| GIUSEPPE
FURINO
VECCHIO CUORE BIANCONERO
I piu’”grandicelli”
si ricorderanno sicuramente una canzone di Mal che faceva
da sigla per il telefilm Furia cavallo del west.
Ecco, non sono qui a scrivere del purosangue nero, ma di
quello bianconero: Beppe Furino da Palermo, detto Furia.
Grandissimo combattente, indomito cursore della mediana,
bandiera di una Juve (ma anche di un calcio) che non c’e’
piu’: infatti toccava a lui presidiare la difesa quando
il mitico Gaetano si sganciava in avanti.
Beppe nasce a Palermo il 5 Luglio 1946 ed inizia, praticamente
da subito, a tirar calci alla palla (e non solo) nella Juventus
dove inizia nella Scuola Calcio, gli allora N.A.G.C., e
dopo i prestiti a Savona (dove inizialmente viene schierato
all'ala sinistra!) e Palermo, entra nella rosa titolare
nel 1969 per uscirne solo nel 1984, non prima di aver "allevato"
e designato quale suo successore il biondo "settepolmoni
" Massimo Bonini.
Beppe riceve il testimone della mediana da Luis del Sol,
e fa in tempo a vincere 8 (si, avete letto bene otto!) scudetti
(record assoluto), 2 coppe Italia, 1 coppa UEFA, 1 Coppa
delle Coppe ed il Mundialito Club del 1983, chiudendo la
carriera dopo 528 presenze complessive spalmate dal 1969
al 1984.
Neanche a dirlo, fu Boniperti ad intravedere le doti del
piccolo (169 cm. di altezza) grande uomo, ma va a Rabitti,
Picchi e Vycpalek il merito di valorizzarlo e renderlo indispensabile
alla causa bianconera: in pochissimo tempo, infatti, diventa
il vero propulsore del centrocampo ed uno dei trascinatori
di un gruppo che con l’avvento di un giovanissimo
Trapattoni divento’ uno dei piu vincenti della storia
juventina e non, assieme alle incornate vincenti di Roberto
“Bobby Gol” Bottega, dei virtuosismi del “Barone”
Causio e dei guizzi di Marco Tardelli.
Ma e’ Furia il vero capitano coraggioso, il vero Leader
silenzioso (con Scirea e Dino Zoff) ed e’ proprio
lui ad essere indicato sempre da Boniperti come esempio
carismatico e da seguire, ed e’ proprio dal Presidente
che Beppe apprende e fa sua la filosofia del calcio bianconero:
non arrendersi mai e dopo una vittoria, prepararne subito
un’altra ed un’altra ancora.
Per il popolo Juventino diventa “Furia” su suggerimento
di una grande penna bianconera: Vladimiro Caminiti. Infatti
il grande Vladimiro, per difenderlo dagli attacchi della
stampa “ostile” che definiva Furino uno “scarpone
scorretto e cattivo ”conio’”questo simpatico
soprannome
valorizzandone gli aspetti positivi del palermitano: il
cuore e la grinta.
I tifosi avversari (che ve lo dico a fare) lo patiscono
e lo rispettano accogliendolo con valanghe di fischi ogni
qual volta calca i loro campi, con una menzione particolare
per Milano, citta’ in cui Beppe giocava una partita
nella partita: si lui giocava contro Rivera (o Mazzola)
e contro il pubblico, sempre a lui ostile, e lui, da grande
leone, lo “sfidava” con tutto se stesso (salutandolo
quando rientrava negli spogliatoi).
Non fu mai un goleador, anzi di reti Furia ne ha segnate
col contagocce, pero’ c’e’ una di particolare
importanza: sabato 30 Aprile 1977 nel nubifragio del Comunale
di Torino segna ,a partita praticamente finita, il gol del
vantaggio (2-1) sul Napoli (gol che a conti fatti ci regalo’
lo scudetto del record sul Toro con 51 punti su 60 disponibili).
Il capitolo nazionale non e’, per Furia, cosi ricco
di soddisfazioni come il capitolo bianconero: Furino, infatti,
partecipo’ si alla spedizione di Mexico 70, ma Valcareggi
non lo prese mai in considerazione e, praticamente, s’interruppero
li visto che i vertici federali di allora non volevano “turbare”
spogliatoio ed opinione pubblica con una convocazione (quella
di Beppe appunto) non gradita dal mondo non Juventino, il
quale rispondeva alle critiche sempre sul campo e mai rilasciando
dichiarazione “facilmente” manipolabili, risultando
cosi fedele solo alla causa juventina.
Quando appende le scarpette al chiodo, rimane sempre nel
mondo Juve come osservatore e come allenatore delle giovanili,
rifiutando, pero’, la carriere da Mister, in quanto,
rifiuta l’idea che qualcuno, a Coverciano, gli spieghi
su di una lavagna i tatticismi, le diagonali e le “ripartenze”
a lui che ha sulle spalle mezzo migliaio di partite ufficiali.
Si, Beppe Furino e’ stato uno dei primi (insieme a
Benetti ed Oriali) ad incarnare il mito del mediano, di
chi corre per tutti e non ha mai la gloria deli riflettori
dopo un gol, di chi picchia ed e’ picchiato, di chi
attacca il fantasista avversario, ma difende il suo.
Di chi, insomma, si fa un culo cosi per la squadra, ma rimanendo
campione anche in mezzo alla battaglia.
Un onore e’ stato (per chi vi scrive) aver marciato
con lui a Torino il 1 Luglio 2006 nella giornata dell’Orgoglio
Juventino: lui non era sul camion, non era sugli altari
o sotto i riflettori…lui era sull’asfalto rovente,
sotto un sole pazzesco a marciare con noi…perche’,
parole sue “io sono un tifoso come voi”.
Onore a te Beppe,mi manchi tanto!
Di seguito riporto un’intervista che Beppe ha rilasciato
recente mente alla Stampa di Torino in merito alle ultime
vicende cha hanno visto coinvolta la sua, la nostra Juve:
un’ulteriore dimostrazione di come al cuore (bianconero
ovviamente) non si comanda:
BUONGIORNO Furino. Gli eventi sembrano
dare ragione ai tifosi bianconeri: anche l’Inter,
ovvero la società che ha impostato la propria campagna
abbonamenti sull’orgoglio di sentirsi al di fuori
di Calciopoli, è finita al centro della tempesta
per lo scandalo intercettazioni...
« Non ho mai creduto a certe operazioni di marketing
e credo proprio di averci visto giusto » .
Perché?
« Semplice. Tutte le società parlavano con
gli arbitri e tenevano rapporti stretti con le istituzioni
calcistiche questo però non vuol dire che il campionato
sia stato falsato. Ora mi chiedo: se è stato punito
chi teneva certi atteggiamenti, che ne sarà di chi
ha commissionato delle intercettazioni? No, questa storia
proprio non mi è chiara, sin da quando è iniziata
» .
Per questo il primo luglio ha deciso di scendere in piazza
al fianco dei tifosi bianconeri?
« Sì, e siamo ancora in tanti a pensare di
aver subìto una terribile ingiustizia del tutto immotivata
» .
Tutto inutile: la Juventus è stata fatta sprofondare
in serie B.
« Quello che mi ha deluso nel modo più profondo
è che i giudici abbiano cancellato in un colpo solo
oltre cento anni di storia e che ci abbiano tolto due scudetti
conquistati legittimamente sul campo con la fatica e il
sudore. In più mi ha dato fastidio il fatto che il
titolo sia stato assegnato a chi è arrivato terzo
in classifica con un sacco punti di distacco dalla prima
» .
Difficile accettare tutto questo.
« Difficilissimo. Fosse stato per me, sarei andato
fino in fondo, avrei fatto ricorso al Tar, anche al costo
di bloccare i campionati » .
Invece le tocca vedere la sua Juventus scendere in campo
a Piacenza e l’Inter girare l’Europa con lo
scudetto sul petto.
« Non avrebbe mai dovuto metterselo sulle maglie come
la Juve non sarebbe dovuta andare in serie B. Non riesco
proprio ad accettarlo » .
Invece è la dura realtà.
« Evidentemente in Italia vige il culto dell’invidia
» .
Ora si aspetta uno sconto di pena da parte dell’arbitrato?
« Non mi aspetto più nulla, ache perché
non so più a cosa pensare. Comunque non abbiamo bisogno
dell’elemosina o di tante parole frutto di bieca retorica,
ma di vera giustizia. Ripeto: si è rovinato il prestigio
di una società che ha fatto la storia del calcio
basandosi sul nulla. Non posso pensare che in Italia ci
sia questa giustizia » .
La squadra di Didier Deschamps almeno in campionato marcia
come un treno in corsa.
« Ci mancherebbe altro: nonostante quello che si dice,
il torneo di B è abbastanza mediocre. In campo si
crea tantissima confusione e il livello tecnico è
nettamente più basso rispetto alla serie A. Ovvio
che chi ha a disposizione giocatori più bravi vinca
le partite senza trovare troppe difficoltà »
.
Dopo aver vissuto da seprato in casa per tutta un’estate
si aspettava un simile rendimento da David Trezeguet?
« Vederlo giocare e segnare tutti quei gol è
un piacere per gli occhi dei tifosi che in questi momenti
di grande difficoltà hanno assolutamente bisogno
di aggrapparsi ai campioni più amati. Lo stesso discorso
vale per tutti quelli che hanno deciso di rimanere nonostante
tutto, a cminciare da Alessandro Del Piro. Chi
ha sposato il progetto, ha dimostrato che nel calcio non
esistono soltanto i mercenari » .
Un messaggio per chi ha abbandonato la nave?
« Chi è andato via ha compiuto una scelta,
probabilmente preferendo rimanere nel grande calcio »
.
Stesso discorso vale per Capello?
« No. Lui non si lega a nessuno, sceglie sempre di
andare dove è più conveniente ».
autore: The Ghost
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