Autore Topic: Situazione allenatore e direttore sportivo  (Letto 5188 volte)

Offline pelle

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #165 il: 29 Agosto 2023, 21:58:22 »
mancano 3 giorni alla fine del mercato, deliziati dalla nostra rosa, direi che giuntoli si concentrera' sul mercato negli ultimi 3 giorni, domani a settimo milanese, giovedi a bareggio, e venerdi a cornaredo... _asd
se vuoi correre per vincere, corri una 10 km, se vuoi vivere per correre, corri una maratona!

Offline Sempre e solo Juve

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #166 il: 29 Agosto 2023, 22:01:07 »
Si fa il giro delle filiali Mondoflex
Le telefonate tra Giacinto Facchetti e alcuni arbitri "costituiscono elemento importante per qualificare una sorta di intervento di lobbing da parte dell'allora presidente dell'inter nei confronti della classe arbitrale" e sono "significative di rapporto di tipo amicale e preferenziale", con "vette non propriamente commendevoli".

Offline Sempre e solo Juve

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Le telefonate tra Giacinto Facchetti e alcuni arbitri "costituiscono elemento importante per qualificare una sorta di intervento di lobbing da parte dell'allora presidente dell'inter nei confronti della classe arbitrale" e sono "significative di rapporto di tipo amicale e preferenziale", con "vette non propriamente commendevoli".

Offline gandalf

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #168 il: 02 Ottobre 2023, 21:58:26 »
Giuntoli dixit.

Le parole di Cristiano Giuntoli a La Repubblica:

"Mi vengono i lucciconi a pensare di non poter condividere tutto questo con mio babbo Tiziano, che se ne è andato nel 2005. Al paese se lo ricordano tutti, il babbo, lui era juventino fanatico, adorava Charles e Sivori, io sono cresciuto leggendo Caminiti su Tuttosport, i miei idoli erano Platini e Boniek. E poi Zoff, Gentile, Cabrini..”.

“Non volevo mai andare all’asilo, per la disperazione di mia mamma Cosetta, insegnante. Allora mi tenevano al Bar Pancano. A cinque anni sapevo fare i cappuccini, ho le foto dietro al bancone. Mio nonno materno, Vivante, era bravissimo a fare i gelati, io ero il suo aiutante con le sorbettiere. Stavo lì fino a tardi, incantato ad ascoltare gli adulti parlare di calcio e ciclismo, sono convinto ci fossero almeno una decina di direttori sportivi validi lì in mezzo. C’era la tv in bianco e nero, ci ho visto Cassius Clay, Panatta, il Giro. Mia madre mi voleva laureato, dopo lo Scientifico ho dato 19 esami ad Architettura, poi la passione viscerale per il calcio ha prevalso. Scelta non facile: ero un difensore a cavallo fra dilettanti e professionisti, volenteroso, cattivo, ma senza un futuro assicurato. Ecco, mio padre mi è stato dietro sempre, anche nelle scelte più dure”.

"Ho avuto una lunga formazione. Negli ultimi anni da calciatore ero un punto di riferimento per presidenti e allenatori. Dopo il ritiro sono andato a Carpi come collaboratore, finché il presidente Bonacini non mi ha affidato la gestione sportiva”.

"Alla Juventus mi sento a casa. Ricordo le prime trasferte col babbo: a Firenze, attenti a non esultare, o a Bologna, dove una volta abbiamo preso l’acqua tutto il tempo, e a mia madre avevamo detto che eravamo in tribuna coperta, oppure a Pistoia, gol di Cuccureddu, Brady, Tardelli. Poi le trasferte in bus a Torino con un club di Prato. E nel ’98 guidai fino ad Amsterdam per la finale di Champions persa con il Real, gol in fuorigioco di Mijatovic, mi è rimasta qui. Il giorno dopo ero regolarmente a fare allenamento con l’Imperia”.

“1998, settimana di Juve-Inter, la Juve fa un’amichevole con l’Imperia, Inzaghi è reduce dalla ferita al labbro contro il Monaco, venti punti di sutura. Lippi entra negli spogliatoi, parla con il mio compagno Sbravati, chiede chi è l’altro centrale, che sarei io, e si raccomanda: “Ragazzi, Pippo rientra ora, andateci piano”. Quello che non sapeva Lippi è che io ero anche a Montecarlo, fra i tifosi, quando Pippo era stato ferito. Ecco perché nella foto lo marco a distanza di tre metri...”.

"Io ho sempre fatto con quello che avevo a disposizione, per indole e per convinzione. In un momento di grande crisi del calcio italiano, c’è bisogno di fare di necessità virtù. Inseguire la sostenibilità, creare un meccanismo di autosussistenza in cui puoi spendere in base a ciò che incassi. Abbassare il monte ingaggi e l’età media, avere più giovani che possano crescere nel club e costituire un valore. In più, creare un ambiente che guardi non solo al risultato ma alla prestazione”.

“Vincere è la cosa più importante, ma se vogliamo crescere dobbiamo analizzare le prestazioni, e questo richiede tempo. Ragioniamo sulla media distanza, ma porre un termine significa anche creare un limite, e i limiti sono per i mediocri. C’è un programma preciso condiviso dall’ad Scanavino, da Allegri, da me e da Manna: tornare in Champions. Ci serve anche per avere una vetrina in cui far crescere i nostri giovani, perché devono potersi confrontare con i più bravi in Europa. Per il nostro obiettivo dichiarato le rivali sono Atalanta, Fiorentina, Lazio, Roma. Poi ci sono Napoli, Milan e Inter che sono avanti rispetto a noi, perché il loro progetto è partito molto prima”.

“La Next Gen è fondamentale per abbassare ingaggi ed età media. Penso a Huijsen o Yldiz che sono stabilmente in prima squadra e poi vanno a giocare con passione in Serie C. Ma anche a Illing-Junior, Soulé, Barrenechea, De Winter: un patrimonio emerso in questi anni. Le seconde squadre costano, ma l’investimento torna moltiplicato e infatti gli altri club ci stanno pensando. E poi, questo ci aiuta a creare il senso di appartenenza nei giovani, elemento fondamentale perché la proprietà della Juventus appartiene alla stessa famiglia da 100 anni: è incredibile e indossare questa maglia è un privilegio. Quando non hai più soldi degli altri, la differenza lo fa lo spirito. Quanto allo scouting, ho trovato qui grandi professionalità. Oggi nel calcio tutti sanno tutto, è difficile battere sul tempo gli altri e fare affari a costi contenuti. Io a Napoli ho colto delle coincidenze: senza la guerra non avrei preso Kvara a quel prezzo, senza lo stop per la pandemia forse Osimhen avrebbe fatto 30 gol in Francia e sarebbe finito in Premier”.

“Metodo Giuntoli? Non mi piace il termine. Sono solo uno che lavora tanto, che sta attento al rapporto con allenatori, staff, calciatori, agenti. Amo stare dietro le quinte e parlare poco. Il calcio non è da 'one man show', solo tutti insieme possiamo riportare la Juve dove merita. Io sono uno che aggrega”.

 “Rapporto complicato con Allegri? Lo dicevano e scrivevano prima che arrivassi, non è così. Allegri è la punta di diamante del club, un grande riferimento in questa delicata fase di passaggio. Lui è partito dall’Aglianese, proprio la squadra del mio paese, pensa il destino, ed è arrivato due volte in finale di Champions. Siamo noi che dobbiamo portare la Juve al suo livello. L’allenatore è il mestiere più difficile del mondo, è un uomo solo, con tutto il peso sulle spalle. Io ho sempre protetto i miei tecnici: cerco di capire come ragionano per potermi confrontare con loro e aiutarli”.

“Ho preso anche il patentino da tecnico di Serie D. Poi mi sono fermato per non creare confusione, io sono un dirigente che aiuta l’allenatore”.

“Abbiamo perso giocatori di esperienza, ma confermato Rabiot, riscattato Milik, inserito Weah e Cambiaso per andare nella direzione che abbiamo indicato”.

“C’era l’offerta del Chelsea per Vlahovic. Noi non volevamo cedere Dusan, ma davanti a certi numeri avremmo accettato. Il Chelsea non è mai arrivato a quella cifra e lo scambio con Lukaku non si è fatto”.

“Pogba? Aspettiamo le controanalisi e decideremo il da farsi insieme al suo management. Penso solo a quanto ci manca in campo. Non ci piangiamo addosso e guardiamo avanti. Sostituto? Faremo un punto a Natale. Prima vogliamo capire cosa possono darci i giocatori che abbiamo. Poi, se ci saranno occasioni le coglieremo”.

“Berardi è un calciatore bravo e capace ma ora, ripeto, vogliamo capire quanto valiamo noi”.

“La squadra è molto diversa da un anno fa. Ha un deficit di esperienza ma un ritmo più intenso. Allegri e lo staff volevano già proporre qualcosa di nuovo. Ora con l’abbassamento dell’età media è una necessità: corri di più, aumenta la voglia di fare, ma non puoi più lucrare sulla malizia. Il mister è il primo ad averlo capito”.

 ‘Nello staff ci sono persone come Aldo Dolcetti, scienziato del calcio, Marco Landucci, Simone Padoin, solo per fare alcuni nomi. Magnanelli ha sostituito Bianco portando delle idee interessanti, indubbiamente, ma chi detta le linee guida è Allegri”.
MAI SENZA IL CAPITANO

Offline Il Sassaroli

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #169 il: 03 Ottobre 2023, 09:38:46 »
Molte parole di circostanza, del resto potrebbe mai sparare a zero andando contro gli interessi aziendali uno che è appena arrivato ?
Il vero Giuntoli lo vedremo dal prossimo anno a livello prettamente operativo, non mi è mai parso uno dalle troppe chiacchiere.
IL MONDO CAMBIA COL TUO ESEMPIO, NON CON LA TUA OPINIONE ...

Offline Sempre e solo Juve

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #170 il: 03 Ottobre 2023, 21:06:12 »
Le parole su Max sonl da brividi. Comunque speriamo bene per il prossimo mercato e i giovanotti della Next Gen.
Le telefonate tra Giacinto Facchetti e alcuni arbitri "costituiscono elemento importante per qualificare una sorta di intervento di lobbing da parte dell'allora presidente dell'inter nei confronti della classe arbitrale" e sono "significative di rapporto di tipo amicale e preferenziale", con "vette non propriamente commendevoli".

Offline steferrari

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #171 il: 02 Aprile 2024, 13:11:57 »
Riporto anche di qua:


Offline steferrari

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #172 il: 02 Aprile 2024, 16:28:23 »

Offline pelle

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Re:Situazione allenatore e direttore sportivo
« Risposta #173 il: 02 Aprile 2024, 21:53:31 »
Ma Pompilio e morto.. _asd
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