensione di quattro anni
prima contro la Bulgaria, Michel fa segnare a Six il primo
gol e sigla personalmente il secondo. E' Spagna! Dell'amichevole
contro l'Italia abbiamo già detto: ecco i galletti
arrivare a Bilbao, il 16 giugno, per il debutto Mundial
contro l'Inghilterra. Sarà, nei ricordi di Michel,
una partita perduta "senza onore nè gloria":
dopo 27 secondi Robson firma il gol più veloce della
storia, e i francesi accusano subito il colpo. I quaranta
gradi non aiutano certo la rimonta....il gol del pareggio
di Soler non fa pensare alla rimonta: i francesi sono svuotati,
ancora Robson e Mariner infilano la distratta difesa transalpina.
Finisce 3 a 1. Kuwait e Cecoslovacchia si dividono imprevedibilmente
la posta, e il 21 giugno contro i mediorientali bisogna
assolutamente vincere. La squadra viene rinnovata per metà:
entra il giovane Amoros, Genghini riprende il suo posto
di centrocampista e Lacombe sostituisce l'infortunato Rocheteau.
Si ricostituisce l'asse della partita Francia-Olanda. Il
risultato non si fa aspettare: 2 gol prima dell'intervallo,
Genghini e Michel, più Six all'inizio della ripresa.
La partita entrerà nella storia per l'intervento
dello sceicco Kuwaitiano che cercherà di far annullare
un gol regolarissimo di Giresse!
La sera stessa, nel ritiro di Valladolid,
accadrà un altro incidente, rivelatore dei rapporti
ancora una volta non idilliaci all'interno della nazionale
blu. Portano a Michel un'enorme torta con le 27 candeline
del suo compleanno;tutta la compagnia si stringe attorno
a lui....in disparte, Jean Tigana (che non ha giocato) si
serve una porzione di torta e ci attacca sopra una candelina
presa dalla tasca. Attratti dalla fiamma, tutti restano
stupefatti: "Oggi è anche il mio compleanno,
e nessuno ha pensato a festeggiarlo. Allora lo faccio da
solo." Le riserve lanciano attacchi dai giornali, Michel
risponde dando degli "asini" ai contestatori...non
è un attacco personale a Tigana (con il quale i rapporti
non saranno mai "calorosi") ma ai destabilizzatori
dell'armonia della squadra. Dopo un'altro deludente pareggio
con la Cecoslovacchia i transalpini passano il turno più
che altro per demerito altrui e grazie al punteggio pieno
dell'Inghilterra, qualificandosi così al secondo
turno. Fortuna vuole che i risultati deludenti della Spagna
li catapultino nel girone dei quarti più debole,
quello appunto "previsto" per i padroni di casa,
che li vede opposti alla sorprendente Irlanda del Nord e
all'Austria. Lo spirito di gruppo all'interno del ritiro
è presto ricostruito....Michel è assente per
la vittoria contro gli austriaci, ma a Madrid partecipa
ad una grande partita che vede i blu battere i britannici
per 4 a 1 con una grande prestazione di Alan Giresse autore
di una doppietta. Per la prima volta dopo il 1958, la Francia
è in semifinale di Coppa del Mondo!
La semifinale che designerà
la finalista che andrà a scontrarsi contro la sorprendente
Italia si gioca a Siviglia l'8 luglio 1982 tra Francia e
la Germania Ovest campione d'Europa (che ha superato il
girone con Spagna e Inghilterra). Come ha dichiarato Michel,
"Chi non ha visto Francia-Germania non sa cos'è
una partita di Coppa del Mondo". Rimarrà l'unica
partita dopo la quale Michel avrà pianto. La Francia
non era paga del prestigioso risultato conseguito in suplesse,
e aveva voglia di finale. Ma venti minuti dopo il fischio
d'inizio, Littbarski spara l'1-0! Il gioco è d'altolivello.....Al
50' Genghini si fa male al polpaccio, entra il vecchio compagno
di Michel, Patrick Battiston. Al 60°, il fatto che tutti
ricordano: Patrick sfugge al controllo di Kaltz e cerca
di raggiungere il lancio profondo di Platini, gettandosi
versola rete. Schumacher lo anticipa, gli si getta incontro,
abbranca il pallone e lo investe in piena velocita colpendolo
con il gomito e l'anca, "sotto gli occhi di Forster
che indietreggia sconvolto" nelle parole di Michel.
Il portiere tedesco si allontana poi dalla zona dello scontro
palleggiando incurante della sorte dello sfortunato difensore.
Il panico si impadronisce dei francesi: Battiston è
privo di sensi, Janvion si copre gli occhi, il giocatore
a terra e scosso da spasmi nervosi. Michel dichiarerà
anni dopo: "ho pensato subito che fosse morto".
Si teme una frattura della colonna vertebrale......ma per
fortuna non è così, Battiston sarà
solo costretto a portare un collaretto il giorno del suo
matrimonio. Per la Francia si spezza forse qualcosa; non
il gioco, lo stile, ma il morale, la voglia di vincere.
L'arbitro Corver non sanziona minimamente Schumacher.....questo
non impedisce a Trésor e Giresse di segnare due fantastici
gol durante il tempo supplementare....la Francia è
già a Madrid contro l'Italia... e invece Rumenigge
e Fischer raggiungono ancora i transalpini! I 120 minuti
finiscono 3 a 3, per la prima volta nella storia una partita
di coppa del mondo finirà ai calci di rigore. Si
è sul 4 a 4 quando Stielike, odioso libero del Real
Madrid, si fa avanti e sbaglia, crollando in lacrime. Il
tiro di Didier Six potrebbe voler dire finale: ma il tiro
molle è parato da Schumacher. Bossis seppellisce
definitivamente le speranze francesi, e l'ariete Hrubesch
proietta la sua squadra a Madrid. La desolazione è
grande, la delusione immensa. Rumenigge si stacca dal gruppo
dei vincitori per andare a scambiare la maglia con Michel.
Si rispettano, si ritroveranno contro quando Karl-Heinz
arriverà all'Inter. L'inutile partita di Alicante
per il terzo posto è disertata da Platini, e la Francia
perderà anche dalla Polonia. Sarà l'Italia
dei sei juventini futuri compagni di Michel a vendicare
l'orgoglio francese. E così Michel arriva alla Juve
nell'estate '82, strappato al Saint Etienne ed alle altre
grandi d'Europa per "un pezzo di pane", almeno
a detta dell'Avvocato Agnelli. La Juventus ha appena vinto
un altro scudetto, il ventesimo della serie, quando il bravo
irlandese Brady viene fatto accomodare per poter tesserare
Michel e il campione polacco Zibì Boniek (le frontiere
per gli stranieri si sono appena riaperte dopo un quindicennio
di autarchia). Michel ricorderà sempre con piacere
il fatto di poter giocare con ben sei campioni del mondo:
Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi, oltre a
Bettega che recupera da un grave infortunio. Insomma la
squadra è costruita per vincere l'unico prestigioso
alloro che manca alla società piemontese: la Coppa
dei Campioni. Il primo impatto con l'Italia è quasi
traumatico e si consuma in un caldo pomeriggio d'agosto
a Torino. Arrivando allo stadio Comunale con Boniek e rispettive
famiglie per partire in direzione del ritiro di Villar Perosa,
la Range Rover verde di Michel viene letteralmente assaltata
da cinquemila tifosi radunatisi per salutare la squadra,
e nella confusione - ricorda Michel - gli capiterà
"addirittura" di perdere un maglione di cachemire!
Per Michel è una situazione strana, non è
abituato a tutta questa attenzione, così diversa
da ciò che succede nel calcio francese; questa accoglienza
gli rimarrà impressa a lungo.
La prima parte dell'anno Michel la
vive da malato quasi immaginario in una situazione paradossale
da "sopportato in casa" della squadra dei campioni
del mondo. Michel lega abbastanza in fretta con i giocatori
che aveva già conosciuto in occasione degli incontri
internazionali: Tardelli, Rossi, Cabrini. Con Boniek l'intesa
è quasi spontanea, il tennis è il passatempo
preferito (ne beneficeranno entrambi anche in campo), ma
in realtà il trapianto dei due si rivela un pò
lungo dal punto di vista tattico....e non solo: con Furino,
l'ultimo alfiere della vecchia guardia, Michel ammette di
aver parlato, in ben due anni, solo per due volte in tutto!
Il campione francese è tormentato dalla pubalgia
e dal dubbio se operarsi o no: stringe i denti e incassa
le prime critiche. Inoltre al tempo del valzer fra Londra
e Torino Michel, sicuro del suo italiano, aveva sudato molto
sull'inglese; in realtà, una volta giunto in Italia,
al di fuori del linguaggio calcistico,ci si capisce poco
(come già dimostrato all'atto della firma con Boniperti).
Il presidente prende in mano la situazione, decide di convocare
i due nuovi stranieri per sapere come mai il rendimento
della coppia non è quello previsto. I due gli chiariscono
la situazione: la palla deve girare anche tra i loro piedi,
altrimenti..... piano piano, la raduale scomparsa della
pubalgia e il crescente ambientamento cambiano tutto, e
anche Torino si rivela fatta apposta per Michel: tranquilla,
perfetta per un campione che odia la confusione e la folla.
Appena recuperata la forma migliore, Michel fuga i dubbi
sulla sua integrità fisica e segna un gran gol già
nel derby di novembre: da lì parte la sua riscossa,
da lì comincierà a farsi amare dai tifosi
che nonlo considerano più "il francese"
ma "le Roi". La Juventus cambia: Furino lascia
il posto a Bonini, la rivelazione dell'anno e instancabile
portatore d'acqua per il centrocampo bianconero. I sei mesi
di crisi passano, la Juve si risveglia in primavera ma in
campionato non riesce a riagganciare la Roma che si avvia
a vincere il suo storico secondo scudetto. Le cose per la
Juve sembrano andare benissimo almeno nella tanto agognata
Coppa Campioni: superato senza patemi il primo turno contro
i danesi dello Hvidovre, i bianconeri sono attesi ad un
primo grande scontro contro lo squadrone belga dello Standard
Liegi, l'anno prima campione belga e finalista di Coppa
Coppe (e ingiustamente battuto dal Barcellona proprio nella
citta'catalana). Il protagonista é il discusso Paolo
Rossi, che con una doppietta nel ritorno di Torino spalanca
le porte ai quarti di finale. C'e' un'altra grande sul cammino
della Juve: l'Aston Villa, campione d'Europa in carica.
A Birmingham é una storica vittoria, la prima di
una squadra italiana in Inghilterra, siglata da una doppietta
di Michel. Eliminata poi in semifinale l'ex squadra di Boniek,
i campioni polacchi del Widzew Lodz (che aveva eliminato
la Juve in Coppa Uefa due anni prima), la Juve arriva per
la seconda volta della sua storia alla finale della coppa
piu' prestigiosa, ad Atene il 30 maggio 1983. Ad affrontarli,
dopo aver eliminato i campioni spagnoli della Real Sociedad,
c'é l'Amburgo: quale miglior occasione per una rivincita
contro i tedeschi, pensa Platini? Un esodo bibilico, quarantamila
juventini (mai visto prima in italia) seguono nella capitale
greca la Juventus. Sulla carta l'Amburgo è più
debole di una Juve che appare in ripresa, la squadra tedesca
è più o meno la stessa che si è fatta
battere nel 1980 dal Nottingham in finale di Coppa dei Campioni....
Ma la Juve ha eliminato i campioni
in carica! Purtroppo un tiraccio di Felix Magath sorprende
dopo pochi minuti di gioco uno Zoff forse fuori posizione.
Tutta la Juve appare chiaramente fuori condizione: si è
sbagliato l'approccio mentale alla partita. Michel lotta
sotto tono, tira in porta, si tuffa, ha solo tre palloni
giocabili in tutto il secondo tempo, subisce anche un chiaro
fallo da rigore su un uscita del portiere Stein ma l'arbitro
non è d'accordo. La marcatura di Rolff è asfissiante
e Michel esce tra i fischi. Tra la sorpresa generale, l'Amburgo
mantiene l'1-0 fino alla fine. E' una sconfitta storica.
Per fortuna c'é ancora un
trofeo per salvare la stagione juventina: la Coppa Italia.
La Juve é arrivata in finale quasi senza fatica,
battendo due volte la Roma in semifinale (quattro vittorie
su quattro partite, segno che lo scudetto é stato
perso altrove e non negli scontri diretti). All'ultimo atto
c'é il Verona, squadra rivelazione della stagione,
a lungo in testa al campionato con la Roma. E' Michel a
risolvere la questione, con una doppietta nei supplementari
a Torino dopo il pareggio di Verona. La lunga stagione post-mondiale
si conclude con un'altra vittoria di prestigio, quella del
Mundialito Clubs di Canale 5, in cui la Juve vince il trofeo
contro il Flamengo.
La stagione 1983-84 è cruciale
anche per la Juve: se ne sono andati due miti, uno - Zoff,
41 anni!- verso il meritato ritiro, l'altro - Bettega -
per chiudere la carriera in Canada. La Juve acquista Tacconi
e Penzo per sostituirli, oltre a Vignola e Caricola da Avellino
e Genoa, ma sarà soprattutto la voglia di riscatto
e vendetta ad alimentare tutta la stagione. L'inizio è
bruciante: 7-0 all'Ascoli in campionato, 7-0 al Lechia Danzica
in Coppa Coppe. Mai visto! Il turno viene saltato facilmente.
Ma le sconfitte con Samp e nel Derby fanno si' che sia la
Roma a tentare una prima fuga autunnale. Un sorteggio beffardo
affida alla Juve gli ottavi di finale contro il Paris Saint
Germain: è il 19 ottobre. Si parlerà molto
del presunto "caso di coscienza" di Michel, che
in realtà era molto più preoccupato della
forza della squadra che dei fischi eventuali del Parco dei
Principi. Il risultato alla fine sarà di 2-2, e un
gesto rabbioso di Platini entrerà nella storia che
lo stesso campione vorrà dimenticare. A fine anno
e' di nuovo la Juve a balzare in testa alla classifica,
e un'altra buona notizia arriva da Parigi: Michel vince
il suo primo pallone d'oro ben ventiquattro anni dopo la
vittoria dell'unico altro francese prima di lui, Raymond
Kopa genio mancino del grande Real Madrid. 110 i punti assegnatili,
ben settantaquattro di più rispetto a Daglish e settantacinque
rispetto a Simonsen, terzo: a seguire Strachan e......Magath.
Michel era già arrivato terzo due volte, nel 1977
preceduto dallo stesso Simonsen e dal predecessore di Daglish
al Liverpool, Keegan; e nel 1980, preceduto da Rumenigge
e Schuster. A fine anno comincia anche il lungo dibattito
sul rinnovo del contratto: Michel stava bene a Torino ma
voleva costringere i dirigenti a fargli un rinnovo per 2
anni. Così sarà. In campionato la Juve arriva
a 5 punti di vantaggio, poi due sconfitte consecutive la
ridimensionano, ma un pareggio a Roma e le vittorie a Milano
contro Milan e Inter suggellano lo scudetto n.21. Platini
è ancora capocannoniere dopo un appassionante duello
con Zico. In Coppa Coppe ci eravamo lasciati con il PSG:
uno 0 a 0 casalingo manda la Juve avanti. Il sorteggio dei
quarti stavolta e' fortunato: il doppio scontro contro i
dilettanti finlandesi dell'Haka Valkeakoski finisce con
un doppio 1-0. Ci si avvicina alla finale......ma c'e' ancora
uno scoglio inportantissimo da superare, il Manchester United
di Wilkins e Robson che ha appena eliminato il Barcellona
di Maradona e Schuster. Per la partita di andata al Main
Road di Manchester le stelle inglesi sono fortemente rimaneggiate,
ma la Juve compie comunque il suo capolavoro tattico e tecnico,
colpendo inesorabilmente andando in vantaggio (deviato in
gol un tiro di Rossi), resistendo alla furia dei "red
devils" subendo il pareggio e non concedendo oltre.
Il 25 aprile 1984, a Torino, dopo Boniek e Witheside un
gol di Rossi al novantesimo permette alla Juve di battere
gli inglesi e di andarsela a giocare a Basilea contro il
Porto, il 16 maggio. In svizzera l'ennesimo esodo del generoso
popolo juventino vede una grande partita. I portoghesi (futuri
campioni europei) sono di buona tecnica; la loro nazionale
la rivedremo protagonista agli imminenti Europei francesi
. In campo inizialmente la tensione si taglia con il coltello,
c'é il terrore di vedere sfumare il successo all'ultimo
tuffo, Michel si fa ammonire. Per fortuna sbuca il protagonista
del grande finale di stagione juventino, Beniamino Vignola,
che con un tiro impossibile porta in vantaggio la Juve.
C'e' il pareggio portoghese e tutto sembra crollare di nuovo,
ma prima dell'intervallo ci pensa Zibì Boniek a portare
in vantaggio e in maniera definitiva la Juventus. Ma per
Michel la stagione non finisce qua: c'e' un appuntamento
importantissimo: i Campionati Europei per nazioni, nella
sua Francia. Il debutto nei Campionati avviene a Parigi
il 12 giugno. La Francia, che in qualita' di paese ospitante
non ha dovuto passare dalle qualificazioni, incontra la
Danimarca, forte compagine formata da grandi professionisti
che giocano un po' dovunque in europa. Grazie ad un rigore
del folletto Simonsen, i danesi hanno espugnato Wembley
ed eliminato a sorpresa la favorita del girone, l'Inghilterra.
La partita e' robusta; il pisano Berggreen controlla alla
perfezione Platini, Simonsen subisce un grave infortunio,
e a dodici minuti dalla fine il guardiano di Michel si distrae
quel tanto da permettere al nostro eroe di scoccare un destro
secco, deviato da Busk. E' gol! Una vittoria importantissima.
Da questo momento Michel si sblocca definitivamente e domina
il resto del torneo. Contro il Belgio nel nuovo stadio della
Beaujoire a Nantes, una tripletta (sinistro, rigore e testa)
annichilisce i diavoli rossi di Scifo: 5-0. Il ritorno a
Saint-Etienne e' un altro trionfo: sinistro, tuffo di testa,
calcio di punizione, un'altra tripletta, un'altra vittoria:
3-2. La Francia passa alla grande alle semifinali, insieme
alla Danimarca che all'ultimo tuffo elimina il Belgio. In
semifinale, le due squadre incontreranno le protagoniste
dell'altro girone: il solido Portogallo e la sorprendente
Spagna che con un gol di Maceda al '90 ha eliminato la Germania
campione in carica. A Marsiglia si svolge un'altra importante
tappa dell'epica sportiva di Platini. Il clima soleggiato
della citta' sul mediterraneo accoglie festosamente i "bleus".
I tempi regolamentari terminano sull'1-1: un gol del terzino
locale Domergue, che sostituisce Amoros squalificato, sblocca
il risultato, ma Chalana il genietto del Benfica, rimette
le cose in parità. Il forte attaccante Jordao fa
vedere le streghe a Platini e soci quando batte Bats...ma
ci pensa ancora Domergue a pareggiare. 2 a 2. All'ultimo
tuffo, dopo aver subito un forcing portoghese per tutti
i minuti del supplementare, e a un solo minuto dalla fine
dei tempi supplementari e dallo spettro dei calci di rigore,
Tigana arpiona un pallone a meta' campo. Con le ultime energie,
il centrocampista del Bordeaux avanza, arriva al limite
dell'area, si ferma bruscamente e centra all'indietro. Michel
e' la', pronto all'appuntamento con la storia. Il suo destro
regala alla Francia la prima finale della sua storia sportiva.
E siamo giunti perciò all'atto
finale del Campionato Europeo per Nazioni, il 27 giugno
1984 a Parigi. La Francia affronta la Spagna, che ha avuto
un percorso davvero incredibile fin qui: si e' qualificata
per la fase finale solo grazie ad un 12 a 1 rifilato in
una sospetta partita contro Malta, quando gia' si sapeva
che sarebbero stati necessari almeno 10 gol di differenza
per qualificarsi. Ha passato il girone con due pareggi contro
Romania e Portogallo e battendo all'ultimo minuto la favoritissima
Germania con un gol del terzino del Real Madrid Maceda.
Ed ha battuto ai rigori in semifinale la rivelazione Danimarca.
La partita è molto nervosa;
le squadre si equivalgono ma al '57 la punizione di Platini
è in agguato. Il leggendario Arconada, portiere della
Real Sociedad, è sulla traiettoria....ma incredibilmente
la palla gli scivola sotto la pancia e rotola con un effetto
incredibile oltre la linea!! E' l'1 a 0, quasi insperato
visto l'equilibrio in campo. Il resto della partita è
un assalto furibondo degli spagnoli alla rete di Bats; il
difensore francese Le Roux viene espulso, un pallone dubbio
sta per varcare la linea ma l'arbitro non concede il gol;
e Bellone, all'ultimo momento, mette la firma finale alla
partita. La Francia ha vinto il primo alloro della sua storia,
Michel è Campione d'Europa e capocannoniere con 9
gol! La stagione 1984-1985 è quella tragicamente
passata agli annali con la tragedia dell’Heysel,il
29 maggio 1985!La prima Coppa dei Campioni della storia
bianconera,il fiore più bello,macchiato di sangue.
L’avventura bianconera comincia a Tamper,contro i
dilettanti dell’Ilves,il 19 settembre 1984.Fu un 4-0
secco in cui Michel mise dentro un calcio di rigore.Il ritorno,il
3 ottobre,fu nel segno di Le Roi!Una doppietta rimonto il
gol iniziale di Kuuluvainen.2-1 il risultato finale.
Gli ottavi furono un’altra
galoppata.L’avversario di turno erano gli svizzeri
del Grasshoppers.2-0 a Torino e 4-2 in Svizzera con Michel
ancora una spanna sopra tutti(per lui la seconda doppietta).
I quarti di finale videro la Juventus ospitare all’andata
lo Sparta Praga.La Juve vince perentoriamente(3-0) con una
prestazione ad alto livello e tre gol di ottima fattura
firmati da Tardelli,Paolo Rossi e Briaschi. Il ritorno si
gioca in mezzo al fango e alla fine fu un 1-0 per i cechi
che sospinse la dormazione bianconera in semifinale.C’era
già il Bordeaux che aspettava la Juve,ma soprattutto
aspettava Michel!!!
In uno Stadio Comunale staripante(nuovo
record d’incasso-oltre un miliardo-e 66.000 spettatori),aòtro
3-0 secco.I gol di Boniek,Briaschi e dello stesso Platini
misero una seria ipoteca sulla finale di Bruxelles!Ipoteca
che stava per essere riscattata dai francesi,imposisi al
ritorno per 2-0 con reti di Muller e Battiston e con super-Luciano
Bodini a dire no ai supplementari con uno strepitoso intervento
su Tigana a meno di 100 secondi dalla fine!!!
BRUXELLES!!!
Davanti a 60 paesi collegati in Eurovisione
e Mondovisione(Australia compresa per la prima volta)e a
un miliardo di spettatori ansiosi,matura una delle più
grandi tragedie che la storia del calcio abbia mai vissuto.Succede
tutto nel giro di pochi,drammatici minuti,poco dopo le 19
nella Curva Z,riempita da tifosi italiani con mogli e figli
e hooligans inglesi,senza efficace divisione preventiva,mentre
le forze dell’ordine,con colpevole e cieca leggerezza,si
attardano fuori dallo stadio a far da parata alle autorità
annunciate. Dal gruppo degli inglesi,ebbri di birra,alcuni
probabilmente anche drogati,partono i primi insulti,sassi,biglie,cocci
di bottiglie.Vedendosi non protetti,pochi italiani reagiscono
come possono:prima tentano di riportare la calma,poi cercano
di opporsi con energia.La reazione degli inglesi è
assurda:un attacco all’arma bianca,feroce,preordinato
quasi come il piano di una guerriglia,a più ondate,violentissimo.Gli
italiani(e i belgi,i francesi,gli spettatori neutrali di
quel settore)ripiegano.Ci sono donne,bambini,anziani,gente
pacifica,inerme.Scappano terrorizzati,si ammassano contro
una balaustra,la pressione si fa enorme,il muretto cede…ED
E’ IL DRAMMA!!!
I primi soccorsi rivelano l’entità
della tragedia:fra i corpi martoriati,ce ne sono molti,troppi
senza vita.Schiacciati,asfisdsiati nel disperato tentativo
di trovare uno spiraglio verso la salvezza.
Mentre si prestano le prime cure
e si tenta di fare i primi bilanci(che si presentano già
gravissimi:si parla di parecchie decine di morti)i vertici
Uefa,i servizi d’ordine, i dirigenti delle due società
cercano di orientarsi fra il groviglio delle sensazioni,le
necessità del business e le attese della gente ignara
delle proporzioni del dramma che si è conumato.Sembra
impossibile giocare,la Juventus non vuole ma ad un certo
punto arriva l’ordine:bisogna andare in campo.Se i
tifosi italiani e quelli inglesi lasciano insieme lo stadio
si rischia una carneficina.
Alle 21:25 Phil Neal,capitano del
Liverpool,e Gaetano Scirea vanno al microfono e spiegano
ai propri tifosi perché si gioca.”State calmi”,conclude
il messaggio di Scirea,”giochiamo per voi”.
Per dovere di cronaca la partita
finisce 1-0 per i bianconeri,con un gol su rigore di Michel
Platini.La Juve vince la Coppa dei Campioni,l’unico
trofeo che ancora le mancava.
Ma 39 morti,32 italiani,sono un bilancio
assurdo per una partita di pallone!!!
La stagione è caratterizzata
anche da un altro successo:la Supercoppa Europea.Era il
19 gennaio 1985 e,in mezzo alla neve che ammantava surrealmente
il Comunale,si trovavano di fronte la Juventus e,guarda
caso,proprio il Liverpool.Fu un 2-0 nel segno di Boniek.
In campionato la Juve non andò oltre il 6° posto.
Ma Michel fu ancora una volta il miglior goleador della
squadra con 18 reti,e,per la terza volta consecutiva,capocannoniere
del campionato(uguagliando lo svedese Nordahl). La stagione
1985-86 è quella che chiude la straordinaria carriera
di Platini.”Non mi diverto più” dirà
Michel.Ma anche in quella stagione Michel lascierà
il segno.Coppa Intercontinentale a Tokio,scudetto numero
22 cucito sulle maglie bianconere…insomma,non male
come “Adieu”!!!
Rimarrà nella memoria di tutti
gli juventini la partita di Tokio.E’ una partita tesa
e dura,non così accademica come qualcuno vorrebbe
far credere.In un momento cruciale,fuori dalla mischia,si
vede Michel domare il pallone di destro,tenerlo su appeso
a un invisibile filo,poi colpirlo al volo,di sinistro;è
gol,nell’angolo più bello,ma l’arbitro
annulla perché ha visto un bianconero che forse era
in fuorigioco.Sarebbe stato il due a uno per la Juve.E Platini,che
stava già trionfando,si ferma,mima l’incredulità
di uno veramente convinto che <<è bello anche
se si perde,basta giocare e divertirsi>>;poi –
mentre lo zoom della telecamera insiste per non perdersi
la scena – si stende sul prato “come una versione
calcistica della Maya desnuda”.E’ la sua buffa
protesta.”Un altro” – si leggerà
poi – “avrebbe preso l’arbitro per il
collo!”. Il 17 maggio 1987 è la data che segna
l'addio al calcio di Roi Michel, nel suo straordinario palmares
manca solo il titolo di campione del mondo, ma negli anni
della sua carriera ha saputo conquistarsi un titolo non
ufficiale, ma ugualmente importantissimo: la fama di gentiluomo,
lo stile che altri campioni di eguale classe e potenziale
possono solo invidiargli ne hanno fatto un campione amato
ed ammirato in tutto il mondo. I suoi lanci di sessanta
metri sui piedi dell'attaccante, i suoi gols, la fantasia
e gli atteggiamenti, a volte da prima donna ma comunque
sempre simpatici, lo hanno reso mito per intere generazioni
di ragazzi che hanno passato pomeriggi a tirare punizioni
contro un muro, cercando di accarezzare la palla e farla
viaggiare leggera come il campione francese.
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