Autore Topic: Calciopoli è un autogol  (Letto 2598 volte)

Online solouncapitano

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Calciopoli è un autogol
« il: 17 Dicembre 2013, 16:23:46 »

Non basterebbe la mitica moviola di Bruno Longhi per fare chiarezza sui mille fuorigioco che arbitri e guardalinee in toga non hanno fischiato nell’inchiesta Calciopoli. Intercettazioni e rogatorie fantasma, fughe di notizie sui telefoni sotto controllo, informative scopiazzate dalla Gazzetta dello Sport , rilievi tecnici complicatissimi fatti con carta e penna, atti d’indagine che si smentiscono l’un l’altro, testimonianze autogol, contraddizioni e via discorrendo. Tutta roba che sta venendo a galla, un po’ alla volta, nel processo d’appello di Napoli, quello ai vertici della Cupola pallonara e a Luciano Moggi, il grande untore del pallone infetto. Fatti che, messi in fila, illuminano un safari giudiziario dove i cacciatori hanno sparato soltanto alla zebra bianconera, lasciando indenni serpenti nerazzurri e altri diavoli. Per big Luciano, il procuratore generale ha chiesto tre anni e un mese per associazione per delinquere perché le frodi sportive collegate, che in primo grado avevano fatto lievitare la pena fino a cinque anni e quattro mesi, sono ormai andate prescritte. È l’ex dg il capo della Banda, per l’accusa. Le prove? Le intercettazioni telefoniche e l’uso delle sim svizzere attivate, secondo gli investigatori, per parlare in segreto coi vertici federali, i designatori e i giornalisti. Già, ma come arrivano nelle mani del manager juventino queste schede straniere? A comprarle in un negozio di Chiasso, in Svizzera, non è un faccendiere o un agente segreto prezzolato, ma un dipendente della Juventus. Che paga coi soldi della Juventus, regolarmente contabilizzati. Non proprio una cosa da sottobosco criminale.
L’ultimo acquisto è addirittura Moggi in persona a farlo. E il rivenditore, in aula, conferma: «Loro (Moggi e i suoi collaboratori, ndr) sono stati fermati in dogana e qualche finanziere ha fatto delle foto, perché voleva fare delle foto con Moggi… ne è apparsa anche una sul giornale di Como». Alla faccia della riservatezza. Punto importante: le schede sim non sono mai state intercettate, ma ascoltate di rimbalzo con le ambientali. Quindi, non si sa che cosa viaggiasse su quelle frequenze d’onda. Ma il solo fatto di possederle è, automaticamente, una prova di colpevolezza.
«Mi servivano per il calciomercato», ha sempre sostenuto Moggi. Una precauzione necessaria perché temeva intercettazioni abusive durante le trattative (e il processo agli spioni di Telecom, dov’è coinvolta l’Inter, e dov’è parte lesa, gli dà pienamente ragione). Questa paura la spiega pure ai carabinieri, quando lo interrogano, ma nel verbale il riferimento allo spionaggio nerazzurro, magicamente, sparisce. Ancor più interessanti sono le modalità con cui i carabinieri del maggiore Attilio Auricchio (oggi capo di Gabinetto del sindaco di Napoli Luigi de Magistris di cui è stato assessore, fino a qualche mese fa, proprio il pm di Calciopoli, Giuseppe Narducci) acquisiscono i dati relativi alle sim direttamente presso l’esercizio commerciale svizzero. In aula i militari offrono due contrastanti versioni che vedono entrare e uscire velocemente di scena fantomatici Centri di cooperazione delle polizie doganali e ignoti ufficiali di collegamento italo-svizzero. Alla fine, è il maresciallo Nardone ad ammettere: «Siamo andati al suo negozio e abbiamo acquisito la documentazione che ci serviva». Così, senza nemmeno uno straccio di rogatoria. Alla fine, quel che è importante per l’accusa, però, è che quelle schede fossero nelle mani dei capi della Cupola. Già, ma come fanno a dirlo con sicurezza? Con compasso e righello. Ovvero, mettendo in collegamento sulle mappe stradali le celle agganciate dalle utenze straniere con le zone di residenza degli indagati. Non proprio un sistema infallibile, tant’è che lo stesso maresciallo Di Laroni, addetto alla raccolta dati, oltre a confermare che l’elaborazione delle informazioni veniva fatta «a mano» e non al pc, si è tolto d’impaccio dicendo due cose. La prima sulla qualità del materiale investigativo: «I gestori ci danno la loro "schifezza", quella che loro immagazzinano, poi vedetevela voi». E la seconda sull’affidabilità dei risultati: «Ognuno i dati li legge come vuole». Un po’ poco, onestamente, per imbastire il processo del secolo.
Anche e soprattutto alla luce di un dettaglio che non torna proprio: al papà dell’arbitro Gianluca Paparesta, Moggi consegnò una scheda svizzera. Lui non venne indagato e il figlio è stato poi archiviato. Strano, no?
Ecco. Se avrete la bontà di seguirci attentamente in questa contro inchiesta de Il Tempo , e se per una volta ragionate senza i preconcetti e i paraocchi del tifo, vedrete che Calciopoli è un’inchiesta costruita coi mattoncini Lego delle intercettazioni: ce ne sono in tutto 170mila. Ma chissà perché solo 3mila sono state però trascritte dai carabinieri di Auricchio (anche se alcuni avvocati dicono siano appena novecento in realtà).
Curioso, no? I periti della difesa di Luciano Moggi ne hanno ascoltate altre 30mila, arrivando così alla cifra-monstre di 33mila conversazioni riversate su carta. Un diluvio di parole che però rappresenta appena un quinto del volume probatorio complessivo. Per ascoltarle tutte e poter godere così di un pieno diritto alla difesa, considerando una media di tre minuti e mezzo a chiamata, gli avvocati impiegherebbero diciotto mesi ininterrotti. Giorno e notte, festivi e Natale compresi. Impossibile.
Inizialmente, le conversazioni tra gli indagati erano state classificate dai carabinieri secondo uno schema che prevedeva tre gradi di importanza. Baffo verde, innocua. Baffo giallo, da approfondire. Baffo rosso, allarme. Solo che, nelle informative alla Procura di Napoli, chissà perché, sono finite quasi sempre le intercettazioni che riguardano esclusivamente Luciano Moggi e soci. Le trascrizioni con baffi gialli e rossi, riguardanti altri club, non sono state mica approfondite. Ed è un punto. In udienza, il pm Giuseppe Narducci aveva addirittura assicurato che, «piaccia o non piaccia», intercettazioni bollenti che coinvolgevano società diverse dalla Juventus non esistevano. La realtà emersa sia in primo che secondo grado, è un’altra. Di cui nessuno parla: molti, tantissimi club di prima e seconda fascia si rivolgevano ai designatori per informarsi sulle griglie e per mantenere aperto un canale di dialogo col mondo arbitrale (Inter, Milan, Reggina, Cagliari). Così fa(ceva)n tutti e non solo la Juve. Prendiamo il caso più sfacciato, quello dei nerazzurri. Il compianto presidente Giacinto Facchetti è risultato spesso in contatto con il designatore Paolo Bergamo, uno che secondo i pm dovrebbe essere lo scudiero di Moggi. I due parlavano addirittura di «regalini» e di «situazioni» da «raddrizzare». Andavano a cena assieme. In occasione del big match Inter-Juventus del 28 novembre 2004 (1-1), Bergamo viene intercettato al cellulare con l’arbitro Rodomonti mentre gli dice: «Mi raccomando Pasquale, hai faticato tanto per arrivare lì, per ritornarci e quindi io mi aspetto, credimi, che tu non sbagli niente... oltretutto c’è una differenza di 15 punti (a favore della Juventus, ndr) tra le due squadre, capito? Quindi anche psicologicamente preparatici bene... e se ti dico proprio la mia, in questo momento, se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che chi è davanti, dammi retta». Bell’amico, Bergamo. Altre telefonate con Massimo Moratti e con l’addetto stampa dell’Inter chissà come sono riuscite a sfuggire al «grande fratello». A Bergamo si rivolgeva anche Leonardo Meani, responsabile del settore arbitrale del Milan. E lo faceva con toni tutt’altro che soft: «A Trefoloni (arbitro della serie A, ndr) gli fa un bel discorsetto... perché se no gli tagliamo la testa noi». Non si sottraeva al rito delle chiamate al designatore nemmeno Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan che in un’occasione lo invita a seguire una trasferta in Champions al seguito (e a spese) della squadra. Circostanze, tutte, che stridono con l’immagine di Bergamo complice del solo Moggi come vuole la Procura.
Un’altra intercettazione fantasma è pure quella tra Bergamo e l’arbitro «juventino» De Santis, di cui il maggiore Auricchio aveva assicurato l’inesistenza. L’ha trovata, invece, il consulente difensivo Nicola Penta scavando tra milioni di byte. È la vigilia di Fiorentina-Bologna, finita 1-0. Gli investigatori si interessano a questa gara perché due giocatori emiliani, Nastase e Petruzzi, vengono ammoniti (dolosamente, secondo l’accusa) così da renderli indisponibili nella successiva gara con la Vecchia Signora. Eppure, Bergamo e De Santis non solo non parlano in alcun modo dei diffidati, ma il designatore invita il giudice di gara a fare bene. Addirittura, De Santis, in un’altra conversazione monitorata dai carabinieri, stavolta con il dirigente addetto agli arbitri del Milan Leonardo Meani, si compiace di aver fatto arrabbiare i bianconeri. «Ho fatto fare il silenzio stampa alla Juve, ma ti rendi conto? Non c’era mai riuscito nessuno nella storia del calcio», ride l’arbitro. E Meani di controbalzo: «E ci sei riuscito te, i corsi e ricorsi... poi mi dicono che sei juventino». De Santis: «Ma ti rendi conto?». Lui è l’unico arbitro intercettato nell’inchiesta ed è quello su cui maggiormente si concentrano gli sforzi investigativi perché sarebbe la cerniera tra Moggi e la "combriccola romana" delle giacchette nere. Su De Santis indagano, illegalmente, anche gli spioni Telecom, ed è agli atti dell’inchiesta milanese un dossier, ribattezzato «Ladroni», dedicato ai bianconeri e agli amici arbitri. Gli controllano tabulati telefonici, lo intercettano e lo pedinano. La sua vita viene rivoltata come un calzino perché il suo nome finisce nelle confidenze che l’arbitro Nucini di Bergamo fa a Facchetti, che di nascosto le registra. Avviando il più grande mistero dell’inchiesta Calciopoli: il fascicolo fantasma del pm Ilda Boccassini. Un procedimento penale avviato un po’ prima dell’indagine napoletana.


http://www.iltempo.it/sport/2013/12/16/prove-di-burro-e-telefonate-fantas-ma-calciopoli-e-un-autogol-1.1199306

Offline J|Tuono

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #1 il: 17 Dicembre 2013, 17:17:35 »
Ho provato a leggerlo da tifoso neutrale, da tifoso del calcio, come invita Di Meo

Se dovessi fare così mi verrebbe da pensare che tutti delinquevano e non che tutti erano innocenti, per cui la morale dovrebbe essere che andavano puniti anche altri ma non che la punizione subita dalla Juventus fosse ingiusta

Però Di Meo ha mancato di sottolineare di come prima del Processo sportivo del 2006 avere contatti con i designatori non era in alcun modo vietato, per cui il fatto che tutti parlavano con i designatori può esser rilevante solo per mettere a tacere il tifoso becero ma di fatto non va a diradare alcuna nube

Non so fino a che punto andranno avanti con questa "ri-analisi" ma il giusto, giornalisticamente parlando, sarebbe andare a parlare dei contenuti cosa che in questo articolo è stata fatta soltanto in maniera marginale

Online solouncapitano

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #2 il: 17 Dicembre 2013, 18:30:38 »
premetto che io non sono mai stato un innocentista su Moggi, per  me ha spesso lavorato al limite e forse oltre delle regole, se non di quelle scritte sicuramente di quelle dell'etica e del fair play.
I dirigenti non dovrebbero neanche conoscere i numeri degli arbitri altro che andarci a cena insieme.
Detto cio' ,questo articolo e molti altri spiegano bene come Calciopoli sia stata solo una manipolazione al pari del processo "doping" con il solo obiettivo di distruggere la Juve, non certo di applicare la legge.


Le modalita' sono le stesse e non e' casuale che solo una parte delle intercettazioni siano state analizzate o conservate , tra l'altro con la tecnica del taglia e cuci e questo uso criminoso delle intercettazioni si puo' far apparire chiunque un diavolo o un santo a seconda delle proprie preferenze.
Quello che e' certo che non c'e' lo straccio di una prova di alcun illecito e se queste condotte lo fossero state quantomeno altre 3-4 squadre avrebbero dovuto subire la stessa sorte della juve non  addirittura essere premiate.
Il costo di questa vergogna lo stiamo pagando ancora oggi perche' abbiamo perso 5-6 anni di sviluppo ed investimenti che ci avrebbero consentito di tenere il passo delle altre superpotenze europee di cui oggi siamo solo lontani parenti.


Occhio che ci hanno gia riprovato con Conte e ci stanno riprovando a questo giro a farci rientrare in indagini ridicole fatte da magistrati il cui obiettivo principale non e' certo ripulire il mondo del calcio

Online Bobby Peru

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #3 il: 17 Dicembre 2013, 20:49:18 »
Mi pare comunque che ad oggi possa ritenersi conclamato che la Juventus in quella vicenda si difese, e (non) difese i suoi dirigenti, in maniera a dir poco ridicola.
Se sia stato fatto in buona o mala fede è un bel quesito
"Questa è la Juventus e chiunque giochi o alleni la Juve sa o deve sapere che qui conta solo la vittoria. Non ci sono pareggi da cercare, qui, qui si cerca la vittoria e un pari è una delusione. Sono alla Juve da dieci anni e io questo l’ho capito…"David Trezeguet

Offline steferrari

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #5 il: 18 Dicembre 2013, 10:20:04 »
Mi pare comunque che ad oggi possa ritenersi conclamato che la Juventus in quella vicenda si difese, e (non) difese i suoi dirigenti, in maniera a dir poco ridicola.
Se sia stato fatto in buona o mala fede è un bel quesito


per me ci fu sia malafede (il desiderio di liberarsi di Moggi) che dilettantismo che del resto e' continuato negli anni seguenti. Basta pensare alle campagne acquisti successive e alla vendita di Ibra

Offline Pete Bondurant

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #6 il: 18 Dicembre 2013, 10:45:03 »
Mah, tenderei a credere più ad una malafede per liberarsi di Giraudo e Moggi seguita da un dilettantismo voluto negli anni seguenti.
Era un giorno magico e sei nata tu... Una fresca immagine e un nome GIOVENTU'

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #7 il: 18 Dicembre 2013, 10:54:01 »
se per mandare via Moggi e Giraudo hanno accettato di perdere almeno 100 milioni di euro (probabilmente molti di piu') mi sembra la storia del marito che per far dispetto alla moglie si taglia i coglioni...
Piu' probabilmente hanno fatto male i calcoli

Offline J|Tuono

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #8 il: 18 Dicembre 2013, 13:54:35 »
Mah, tenderei a credere più ad una malafede per liberarsi di Giraudo e Moggi seguita da un dilettantismo voluto negli anni seguenti.

 O0 Per me spiegò verosimilmente tutto quanto Arnaldo qualche anno fa

Online Bobby Peru

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Re:Calciopoli è un autogol
« Risposta #9 il: 18 Dicembre 2013, 20:44:53 »
Vero, scrisse una serie di ottimi post una sera mentre era al lavoro  _asd
"Questa è la Juventus e chiunque giochi o alleni la Juve sa o deve sapere che qui conta solo la vittoria. Non ci sono pareggi da cercare, qui, qui si cerca la vittoria e un pari è una delusione. Sono alla Juve da dieci anni e io questo l’ho capito…"David Trezeguet

 


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