Autore Topic: TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE  (Letto 6142 volte)

Offline J|Tuono

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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #15 il: 16 Agosto 2012, 14:43:35 »
Più che Giraudo, ricordo un racconto di qualche anno fa fatto da Duea (Arnaldo se non erro) laddove l'interesse era mandar via Moggi che era pronto ad una scalata appoggiato da Gheddafi & co.

Per quanto riguarda AA, per me devi partire dal presupposto che lui è (almeno all'apparenza) il fratello meno furbo della famiglia e non mi stupirei che fosse stato estraneo all'opera di rimozione nella quale è certamente intervenuto John Elkann, su queste basi vedo legittimo l'accanimento di AA che però più va avanti e più perde forza e credibilità perchè difficilmente porta avanti le battaglie che crea, suona più come idealista che vero "giustiziere"

Per quello che concerne l'attuale situazione, l'asset della Juve dopo la costruzione dello stadio è fortissimo e non lo possono demolire in nessun modo, possono solo mettere qualche bastone tra le ruote per farci rallentare in maniera da prender tempo loro per fare qualche azione (costruire altri stadi di proprietà?) atta a colmare il gap che si è creato

Colpire Conte è stata una cosa per me imbecille perchè potrebbe anche ritorcersi contro di loro; la squadra dopo lo scudetto avrebbe pure potuto rilassarsi un po in campionato sognando l'Europa (vedi il Napoli della scorsa stagione) e invece secondo saranno talmente incazzati, carichi e motivati che se tutto va come deve andare in Italia rimarranno solo le briciole agli altri

Non sento di doversi preoccupare perchè non vedo maniere per causare danno alla Juve di oggi

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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #16 il: 16 Agosto 2012, 15:31:06 »
Per quanto riguarda AA, per me devi partire dal presupposto che lui è (almeno all'apparenza) il fratello meno furbo della famiglia e non mi stupirei che fosse stato estraneo all'opera di rimozione nella quale è certamente intervenuto John Elkann, su queste basi vedo legittimo l'accanimento di AA che però più va avanti e più perde forza e credibilità perchè difficilmente porta avanti le battaglie che crea, suona più come idealista che vero "giustiziere"

Quoto.
Le "battaglie" che conduce su calciopoli gliele lasciano condurre perchè sanno che non porteranno mai a nulla di sostanziale, finora l'esito più concreto è stata quella porcheria che ci ritroviamo sulla maglia.
"Questa è la Juventus e chiunque giochi o alleni la Juve sa o deve sapere che qui conta solo la vittoria. Non ci sono pareggi da cercare, qui, qui si cerca la vittoria e un pari è una delusione. Sono alla Juve da dieci anni e io questo l’ho capito…"David Trezeguet

Offline Doctor Who

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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #17 il: 27 Agosto 2012, 18:48:51 »
Da brividi.

Soprattutto quando si parla di prove tecniche per un colpo di stato.

Ma Gunnar Nordhal era quello del trio GRENOLI?

Quindi il tizio era milanista?



Comunque, da quello che vedo (e onestamente ci posso credere) Silvio B è un pesce piccolo. Mi pare di capire che le intese siano a livello di alta finanza: petrolio; telecomunicazioni; produzione industriale; banche.

Silvio B si tiene stretta mediaset (che tra l'altro ho sentito di recente essere in crisi malcelata). Magari gliela vogliono soffiare?
TESSERA N° 3   LARGO ALLA GIOVENTU'


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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #18 il: 27 Agosto 2012, 19:57:44 »
Ma Gunnar Nordhal era quello del trio GRENOLI?

Quindi il tizio era milanista?


Esattamente

IL MONDO CAMBIA COL TUO ESEMPIO, NON CON LA TUA OPINIONE ...

Offline Doctor Who

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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #19 il: 28 Agosto 2012, 15:52:26 »
siccome ho trovato il tutto molto intrigante, ho cercato sul web.

Questo articolo (apparso su Juworld) ha un seguito, molto attuale ed interessante soprattutto con riferimento ai nostri ultimi anni di calciomercato. Diciamo che il prestampato di Secco assume tutta un'altra valenza.

Ve lo posto.


TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE - SEI ANNI DOPO
di Antonio La Rosa
Con mister “gola profonda” non ci siamo più rivisti per anni, ogni tanto qualche sms di auguri, qualche telefonata e mail, tanto per non perdere i contatti.
Inutile dire che ho spesso ripensato a quella conversazione, a tanti fatti che puntualmente si sono verificati: ad esempio, Giraudo che non ha più aperto bocca sulla vicenda Calciopoli; Unicredit che arriva in soccorso di Capitalia, acquisendola, e dunque acquisendone le passività notevoli, diventando praticamente banca proprietaria della A.S. Roma, ma guidata da un interista doc, e con azionisti personaggi importanti che nel calcio milanese sponda nerazzurra avevano investito; Inter che arriva all’apice nel 2010, ma vede improvvisamente spegnersi la luce, Mourinho andare via, parco giocatori progressivamente ridimensionato, squadra nuovamente nel caos come gli anni pre Calciopoli; Abete al vertice del calcio italiano, e Carraro mai veramente fuori dal calcio nostrano; Milan che torna sul mercato appena cessa il ciclo nerazzurro; Juventus che torna credibile e competitiva con la guida di Andrea Agnelli e la ritrovata coesione (almeno in apparenza), con John Elkann e il resto del gruppo.
Troppe previsioni, insomma, si erano avverate, e non si trattava di previsioni da chiaroveggente, semplicemente di conclusioni consequenziali di un disegno ben preciso ed architettato, curato anche nei minimi dettagli.
Naturalmente non potevo non ripensare a mister “gola profonda”, in questi ultimi mesi, quando, contemporaneamente al ritorno alla competitività ed alla conquista dello scudetto da parte della Juventus, ritornava in auge una certa macchina del fango a danno dei bianconeri, in particolare il tentativo di coinvolgere Conte, Pepe e Bonucci nella vicenda “scommessopoli”, oltre alla polemica sul famigerato gol di Muntari: come dire, il calcio “pulito” nato da Calciopoli, secondo certi media nostrani, tornava nuovamente torbido, pur senza Moggi, ma solo perché nuovamente la Juventus tornava a rivestire il ruolo che le compete nel panorama calcistico nazionale.
E così, nonostante si fosse mostrato riluttante a parlare nuovamente con me di questi argomenti, alla fine si è convinto, e così, in una serata di fine luglio, ci siamo nuovamente incontrati, stesso ristorantino della stessa grande città di sei anni prima.
Ristorantino con una novità: stavolta all’ingresso siamo stati accolti da un maxi poster dell’Inter del “triplete”, come dire, la conseguenza immediata e diretta di Calciopoli.
Poster che fu il pretesto per iniziare la discussione.

A – bel poster non c’è che dire, la volta scorsa abbiamo parlato di Calciopoli, oggi vediamo quale è stata la conseguenza di quella operazione.

G – una delle conseguenze, non l’unica. Ma come avrai capito, quel poster è la chiusura di una vicenda, ed invero, dopo il triplete, l’Inter è tornata nuovamente quella di Moratti.

A – intendi dire che in questi anni sono stati altri a gestire la società nerazzurra?

G – perché, secondo te poteva essere Moratti a gestire in quella maniera una squadra forte e vincente? Vedi, gli interisti sono un po’ come i bambini che leggono le fiabe e si entusiasmano per gli eroi delle fiabe: non si accorgono che se gli eroi vincono, sono eroi di fantasia, e se perdono, c’è sempre un lupo cattivo a cui dare la colpa. Come dire vincono con la fantasia, ma perdono sempre per il lupo cattivo della situazione.

A – purtroppo hanno la stampa dal loro lato, e dunque nessuno va a scavare su come hanno vinto in questi anni e perché.

G – Roma – Sampdoria 1 – 2, stagione 2009 – 2010, una partita per la quale, ad esempio, il vostro amico Mensurati, o l’altro vostro amico Galdi, non faranno mai approfondimenti, eppure basterebbe solo notare che la sorte della Roma era appesa ad un filo, che di fatto chi controllava la squadra giallorossa era Unicredit, guidata da un interista DOC, sponsor unico della Champions League 2009 – 10, e che quel secondo posto imposto ai giallorossi, consentiva da un lato all’Inter di raggiungere l’apice dei suoi successi, e dunque il massimo di utile economico, ma dall’altro, prorogandosi ulteriormente il termine per la vendita delle quote del gruppo Sensi, maggioranza del pacchetto azionario A.S. Roma, si allungava ancora la vita ad una società tecnicamente fallita da anni, e che non sarebbe stata salvata neppure dalla conquista dello scudetto. Ecco, il fatto che nessuno voglia cercare di capirci qualcosa, e che si preferisce nella Capitale parlare del gol di Turone ancora, ma non del fatto per quattro anni quella giallorossa è stata di fatto società satellite dell’Inter, a sovranità limitata e dunque anche a competitività limitata, è sintomatico di come la stampa sportiva non sia libera in Italia.

A – ma non solo la stampa sportiva. Ad ogni buon conto, parliamo dell’attualità: stanno organizzando per caso una nuova Calciopoli a danno della Juventus?

G – amico mio, da qualche anno sono un po’ distante dall’ambiente che “conta” e dove certe notizie arrivano. Quindi non ho notizie di prima mano da poterti riferire, anche se, per la mia esperienza e conoscenza di fatti e personaggi del passato, presumo di poter trovare qualche chiave di lettura, in fondo siamo di fronte ai soliti personaggi, che utilizzano i soliti metodi, le solite logiche.

A – questo lo noto pure io. Ad esempio, ogni qualvolta si insidia il Milan, soprattutto se l’insidia è bianconera, parte puntuale la macchina del fango.

G – per vostra fortuna, sanno preparare le pentole ma non i coperchi, giusto?

A – in un certo senso si, alla fine vinciamo lo stesso, anche se cercano di macchiarci le vittorie e trovano terreno fertile in questo campo.

G – ricordati, Galliani è un geometra, non un ingegnere, e nei suoi progetti, la differenza si nota. E soprattutto ha un grave difetto, raramente calcola gli effetti negativi delle sue iniziative estemporanee, non dimenticare Marsiglia 1991.

A – dunque pensi pure tu che sia conseguenza dello screzio che ha avuto con Conte in occasione di Milan – Juve.

G – io penso di più, che già dopo la sconfitta nella gara di andata, in casa rossonera si sia pensato che occorresse fare qualcosa, più fuori che dentro il campo.

A – insomma, tornando alla vicenda del 2006, adesso dovevamo trovarci in pieno ciclo rossonero.

G – e cosa ci voleva a capirlo? Hai visto il mercato che ha fatto il Milan dal 2007 al 2010? Acquisti di secondo piano, vecchie glorie per accecare la tifoseria, come Ronaldinho, ma cessioni di giocatori come Kakà; poi nel 2010, Ibrahimovic, Thiago Silva, Cassano, e così via, mentre l’Inter si disfà gradualmente dei suoi campioni: non ti sembra un po’ il gioco delle parti?

A – ma evidentemente qualcuno si è messo di traverso, e questo qualcuno è Conte con la sua Juventus.

G – Andrea Agnelli no, secondo te?

A – beh … il ritorno di un esponente della famiglia, è chiaro segno che la Juventus è tornata strategicamente importante, giusto?

G – giusto. Primo anno di rodaggio, completamento dello stadio, inaugurazione in pompa magna, recupero dell’orgoglio e della tradizione bianconera, non sono fatti casuali, Agnelli ha detto a tutti che la Juventus simpatica ma di secondo piano, era davvero finita.

A – poi anche la richiesta di risarcimento danni, la richiesta di riapertura della vicenda Calciopoli …

G – queste secondo me sono solo operazioni di facciata, Agnelli sa bene che sono iniziative destinate a non avere esito alcuno, ti immagini che succederebbe se la FIGC fosse davvero condannata al risarcimento dei danni?

A – si, immagino.

G – Palazzi che impiega il tempo necessario per chiudere con una richiesta di prescrizione degli illeciti commessi dall’Inter, come dire, Calciopoli è chiusa, non provate a riaprirla.

A – appunto, Palazzi …

G – uomo di Galliani, come tanti in Lega e in Federazione.

A – adesso deferisce Conte, Bonucci e Pepe, su dichiarazioni molto labili di due cosiddetti pentiti, Carobbio e Masiello, neppure riscontrate da altri, anzi smentite platealmente, dai partecipanti alla famosa riunione tecnica, nel caso di Conte, dallo stesso Salvatore Masiello, fratello del pentito, nel caso di Bonucci e Pepe.

G – ti aspettavi il contrario?

A – no, ma mi pare sono accuse davvero inconsistenti, e non lo dico da tifoso; solo che, a differenza di sei anni fa, quando bene o male si intravedeva un disegno e dei collegamenti che potessero spiegare gli accadimenti, questa volta sono certo che la trama parta dagli ambienti milanisti, ma non trovo i punti di collegamento, le relazioni che possano spiegare.

G – visione limitata la tua. Dovresti avere capito da tempo che Galliani opera per interposta persona, come insegnatogli dal suo datore di lavoro, e la persona che compie l’azione sporca è di norma qualcuno apparentemente non collegabile direttamente a lui.

A – spiegati.

G – il video su Cannavaro ti ricordi chi lo trasmise? Rai 2, che non era Rai 1, fortemente controllato da Berlusconi, e nemmeno i canali Mediaset; le intercettazioni di Torino da chi vennero propagandate? Da Carraro.

A – d’accordo, ma non trovo collegamenti con Carobbio e Masiello.

G – non guardare i pesci piccoli, loro parlano sotto dettatura. Certe operazioni ormai si compiono in maniera più fine, non c’è bisogno di parlare con i giocatori, oggi si parla con i procuratori dei giocatori, i movimenti di denaro spesso sono indiretti, gli sponsor e non le società, quindi disperdersi in questi meandri non è difficile, solo chi conosce il gioco, può capire da dove provengono certe “ispirazioni”.

A – quindi ritieni tu che Carobbio e Masiello siano solo terminali …

G – dico che non sarà facile ricostruire la catena di collegamento al puparo, anche se potrebbe esserti utile sapere a quale scuderia appartengono i due, chi siano stati o chi siano tutt’ora i loro procuratori sportivi: magari tu e il popolino distratto non dareste peso ai loro procuratori, chi invece sta dentro l’ambiente, conosce certi legami tra squadre di calcio, sponsor vari, procuratori, società di marketing e via di seguito.

A – a ben pensarci, non solo non conosco chi siano i procuratori dei due, ma mi pare che nessuno ne abbia mai fatto menzione nonostante lo scandalo avesse coinvolto i loro rappresentati.

G – allora comincia ad appurare chi siano questi personaggi, vedi pure quali altri giocatori appartengano alle loro scuderie, quali movimenti di mercato li abbiano caratterizzati negli ultimi anni, e magari troverai i primi collegamenti che potrebbero spiegarti da dove proviene la tempesta che colpisce Conte, Bonucci e Pepe.

A – capito. Almeno saprò da dove iniziare.

G – brutto mondo quello dei procuratori sportivi. Intendiamoci, non che siano tutti, come dire, personaggi discutibili, ma il loro avvento ha certamente alterato molti equilibri nel calcio, non a caso la tua Juve per nove anni non vinse più nulla, pur avendo un grandissimo dirigente quale Boniperti, mentre quelli che per primi capirono l’importanza di queste figure, da oltre un ventennio, sono quelli che comandano nel calcio italiano.

A – e perché?

G – ma davvero non te ne rendi conto del perché? Ti dico solo una cosa, l’unica colpa per la quale Moggi doveva essere processato, condannato e radiato, è stata quella di avere in sostanza inventato la figura del procuratore sportivo, di averne, negli anni ’70, costruito le basi, di avere sfruttato al massimo le potenzialità di questa figura teoricamente di mediazione, nella realtà di sfruttamento vero e proprio, con ramificazioni non sempre limpide, spesso diventate cartelli di gestione giocatori, di organizzazione che va oltre le maglie indossate dai giocatori rappresentati, e che spesso va in conflitto di interessi sia con i giocatori rappresentati, sia pure con le società con cui si tratta.

(continua)

TESSERA N° 3   LARGO ALLA GIOVENTU'


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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #20 il: 28 Agosto 2012, 15:52:59 »
TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE - SEI ANNI DOPO - II
di Antonio La Rosa
A – torniamo nuovamente al solito luogo comune, Luciano Moggi, il mostro che ha inquinato il calcio?

G – non dico questo, ma indubbiamente ha le sue responsabilità su quello che oggi è diventato il calcio italiano.

A - mi pare che il dopo Moggi abbia mostrato la presenza di personaggi molto peggiori di lui, ammesso che lui fosse stato il male nel calcio, nonostante i difetti e i tratti antipatici del personaggio.

G – personaggi che hanno comunque appreso da lui, in qualche modo, che con lui si sono dovuti misurare, e che non avendo la sua competenza, hanno dovuto supplire con altre armi, perfidia, ipocrisia, opportunismo. Ma tutto parte dagli anni ’80, e lui è stato uno degli artefici della trasformazione del calcio nazionale.

A – spiegati.

G – dovresti sapere che fino alla legge ’91, del 1981, esisteva il cosiddetto “vincolo”, i giocatori di fatto erano di proprietà delle squadre di calcio, il vero “calciomercato” era quello vigente fino a quel periodo, trattative tra società, potere quasi nullo dei giocatori di rifiutare il trasferimento; con la legge ’91, il calciatore diventò sostanzialmente un prestatore d’opera, dunque con il potere di contrattare liberamente sia la squadra di calcio presso la quale prestare la propria attività: cosa che produce come conseguenza la regolarizzazione di una figura già esistente ma ritenuta illecita, il mediatore, che così diventa “procuratore sportivo”.

A – ma Moggi non è mai stato un procuratore sportivo, semmai un dirigente al servizio di diverse società, nel temo.

G – non è proprio così. Moggi nasce come osservatore, ha un maestro fondamentale in Italo Allodi (già general manager dell’Inter di Moratti senior, e successivamente della Juventus di inizio anni ’70), alla Juventus assume il ruolo di Direttore Sportivo; ma non dimentica la sua origine, e così, oltre a curare gli affari per la Juventus, di fatto opera in proprio come mediatore nella trattativa di compravendita di giocatori. Pensa che lo chiamavano sprezzantemente “il mediatore con gorilla”, dato che arrivava all’Hilton, ove all’epoca si teneva il calciomercato, sempre scortato da personaggi vari, aspiranti calciatori, osservatori alle sue dipendenze etc.: cosa che fece imbestialire Boniperti, che lo cacciò dalla società.

A – invero vagamente ricordo di Moggi alla Juventus all’epoca di Boniperti, primi anni ’70, e pure che fra i due si creò quell’astio che sarebbe sfociato, molti anni dopo, quando la Triade prese le redini della società, ed epurò totalmente gli uomini di fiducia di Boniperti.

G – la figura del “mediatore”, intanto era vietata dall’ordinamento sportivo, diversi furono i personaggi che subirono squalifiche per avere esercitato il ruolo di mediatore in trattative di calciomercato; ma erano personaggi che, pur pittoreschi in alcuni casi, avevano grande competenza di calcio.

A – ad esempio?

G – uno su tutti, Romeo Anconetani, radiato, poi graziato e quindi diventato proprietario del Pisa, squadra di poche risorse ma approdata in serie A, con discreti risultati; altro personaggio molto competente e scaltro, Walter Crociani. E poi Moggi con quella sua attività parallela a quella di dirigente sportivo di Juventus, Torino, Roma, Lazio, Napoli, nuovamente Torino e quindi al vertice della Juventus.

A – d’accordo, ma cosa c’entrano i mediatori e Moggi con la fase successiva? Insomma come divennero, secondo te, il vero problema del calcio italiano?

G – la prima conseguenza dello svincolo, fu che i calciatori dovettero imparare a trattare con le società in maniera diversa, e per far ciò ebbero la necessità di munirsi di professionisti che curassero i loro interessi. Naturalmente il cosiddetto “mercato”, produsse l’emergere dei “più bravi” a trattare, Caliendo, Canovi, Pasqualin, ma anche avventurieri, e naturalmente chi aveva precorso i tempi, sapeva già come trattare con loro, e dunque come crearsi la rete di procuratori amici.

A – con la conseguenza, e qui ci arrivo, che chi poteva meglio trattare con i procuratori sportivi o averne di amici, di fatto poteva alterare gli equilibri nelle trattative di calciomercato.

G – esatto. Aggiungi poi l’avvento di un personaggio come Berlusconi, abituato a trattare con professionisti, agenti di personaggi dello spettacolo, e ad avere disponibilità economica notevole, e ti rendi conto che da quel momento in avanti il calcio è cambiato.

A – vero. Boniperti era abituato a trattare di persona con i calciatori, non voleva intermediari, non si trovò certamente agevolato in un contesto di cannibali quale si era venuto a creare, e non a caso in quegli anni fece fatica a portare grandi nomi alla Juve, a meno di investire molto, come nel caso di Baggio e di Vialli.

G – ti do una chicca prima di continuare nella storia. Hai creduto davvero alla favola di Baggio arrivato alla Juve contro voglia?

A – si, al punto che non ho mai perdonato a lui il gesto della sciarpa gettata a terra in occasione della sua presentazione, e al punto di non considerarlo una stella bianconera del passato.

G – e fai male a crederci. Già a fine anni ’80 si era creato una sorta di “cartello” che monopolizzava le varie operazioni di mercato, a favore del Napoli di Moggi e del Milan di Berlusconi; riuscivano a salvarsi ancora l’Inter, ma perché aveva un grande allievo di Boniperti, dunque uno che voleva sceglierseli lui i giocatori, e che puntava soprattutto sul mercato tedesco, ove gli altri non avevano molti riferimenti, Moggi era soprattutto legato a quello sudamericano, il Milan a quello olandese; e la Sampdoria, di Mantovani, uno che aveva prima di altri investito molto su giovani emergenti, e che negli stranieri puntava o al mercato dell’est, o a quello di stranieri già in Italia, e non a caso sono state le uniche due squadre che hanno rotto l’egemonia Napoli – Milan in quegli anni.

A – non potevano allora prenderlo loro Baggio?

G – no, non c’era naturalmente spazio al Napoli, ma nemmeno al Milan; l’Inter aveva il migliore, a mio giudizio, di quegli anni, Matthaeus, mentre la Juventus aspettava l’erede di Platini. Diciamo che fecero di tutto per farlo rimanere a Firenze, e tutti temettero che con Baggio la Juventus potesse tornare nuovamente squadra leader.
Ma per le ambizioni di Baggio la Fiorentina era una squadra che non poteva nel breve tempo competere con le grandi, mentre la Juventus poteva dargli modo di esplodere definitivamente. Quindi, appena saputo dell’,interessamento dei bianconeri, fu lui stesso a far sapere che era una destinazione ben accetta, nonostante ci fossero state pressioni sui Pontello per tratterlo ancora in viola. Le minacciate e in parte realizzate sommosse dei tifosi, furono, come dire, sollecitate da ambienti non viola, una campagna di stampa ben orchestrata fece il resto, comprese anche delle intimidazioni al giocatore. E così si pensò di organizzare la manfrina delle cessione forzata (a venticinque miliardi di lire, cifra stratosferica all’epoca!) contro la sua volontà. Fu solo un modo per evitargli guai, ma lui voleva andare alla Juventus, e in quel modo a caricarsi tutto addosso fu Pontello, che da lì a poco sarebbe andato via dalla società viola.

A – ma guarda un po’ …

G – vero invece che, in un mercato bloccato e condizionato, come in quegli anni, per le altre squadre era difficile aggiudicarsi pezzi pregiati, il Milan comprava ovunque anche per impedire che certi giocatori potessero rinforzare le avversarie …

A – ti riferisci, ad esempio al caso Lentini?

G – uno dei tanti. Gestito peraltro dai rossoneri proprio con Giraudo e Moggi, all’epoca con i granata: diciamo che già esisteva una sorta di patto di non aggressione e di collaborazione, la “deviazione” di Lentini al Milan, quando invece era praticamente stato ceduto da Borsano, allora presidente del club, alla Juventus. Su di lui intervenne da un lato il suo partito, era deputato PSI, e dall’altro proprio Moggi che, dal Milan, poteva ottenere di più come prezzo del cartellino. Ufficialmente il passaggio del giocatore ai rossoneri fu per una cifra stranamente inferiore rispetto a quella offerta dalla Juventus, 18 miliardi circa, contro i 20 della società bianconera, ci vollero anche pressioni verso il giocatore per fargli accettare quella destinazione, e poi si seppe di fondi in nero pagati al Torino.

A – come dire, monopolio rossonero del mercato, nessuno a poter competere, a meno di esborsi notevoli, come poi fece la Juventus per Vialli.

G – e ti rendi conto che, in situazioni del genere, vince chi controlla il mercato dei giocatori, specie se le rivali non hanno risorse, o debbono svenarsi, o peggio non trovano i canali giusti per assicurarsi i giocatori che interessano. Aggiungici inoltre il patto tra Milan e Federazione, con Sacchi che lascia i rossoneri per andare a guidare la Nazionale, e con Matarrese presidente della FIGC, futuro europarlamentare di Forza Italia, e avrai un quadro completo che ti spiegherà come mai il Milan vinceva facile in Italia in quegli anni.

A – ragione questa che produsse in casa bianconera la rivoluzione del 1994, il ritorno di Umberto Agnelli ad interessarsi delle sorti della squadra, e l’insediamento della Triade.

G – ecco, sei arrivato al momento cruciale, al salto di qualità. Con i suoi metodi e la sua competenza, Moggi aveva già fatto grandi cose altrove, ma a Napoli, dopo Maradona, non c’erano più soldi. Al Torino fecero davvero miracoli con nulla, grazie al fatto che lui sapeva come muoversi nella nuova jungla, mentre Giraudo aveva lo straordinario senso degli affari e della gestione aziendale, era sostanzialmente bravo a moltiplicare pani e pesci. Ma era un Torino praticamente moribondo, privo di risorse e non in grado di consentire una progettazione in grande. Metti dunque, alle spalle di un ottimo manager, e di un navigato conoscitore del mondo del calcio, più bravo di tutti gli altri, il marchio “Juventus” alle spalle, e capisci che non potevano, i due, che fare grandi cose alla guida del club bianconero.

A – ma se capisco bene, i suoi metodi, intendo quelli di Moggi, a te non piacciono, se poi dici che andava processato e condannato per detti metodi.

G – certo, perché da quel momento in avanti si è costituito un duopolio, e, in un certo senso, una alleanza di necessità. La Juventus in grado di contrastare lo strapotere economico sul mercato, da parte del Milan, che non riesce più di tanto a bloccare le operazioni dei bianconeri, ma entrambe intente a bloccare la concorrenza delle altre. Il vero squilibrio è stato creato in tale modo, altro che condizionamenti arbitrali, le avversarie dovevano davvero svenarsi per essere all’altezza di Milan e Juventus.

A – su questo non sono d’accordo, le concorrenti più che svenarsi, hanno dilapidato il patrimonio che avevano, l’Inter ha speso malissimo, Roma, Lazio, Fiorentina e Parma, nonostante la pioggia di denaro regalato loro dalla operazione Stream, sono riuscite addirittura a fallire, o quasi, nonostante i risultati calcistici di rilievo, scudetti, coppe etc.

G – è stata una conseguenza, dover trovare soluzioni alternative per competere. Tieni presente che dal 1997 sbarca nel nostro calcio la pay tv, ulteriore accentuazione del divario tra Juve e Milan, e le altre concorrenti.

A – ciò non toglie che l’operazione Stream fu uno scandalo: tutto parte da una svendita di una azienda di Stato, in cambio di carta straccia o quasi, e stranamente il denaro risparmiato in quella operazione, voluta da D’Alema e realizzata, guarda caso, da Guido Rossi, serve alla creazione di un nuovo polo satellitare concorrente a Tele+, polo quest’ultimo, Stream, che tramite una società appositamente creata, la SDS di Sensi, Cragnotti, Tanzi, Cecchi Gori, acquista a peso d’oro i diritti televisivi delle squadre Roma, Lazio, Parma, Fiorentina, oltre a Udinese, Sampdoria e qualche altra ancora: addirittura acquista i diritti per un triennio, e non come faceva Tele+ per ogni annata. Denaro insomma sottratto allo Stato, per essere destinato ad altri fini, uno dei quali l’uso politico del calcio.

G – bravo. Hai visto l’operazione, ma non che già in quell’operazione c’erano i germi del suicidio delle quattro squadre principali, e non a caso, Fiorentina fallita, Parma idem, Roma e Lazio salvate in maniera scandalosa.

(continua)
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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #21 il: 28 Agosto 2012, 15:53:19 »
TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE - SEI ANNI DOPO - III
di Antonio La Rosa
A – ti riferisci per caso alla interferenza della politica con il calcio?

G – diciamo di si. In particolare si è venuto a creare una sorta di “protettorato politico - economico” di società calcistiche, ed in tale modo le sorti dei club sono state legate alla “fortuna” dei padrini protettori. Ma non solo.

A – cosa allora?

G – l’operazione Stream – SDS, era l’inizio di un progetto mirante alla nascita di un polo televisivo alternativo a RAI e Mediaset, nel momento in cui il gruppo Telemontecarlo, di proprietà di Cecchi Gori, passava sotto controllo di Telecom, cambiando nome in La7: in altri termini, una area politica privatizza a danno dello Stato la più grande azienda telefonica fissa e mobile, questa azienda finisce nelle mani di imprenditori vicini a quell’area politica, e cominciano gli investimenti nel settore televisivo, rilevandosi alcuni canali analogici del gruppo Telemontecarlo, e lanciandosi il nuovo polo satellitare Stream che, per attecchire ed avere spazi di inserimento forti sul mercato, investe sul calcio, riempie di denaro le società di calcio che di fatto accettano di diventare “società amiche”, al punto che questi club, con i loro dirigenti, Sensi, Cragnotti, Tanzi, Cecchi Gori, si uniscono fra di loro per la gestione comune dei diritti televisivi di Roma, Lazio, Parma e Fiorentina; Stream addirittura acquista i diritti televisivi di queste squadre senza alcuna considerazione del bacino d’utenza e del numero di abbonati potenziali, come pure fa ponti d’oro al Napoli per strapparlo da Tele+, strappa alla concorrenza Bologna, Udinese e Sampdoria, sempre con contratti a cifre non giustificabili. Ti ricorda qualcosa?

A – beh … intreccio tra politica, informazione, finanza e società di calcio, un po’ come accaduto per Calciopoli, ma senza intervento della magistratura.

G – non nel modo che avremmo visto nel 2006, ma non è stata poi assente, o meglio è stata volutamente assente nel non voler vedere cosa stesse accadendo. Ma è evidente che questa operazione sancisce ufficialmente l’ingresso e l’interferenza della politica nel calcio. Ad ogni modo, come sai, Stream dilapidò il dilapidabile, ma peggio fecero le quattro squadre del gruppo SDS, capaci di spendere tutto quanto ricevuto per un triennio in un solo anno, convinte forse che, avendo copertura politica e finanziaria, potevano trovare sempre una soluzione in caso di difficoltà economiche. Purtroppo per loro le cose andarono diversamente, elezioni 2001, sconfitta del centrosinistra, e come primo gesto, il gruppo Colaninno – De Benedetti si liberò immediatamente di Telecom – Stream – La7, cedendo tutto a Tronchetti Provera, il quale, visti i buchi esorbitanti, ridimensionò i progetti di La7, e provvide subito a trovare un acquirente per Stream, la cui situazione economica era disperata. L’acquirente come sai è stato Murdoch, che successivamente ha rilevato pure Tele+ Italia, creando il polo unico Sky.

A – insomma fuga preventiva di Colaninno – De Benedetti, fallimento del progetto terzo polo televisivo, e squadre del gruppo SDS rimaste con il sedere per terra. Ed invero Fiorentina fallita, Parma fallito pure ma salvato dalle cessioni dei suoi pezzi pregiati, anche il Napoli successivamente fallito, Bologna e Parma poi finite entrambe in B dopo anni di salvezza stentata. Una sciagura insomma l’operazione Stream.

G – una sciagura e il presupposto del più grosso scandalo calcistico del ventunesimo secolo, il salvataggio di Roma e Napoli nel 2003, e per farlo, hanno sconvolto di tutto, mettendo definitivamente il calcio sotto l’ala protettiva di politica, finanza e sistema bancario. Ed anche in quel caso, parlo dell’estate 2003, una stampa miope, che ha coperto il tutto: ricordati bene, i fatti del 2003 sono l’embrione di quello che sarebbe accaduto nel 2006, e a mio modo di vedere, la linea errata scelta da Moggi e Giraudo in quelle vicende, sarebbe stata l’inizio della fossa che avrebbero scavato loro i nemici.

A – le vicende del 2003 le ricordo bene, non fosse altro perché, da catanese, ho vissuto indirettamente il maldestro tentativo di affossare il Catania per salvare il Napoli in B.

G – quella fu la cosa forse meno sporca; la peggiore fu l’ammissione alla serie A della Roma, che invero doveva essere radiata, e per completare l’opera, siccome non riuscì l’operazione di inguaiare il Catania, e si pose il problema di salvare ad ogni costo il Napoli, ecco la B a 24 squadre, prologo per la serie A a 20 squadre.

A - la vicenda del Catania la ricordo bene. Uno strano caso di "squalifica non scontata" di un giocatore etneo, che invero era stata scontata l’anno precedente, ricorso del Siena respinto in primo e secondo grado, poi una sentenza "interpretativa retroattiva" della famigerata Corte Federale (quella che, sempre con sentenza interpretativa retroattiva, di fatto consegnò lo scudetto alla Roma nel 2001, con la sanatoria della posizione irregolare dei giocatori Nakata e Assunçao), consente di dare vinta al Siena la partita con il Catania, penalizzando gli etnei di un punto, in modo di far arrivare a pari punti al quart’ultimo posto etnei e Napoli, salvando i campani per vantaggio negli scontri diretti.

G - hai buona memoria ...

A - per mesi a Catania non si è parlato d’altro. Ricorso al TAR Sicilia vinto dal Catania, e quella che venne sprezzantemente ritenuta una sentenza casareccia, resistette a tutte le impugnazioni successive della Federcalcio. Si narra a Catania di una telefonata di Gaucci, all’epoca patron della squadra siciliana, con un interlocutore ignoto, nella quale avrebbe detto più o meno "riferisci ai tuoi capi che per domani ho convocato una conferenza stampa, e se ancora volete continuare la guerra con il Catania, spiettellerò ai quattro venti tutto quello che loro temono io possa dire". Conferenza stampa a dire il vero convocata e annullata all’ultimo momento.

G - magari avrebbe parlato di Perugia - Juventus del maggio 2000, e di Perugia - Milan dell’anno precedente; o magari avrebbe parlato di qualche affare andato male con Franco Sensi, garantito però da Carraro in persona ...

A - certo è che poi nacque l’operazione B a 24 squadre, per salvare capra e cavoli, con il ripescaggio "per meriti sportivi" della Fiorentina.

G - e stai omettendo la cosa più grave, la storia delle fideiussioni false.

A - non la sto omettendo, la ricordo, anche se non nei dettagli.

G - e sono proprio i dettagli quelli che spiegano molte cose. Hai intanto parlato del "tuo" Catania e di come reagì nel 2003; ma dovresti ricordarti che dieci anni prima, nel 1993, sempre il Catania era stato vittima di uno scandalo vergognoso, la radiazione poi commutata in esclusione dai campionati professionistici ed ammissione al campionato di Eccellenza, sempre grazie ad una sentenza del TAR: la vicenda nacque appunto per una iscrizione ritenuta tardiva al campionato di C1, Massimino, parecchio tempo prima, aveva formalizzato alla Federazione richiesta di differimento del pagamento di iscrizione al campionato, avvalendosi delle agevolazioni statali conseguenti al terremoto del dicembre 1990.

A - sbaglio o fu proprio Matarrese, all’epoca presidente FIGC, ad impuntarsi contro il Catania?

G - non sbagli, e quello che forse non ricordi è che la Lega Semiprofessionisti comunicò al Catania il diniego del differimento solo il giorno della scadenza delle iscrizioni, e a banche già chiuse, in modo da impedire al Catania di poter comunque provvedere al pagamento. Il giorno dopo, Massimino si recò presso la sede della Lega Semipro, con il denaro contante, ma gli venne rifiutato, e da lì iniziò lo scontro giudiziario tra società etnea e Federazione.

A - mentre, al contrario, dieci anni dopo, Matarrese, vice presidente vicario della Lega Professionisti, sostenne l’esatto contrario, non si possono radiare Roma e Napoli, per ragioni di ordine pubblico, come dire, loro possono violare il regolamento, noi le copriremo.

G - Matarrese coprì Carraro, e di converso pure la Roma, mentre il Napoli comunque sarebbe fallito lo stesso, ma con il ritardo di un anno. Ti sfugge la cosa peggiore, la storia delle fideiussioni.

A - non mi sfugge, ricordo bene che si trattava di fideiussioni false, e presentate anche in ritardo rispetto al termine di chiusura delle iscrizioni: lo scandalo fu proprio questo, presentata, e con ritardo carta straccia (non denaro contante come dieci anni prima, da parte di Massimino per iscrivere il Catania), e nessun provvedimento adottato.

G - vero, quello che dici, ma ti mancano gli elementi più rilevanti. Comincia intanto a chiederti come mai dovettero ricorrere a fideiussioni per l’iscrizione al campionato.

A - semplice, non avevano i soldi per potersi iscrivere.

G - non solo, non avevano i soldi, ma neppure avevano le condizioni minime per poter garantire un pagamento, e dunque per poter trovare una assicurazione o una banca che potesse emettere una polizza fideiussoria a loro favore. Dovresti sapere che le fideiussioni vengono prestate previa accertamento sulle condizioni patrimoniali del soggetto garantito, come dire, può pagare, ha bisogno di tempo per pagare, ma il patrimonio è solido per cui pagherà certamente: di conseguenza io fideiussore posso garantirtelo al punto che se non paga lui, pagherò io e poi recupererò comodamente nei confronti del mio garantito. Tradotto, la prima cosa che cerca una compagnia assicuratrice o una banca, per stipulare una polizza fideiussoria a quei livelli, è lo stato patrimoniale della società di calcio, e da lì può appurarsi se è davvero in condizione di poter adempiere anche con dilazioni nel tempo, o meno.

A - Roma e Napoli dunque non avevano alcuna possibilità di trovare qualcuno che garantisse con fideiussione, e non avevano il denaro per l’iscrizione, insomma erano tecnicamente fallite.

G - esatto. Poi le fideiussioni arrivarono, anche se in ritardo, e in un primo momento vennero accettate, almeno fino a quando, una inchiesta giudiziaria, scoprì che si trattava di polizze false, in quanto mai realmente emesse e contabilizzate dalla società, firme false di amministratori di una società, la SBC, con sede in Civitanova Marche, si scopre che ad aver suggerito a Sensi e agli altri, di rivolgersi a questa società, sarebbe stato il segretario della COVISOC (la commissione che valutava la regolarità dei bilanci delle società calcistiche e dunque delle iscrizioni ai campionati), e così la Roma, a dire del suo presidente, sarebbe diventata "parte lesa" di una truffa, e così per salvare i truffati, hanno riaperto i termini e consentito alle romane e al Napoli di potersi iscrivere con il loro comodo e appena avute nuove polizze fideiussorie.

A - parte lesa la Roma, come sempre ...

G - qui entra in gioco la nostra informazione sportiva. Nessuno ha notato che la società in questione era di Civitanova Marche, provincia di Macerata, città d’origine di Sensi, che peraltro all’epoca era anche sindaco di un paesino della zona, Visso.

A - vero ... neppure io avevo fatto caso a questa coincidenza territoriale.

G - dunque un dirigente sportivo marchigiano, che poteva trovare tutte le società che voleva a Roma, ne va a cercare, su "consiglio" (si dice ...) del segretario COVISOC, una nella sua provincia d’origine, e viene creduto quando sostiene che non conoscesse nè la SBC, nè gli amministratori, nè il broker che avrebbe preparato tutto.

A - capito. Ma che c’entra questa storia con Moggi e Giraudo?

G - eccome se c’entra. Quando l’intreccio politica - finanza - sistema mediatico - giustizia, decide, violando spudoratamente le regole vigenti, di salvare società di calcio che invero andavano radiate, vuol dire che quell’intreccio può colpire chiunque anche alla rovescia, ossia decidendo di distruggere chi è in regola. Lo scandalo è la violazione delle regole per favorire qualcuno e nessuno che si sia ribellato. Moggi e Giraudo, che potevano impuntarsi in quel preciso momento, e pretendere il rispetto delle regole, parlando a nome della società più importante d’Italia, preferirono invece assecondare quel salvataggio, addirittura si fecero garanti del ripescaggio della Fiorentina in B, pensando che, partecipando al salvataggio di Roma e Napoli, la loro posizione si sarebbe ulteriormente consolidata anche nei rapporti con l’ambiente calcistico romano.

A - ed invece?

G - ed invece quello fu l’inizio di tutto, chi invero trasse beneficio dall’operazione fu proprio Galliani che ottenne una sorta di "protettorato" della Roma, e l’anno dopo si liberò pure della presenza ingombrante di Matarrese in Lega, come dire, l’area rossonera aveva il pieno controllo dei "palazzi" che comandavano nel calcio. Ecco, quando tu parli di corsi e ricorsi storici, ho la sensazione che quella sorta di protettorato, si sia ricostituito anche adesso, e potrebbe essere la spiegazione delle vicende attuali.

(continua)
TESSERA N° 3   LARGO ALLA GIOVENTU'


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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #22 il: 28 Agosto 2012, 15:53:43 »
TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE - SEI ANNI DOPO - IV
di Antonio La Rosa
A - in effetti, tornando alla stagione 2003 - 04, si disse pure che il prezzo del salvataggio della Roma, era il passaggio di Totti al Milan.

G - passaggio che non venne perfezionato sia perchè Berlusconi, sempre attento ai sondaggi, seppe che avrebbe perso consensi a Roma a causa di quella operazione, ritenuta uno scippo della bandiera giallorossa; sia perchè aveva i suoi problemi di governo, caduta di Tremonti, polemiche su provvedimenti "ad personam" e agevolazioni fiscali al suo gruppo, ritenute funzionali per favorire il Milan (si coniò la battuta "meno tasse per Totti"), preferì non avallare una operazione di fatto conclusa.

A - torniamo ad oggi. A dire il vero, già due anni addietro, il trasferimento di Borriello dal Milan alla Roma fece scalpore, perchè la Roma, essendo di fatto in amministrazione controllata non poteva procedere ad acquisti di giocatori se prima non avesse avuto le somme disponibili e in quel caso non ne aveva.

G - appunto, ennesima stranezza, arrivata, dopo il finale della stagione 2009 - 2010. Galliani disse che veniva preferita la Roma in quanto avrebbe pagato immediatamente il prezzo di Borriello, a differenza della Juventus che aveva chiesto il prestito oneroso con diritto di riscatto. Ma le operazioni in uscita di denaro dovevano essere approvate da Unicredit, creditore unico ed advisor per le operazioni di vendita del pacchetto azionario detenuto dal gruppo Sensi, e fu sospetto il fatto che il creditore, già in eccedenza di esposizione con il gruppo Sensi, autorizzasse un pagamento contanti, che aumentava il passivo. In sostanza l’acquisto di Borriello venne pagato al Milan da Unicredit.

A - e noi juventini a lamentarci delle incapacità di Marotta ...

G - Marotta non è un incapace, al contrario, anche se non è e non sarà mai come Moggi: però non ha i suoi difetti, e dal mio punto di vista è un pregio questo, molto importante. Marotta subisce quello che a suo tempo Moggi organizzava verso Boniperti, quando era a Napoli, o verso l’Inter, quando era alla Juve, una sorta di trust che da un lato lo agevolava nelle operazioni di mercato, dall’altro faceva puntualmente lievitare i prezzi dei giocatori quando si muovevano le squadre nemiche. Adesso lo fanno le milanesi, o meglio una milanese, dato che l’altra è tornata nelle mani di chi non saprebbe mai fare cose del genere. E così vedi Preziosi che regala giocatori ad Inter e Milan, ma alza notevolmente i prezzi quando arriva la Juve; vedi Zamparini che regala Nocerino al Milan ma fa l’esoso per Amauri alla Juventus; vedi tanti procuratori che distraggono i loro giocatori dal poter vestire il bianconero (è stato Di Natale o il suo procuratore a dire no alla Juve?), e così per la società bianconera è difficile operare nel mercato interno.

A - quest’anno però sembra di no.

G - sembra ...

A - non è così?

G - come solito, tendi a perderti nei particolari e non avere la visione di assieme. Ed allora, prima di andare alle conclusioni e alla risposta del tuo quesito iniziale, cioè se stanno organizzando una seconda calciopoli in chiave antijuventina, vediamo certe evoluzioni da maggio ad oggi.

A - spiegami allora, te ne sarò grato.

G - la Juventus vince alla grande e da imbattuta lo scudetto, che qualcuno a Milano vuole fare passare come quello macchiato dal famoso gol di Muntari, per far dimenticare i tanti rigori inesistenti concessi al Milan, senza i quali, il campionato sarebbe finito almeno con un mese di anticipo. Subito dopo viene annunciato l’arrivo in bianconero di Asamoah e Isla dall’Udinese, protagonisti, assieme ad Armero e Di Natale, della grande stagione dei friulani; si viene pure a sapere che Van Persie è stato a Torino e avrebbe l’accordo con i bianconeri; il talento della serie B, Verratti, fa sapere di essere praticamente della Juventus, anche se vuole rimanere un anno a Pescara, in omaggio alla sua città; Mezzaroma fa valere il diritto di riscatto della metà di Destro, e con quasi certezza, aveva già l’accordo con Marotta per il passaggio alla Juventus; dall’Inter arriva a parametro zero Lucio; dal Parma rientra riscattato definitivamente Giovinco. Una straordinaria campagna acquisti, vero?

A - verissimo, grande Juve sia nell’immediato, sia soprattutto in prospettiva, l’inizio di un ciclo.

G - poi accadono cose strane. La Juventus raggiunge un accordo di massima con il Pescara, offrendo otto milioni, due giocatori e lasciando Verratti per un anno a Pescara, come dire otto milioni "cash", due giocatori che valgono circa tre milioni, e il prestito gratuito di un giocatore valutato dodici milioni, insomma un affarone per il Pescara. Invece, si fa vivo il Napoli, offrendo dodici milioni ma chiedendo il giocatore subito, e Sebastiani presidente del Pescara, vacilla, mentre il giocatore vuole decisamente la Juve. Quindi il Paris Saint Germain, che dopo avere acquistato Ibrahimovic e Thiago Silva dal Milan, ricevendo anche un sensibile sconto sul prezzo originario, destina parte di quello sconto per acquistare Verratti, in contrasto con le operazioni di mercato svolte fino a quel momento, volte alla ricerca di campioni affermati. Contemporaneamente, Zeman rescinde il suo contratto, lascia il Pescara, sostituito da Stroppa, uno con un passato calcistico nel Milan, e va a Roma, per rinfocolare un mai sopito spirito antijuventino della stampa romana e della tifoseria giallorossa. Oltre Manica, l’Arsenal, pur sapendo di non poter tirare troppo la corda per Van Persie, svincolato a gennaio 2013, e pur sapendo la volontà del giocatore di non rinnovare, alza la posta, raddoppiandola, per liberare il giocatore e darlo alla Juventus. Tornando in Italia, Preziosi attacca duramente Destro, perchè si rifiuta di andare dove lui vuole, mentre Mezzaroma rimane silente, e, notizia di questi giorni, dopo lungo tira e molla, Destro va, udite udite, alla Roma di Zeman!

A - a questo punto il malpensante provo a farlo io. Sebastiani, presidente del Pescara, rinuncia ad una operazione che di fatto vale venti milioni (ossia otto milioni in denaro, due giocatori che valgono tre milioni e il prestito gratuito di un giocatore che ne vale dodici), e soprattutto ad avere in organico tre giocatori affidabili, compreso il talento Verratti, per cederlo immediatamente al PSG, ed avere 12 milioni immediatamente, ma una squadra più debole; rinuncia poi all’allenatore delle "meraviglie" che lo aveva portato nella massima serie, per prendere un allenatore esordiente, ma con un passato al Milan; Zeman torna a Roma e parla più di Juventus che di schemi di gioco, risvegliando gli animi nella capitale contro i bianconeri; Preziosi, mai radiato dopo la vicenda della valigetta, consegnata, guarda caso, proprio al famoso Dal Cin, colui da cui partì la denuncia per la vicenda Calciopoli, di fatto impone a Destro di andare alla Roma, e alla fine pure Mezzaroma è costretto ad accettare. Si potrebbe anche dire che chi è alla regia dell’operazione, non ha denaro più come in passato, e dunque mentre venti anni prima comprava giocatori pur di non farli andare alle concorrenti, adesso cerca di far saltare operazioni delle concorrenti, per deviare i giocatori laddove non potranno fare tanti danni.

G - chi è alla regia dell’operazione, secondo te?

A – l’unico ancora in grado di condizionare pesantemente l’ambiente è Galliani, mi pare evidente.

G - si, ma detto così, non prova granchè. Hai solo indicato il principale sospettato, individuando dei moventi, ma manca quello che voi chiamate "corpo del reato".

A - ammetto che non lo vedo, sento che è così ma mi manca come dimostrarlo.

G - sull’arrivo del PSG nell’operazione Verratti, diciamo che ci sta il fatto che i francesi abbiano fatto la cortesia a chi non poteva acquistare il giocatore, per toglierlo alla concorrenza e ricevere uno sconto su altra operazione di mercato; lo stesso si potrebbe dire per Van Persie, l’Arsenal ha lo stesso sponsor del Milan; ma tu trovi un nesso con il ritorno di Zeman alla Roma o con la notizia attuale di Destro in giallorosso?

A - onestamente no.

G - fai male. Zeman passa per il cavaliere senza macchia e senza paura, che ha denunciato l’abuso dei farmaci e di sospette pratiche dopanti nel calcio, giusto?

A - per nulla, Zeman ha solo lanciato accuse alla Juventus, e ad alcuni giocatori, Vialli e Del Piero.

G - appunto. Perchè non ha mai sospettato di Milan Lab, della longevità calcistica dei vari Costacurta, Baresi, Maldini, o dell’aumento della massa muscolare di Pato?

A - se uno sapesse la ragione per cui è antijuventino, si potrebbe capire qualcosa in più.

G - la ragione è che di fatto si era promesso a Boniperti per guidare la Juventus del dopo Trapattoni, nel 1994, prima della rivoluzione societaria decisa dai fratelli Agnelli. Ma non basta solo questo. Se magari ci fosse, che so, qualche altra cosa di cui essere grato ad altri, e ripagarli facendo sia l’ascaro contro i nemici, sia l’omertoso contro chi lo ha aiutato quando aveva bisogno?

A - certo, la cosa si spiegherebbe meglio. Solo che nessuno ha mai veramente indagato su Zeman, nessuno gli pone mai le domande che tanti vorremmo sentire, per sentire pure come risponde: ad esempio, nessuno mai gli ha chiesto spiegazioni su dichiarazioni di suoi ex giocatori laziali, che affermavano di avere fatto uso di creatina quando erano allenati da lui.

G - Zeman, secondo me, è stato opportunamente "deviato" verso Roma, per tornare ad infuocare una piazza notoriamente antijuventina, e da questo punto di vista, mediaticamente più efficace rispetto ad altre, che so, Firenze, Torino sponda granata. Secondo me fa parte del mosaico che hai tracciato, problemi nel calciomercato, rigurgiti antijuventini, giustizia sportiva fin troppo attenta ai tesserati juventini.

A - il bello è che a Roma vivono a pane e antijuventinità ...

G - senza averne ragione alcuna. Vedi, i romanisti sono come quelli della favola “al lupo, al lupo!”, corrono sempre in soccorso di chi grida, senza riflettere se stanno davvero lottando contro il lupo, che non c’è, o se stanno facendo il lavoro sporco di chi grida e si gode la scena alle loro spalle. Hanno astio verso la Juventus, per via di un episodio di trenta anni fa, che comunque non avrebbe loro fatto vincere lo scudetto, e dimenticano che in altre due occasioni, su due, lottando contro la Juventus, lo scudetto l’hanno vinto; viceversa, hanno perso due scudetti contro l’Inter in modo sospetto, sempre contro i nerazzurri vennero defraudati in una finale di Coppa UEFA; contro il Milan sono sempre stati costretti a fare da sgabello, e su queste cose mai a lamentarsi.

A – e così, il lavoro sporco di soffiare sul “sentimento popolare diffuso”, lo faranno a Roma, e qualcuno si guarderà lo spettacolo.

G – come sempre. Se ci fai caso, a Milano non parlano più di Juve e di gol di Muntari, la Gazzetta dello Sport, sempre colpevolista e accusatoria contro la Juve, è diventata più possibilista, usa toni meno aspri, mentre il Corriere dello Sport sembra tornato ai mitici anni ’80, quando erano più le pagine contro la Juve che quelle che parlavano di calcio. Allegri non polemizza, Zeman invece si. E non escludo che più avanti riesumeranno i soliti luoghi comuni, gol di Turone, Zeffirelli, Iuliano – Ronaldo, e amenità del genere.

A – e se m permetti, il calcio che dal 2006 è pulito, con arbitri sempre in buonafede, dirigenti non condizionti come Abete, Albertini, Beretta, Nicchi, Collina, Braschi, adesso con gli stessi dirigenti, è improvvisamente diventato torbido, i tesserati juventini sono l’unica cosa sporca mentre gli altri sono onesti, il Travaglio di turno attacca Buffon, ma non quelli che le partite se le sono davvero vendute.

G – dimentichi una cosa fondamentale: agli italiani non interessa conoscere la verità dei fatti, ma solo avere sostegno alle loro congetture.

A – quindi Conte, in questo contesto, è vittima di vendetta trasversale contro la Juventus.

G – diciamo che con il suo deferimento di questi giorni, il cerchio si chiude. Ricapitolando, mercato che viene disturbato e operazioni che la Juve non riesce a chiudere, forte campagna mediatica contro la Juve, e contestuale esaltazione di Zeman, l’unico allenatore che non ha vinto nulla ma che è puntualmente osannato, e deferimento di Conte, Bonucci e Pepe per vicende che magari non toccano la Juve come società, ma la toccano nel presente e nel futuro. Chiaro che si vuole destabilizzare l’ambiente, o no?

A – quindi i miei timori di una nuova Calciopoli contro la Juventus, non sono del tutto campati in aria …

G – in effetti dopo la notizia dei deferimenti, i sospetti diventano più che fondati. Specie se pensi che il deferimento di Conte arriva il giorno dopo l’ufficializzazione di Destro alla Roma. Conte viene deferito per omessa denuncia, di un presunto illecito commesso dalle dirigenze di Novara e Siena, e invece Mezzaroma non viene deferito: come dire chi non denuncia deve essere punito, mentre chi commette l’illecito neppure sotto processo.

A – intendi dire che il prezzo da pagare da parte di Mezzaroma per non essere deferito era quello di non dare Destro alla Juve?

G – penso proprio di si. Specie se dovesse esserci una sentenza lieve nei confronti del Siena. Palazzi sta entrando pesantemente nella contesa, accelerando i tempi contro i tesserati juventini, dimenticando invece dirigenti di altre società, e trascurando altri filoni, tipo quello di Napoli, o le voci su Inter – Chievo. Con la situazione grottesca che l’arrestato Mauri potrà scendere in campo, mentre se squalificano Conte, Bonucci e Pepe, loro, mai arrestati o indagati, saranno in tribuna. Per vostra fortuna le cose sono diverse oggi rispetto al 2006

A – questo lo noto pure io, i media non sono così compatti nell’antijuventinismo, si levano voci dissonanti, a sostenere che questa indagine di Palazzi sia una grossolana bufala.

G – certi media fiutano l’aria, sanno che i tempi sono cambiati e l’antijuventinismo va cavalcato ma fino ad un certo punto. Io vedo piuttosto l’estremo colpo di coda di un regime in disfacimento, il maldestro tentativo di chi, quasi alla canna del gas, prova a rovesciare le sorti di una guerra ormai persa, colpendo in maniera scriteriata l’avversario, ma non avendo più le armi di un tempo. E la guerra l’ha persa anche se dovesse ottenere la condanna di Conte, Bonucci e Pepe.

A – li condannano secondo te?

G – Bonucci e Pepe non lo so, Conte credo di si, è lui l’obiettivo vero. Ma in ogni caso, Palazzi ha già perso, vedrai.

A – perché?

G – perché stavolta è solo una vicenda interna al mondo del calcio, e chi l’ha ordita non ha più il potere del passato. “Come può uno scoglio arginare il mare”, era uno striscione usato dalla curva bianconera, frase di una celebre canzone di Battisti: il mare è la Juventus che ha posto le basi per un futuro all’altezza del calcio europeo, stadio di proprietà, gestione societaria che recupera i valori del passato, con il nome Agnelli, ma è altamente innovativa, al passo con i tempi; le altre sono in difficoltà, non hanno i soldi del passato, quelli che hanno recuperato nel quinquennio interista, non rischieranno una seconda volta di affidare i loro soldi a Moratti; il ciclo di Berlusconi è al capolinea, il pagamento dei 560 milioni di euro a De Benedetti, ha messo in ginocchio il gruppo, e dunque soldi per il Milan non ce ne saranno per un po’; la piazza romana è troppo umorale per consentire progetti a medio e lungo termine, e a Napoli l’ambiente prima o poi peserà negativamente sulle sorti della squadra, come sempre in passato.

A – ma potrebbero sempre arrivare in soccorso quelli del 2006, e a quel punto sarebbero guai seri.

G – Oggi il Luciano Moggi della situazione si chiama spread, il calcio marcio si chiama spesa pubblica, il calcio pulito si chiama “privatizzazione”, il Guido Rossi della situazione è lo “spending review”, la Corte Federale è il governo dei professori targati “Bocconi”, “Cattolica”, “LUISS”, come dire, Banchieri, Vaticano, Confindustria. Insomma , quelli del 2006 hanno ben altro in mente, non possono dedicarsi al calcio.

A – beh … se poteri forti sono distratti da altri interessi e la questione è solo calcistica, sono fiducioso, la Juventus quando è solo calcio vince sempre e sul campo.

G – hai ragione ma …

A – ma … cosa?

Giustamente il mio interlocutore doveva mettere il “veleno” in coda, ecco come.

G – che uno scudetto che avete in bacheca non è vostro, anche se dal vostro punto di vista compensa qualche altro che invece avreste dovuto avere.

A – per favore non mettertici pure tu con la storia della Juve che ruba, gol di Turone e stronzate del genere.

G – affatto. La cosa ridicola è che vi accusano quando avete vinto meritatamente, l’unica volta però in cui non dovevate vincere, non ne parla nessuno.

A – io non ricordo a mia memoria uno scudetto non vinto meritatamente.

G – ad onor del vero, una volta è successo. Ma perché qualcuno ha deciso di far perdere la propria squadra, per altre ragioni, e siccome alla Juve dell’epoca, certe notizie arrivavano prima degli altri, hanno saputo come conquistarsi il regalo insperato.

A – a quale stagione ti riferisci?

G – non posso dirti proprio tutto, ti lascio almeno nel dubbio, vediamo se ci arrivi da solo, ma io non dirò più nulla.

E in questo modo ebbe termine la lunga serata e la cena ancora una volta ottima servita nel ristorante “interista”.
Ho ripensato a lungo su questa ultima punzecchiatura, e visto che il mio interlocutore ha escluso gli scudetti 1980 – 81, 1997 – 98, ricordandomi di cosa ebbe a dirmi sei anni addietro, di essere stato tifoso milanista fino agli inizi degli anni ’70, fino a quando arrivarono avventurieri nella sua squadra del cuore, non posso che concludere che lo scudetto che non doveva essere nostro è quello 1972 – 73 …

(fine)
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Re:TUTTI GLI UOMINI DEL DELINQUENTE
« Risposta #23 il: 28 Agosto 2012, 15:55:48 »
e poi questo



PRESENTAZIONE DEL CAMPIONATO - QUEST’ANNO LOTTA FUORI DAL CAMPO
di Antonio La Rosa
Quest’anno la mia presentazione al campionato sarà di fatto una appendice a quello che
ho pubblicato in sede di “tutti gli uomini del delinquente”, come dire, le mie considerazioni finali su due lunghe chiacchierate, a distanza di sei anni, che se per motivi che potrete capire, ho dovuto in parte “romanzare”, contengono integralmente il contenuto di dette conversazioni.
Non spetta a me garantire la veridicità delle rivelazioni ricevute circa le vicende del 2006, né di prendere per oro colato quanto invece argomentato in merito alle vicende attuali: quello che è chiaro, sono alcuni significativi riscontri per i fatti del 2006, visibili a tutti, e che anche quest’anno si sono risvegliati gli antijuventini in servizio permanente effettivo, a cominciare da Zeman, appositamente spedito a Roma, da chi può chiederglielo, per accendere il fuoco della antijuventinità a senso unico; a proseguire nelle propagini del potere deviato ancora presenti nel Palazzo, con in testa l’uomo rossonero Palazzi, abile esecutore di ordini dall’alto, insabbiatore puntuale di vicende che potrebbero colpire i galoppini del potere (leggasi, Preziosi, Inter, vicenda scommesse che coinvolge il Napoli, o che tocca la Lazio come società o come giocatori, e via di seguito); e per completare, gli zerbini mediatici a libro paga, il Travaglio Marco stipendiato dal duo Tronchetto – Montezemolo, o il Messaggero della famiglia Caltagirone, sponsor ufficiale dell’aspirante presidente della Repubblica, Casino Pierferdinando (cattolico dalla doppia famiglia), o il Corriere dello Sport diretto dal quel “Fregoli” della stampa, il De Paola, milanese alla Gazzetta, torinese a Tuttosport, romanista di Testaccio al quotidiano romano.
Stranamente silenti o defilati, sono l’ambiente rossonero, e la cosa è comprensibile, hanno scatenato la macchina del fango, e come solito, hanno trovato, più o meno istigati o pagati, i soliti imbecilli che fanno il lavoro sporco che serve a loro, senza obbligarli a sporcarsi in prima persona; come pure il Corriere della Sera e il fogliaccio rosa sono stranamente meno giustizialisti, probabilmente non serve stavolta, meglio stare in attesa, magari le cose si evolvono diversamente ed essere pronti a salire sul carro dei vincitori.
Insomma, siamo proprio alla “Stalingrado” (permettetemi il termine di paragone”), di quello che non è più il conflitto tra la Juventus ed il resto del palazzo calcistico nostrano, ma tra chi vuole preservare il calcio da ingerenze e intrallazzi che nulla hanno a che fare con il calcio, e chi vuole farne territorio di conquista per imporre il primato di una certa razza “ariana” dell’economia, della finanza, del potere politico e della oppressione mediatica delle menti.
Ma non è più il 2006, cosa che non hanno capito (o forse hanno ben capito), le retrovie sbandate dei calcio polari 2006.
Oggi c’è intanto una società bianconera che reagisce, anche duramente, alle aggressioni infami degli sgherri di Galliani e complici; c’è una tifoseria che, pur nelle diversità di pensiero, e spesso in polemica interna, comprende che ha la forza non solo dell’essere numericamente quella maggioritaria, ma dell’essere dalla parte del giusto; infine, cosa da non sottovalutare, non c’è più quel pensiero unico di sostegno ai teoremi imposti dall’alto.
Grandissimo merito, ad esempio, va dato ai canali “Sportitalia”, gli unici ormai rimasti veramente indipendenti e dediti esclusivamente alla completa e corretta informazione sulle vicende agonistiche ed extra agonistiche: dobbiamo a Criscitiello, giornalista sicuramente non accusabile di simpatie juventine, a Pedullà, altro giornalisti libero e non accusabile di essere servile ai colori bianconeri, e in generale all’intera redazione calcistica di Sportitalia, se certe imposture del teorema Palazzi sono venute fuori in maniera clamorosa, non ultima la verità del giocatore Mastronunzio, a smentire le motivazioni della sentenza contro Conte.
Come dire, chi vive solo di pubblicità (Sportitalia è canale in chiaro), fa informazione a 360 gradi, mentre chi vive di denaro degli abbonati, siano essi abbonati Rai, siano essi abbonati a Sky calcio, siano essi abbonati Mediaset Premium, debbono subire mistificaazioni ed esaltazioni di imposture, con scarsissimo riguardo, anzi disprezzo, verso quel 35 – 40% di abbonati di fede bianconera.
E se la Rai deve proseguire in una ormai abituale sudditanza verso la piazza romana o verso potenti politici, o verso dirigenti sportivi che pagano le trasferte ai suoi giornalisti (Varrale a Pechino a spese di De Laurentiis), come pure Mediaset Premium, essendo una delle cosche collaterali ad un certo potere calcistico, davvero sconcertante appare l’atteggiamento cerchiobottista apparente, ma sostanzialmente antijuventino, di Sky.
Nessuno approfondimento dei fatti, nessuna intervista a chi poteva e può tuttora pubblicamente smentire e sputtanare i vari Carobbi, Masielli e Palazzi (tre pedine manovrate dallo stesso giocatore, sia pure con ruoli diversi), inviati al processo ammaestrati a non dire quello che accade, ma puntuali nel riferire quello che sostiene l’accusa, e via di seguito.
C’è di buono che anche altri giornalisti stanno provando a ragionare in maniera diversa dal passato, e così il colpevolista Jacobelli del 2006, oggi è diventato accusatore di Palazzi e di chi lo manipola occultamente (ma non troppo), e non è l’unico ad aver mutato atteggiamento su vicende che sono le ennesime porcherie concepite sempre a danno della Juventus.
E soprattutto, stavolta la “famiglia” , il gruppo EXOR, ripulito di qualcuno dedito ad altri affari, sembra più unito nella tutela delle sorti di quella che è tornata ad essere strategicamente un bene prioritario da tutelare.
Detto ciò, mi pare evidente che avremo di fronte una annata molto difficile, dura, nella quale sarà difficile ripetersi in campo nazionale, ma non perché la concorrenza possa creare problemi, bensì perché il clima è palese fin dall’inizio: per sei anni calcio pulito, ora che la Juventus è campione d’Italia, nuovamente scandali precostituiti e fasulli a minare la credibilità della squadra bianconera, a gettare fango sul nostro allenatore, e dunque a nutrire di sangue la furia cieca dell’antijuventinismo militante, che privo di ogni forma di ragione, vuole solo sentirsi dire certe cose, e non vedere la realtà.
Per cui non mi dilungherò affatto sulla campagna acquisti, su top player da prendere o da non prendere, dato che i residui calcio polari, come estremo tentativo di dare il colpo di coda, stanno provando non solo a bloccare l’ascesa bianconera, ma a stabilire a tavolino (in questo sono bravissimi), chi dovrà emergere, a prescindere se sia davvero più forte degli altri.
E così, poiché in casa rossonera i denari sono finiti, pare ovvio che Galliani pensi a tirare i remi in barca, in attesa di tempi migliori, e ben sapendo che quando detti tempi migliori, lui con i suoi intrallazzi potrà avere ben ragione della concorrenza, facilmente ricattabile o ingabbiabile, ha solo bisogno che sia tamponata e messa fuori causa la Juventus, magari per anni, intimidendo società, giocatori o chi volesse venirci, provando nuovamente ad usare i pentiti a gettone quali i suoi amici Carobbio e Masiello, o altri nei pentiti, da manipolare per la necessità.
Dunque un provvisorio asse Roma – Napoli verrà lanciato a furor di popolo, tanto durerà poco, ma utilissimo attualmente per fare il gioco sporco, e non ci sarà poi tanto da sospettare che queste due squadre saranno portate molto in alto, basti pensare come è stata già annullata la squalifica di Mazzarri dopo la pagliacciata di Pechino, peraltro rimasta impunita, dato che il Napoli non è stato neppure deferito.
Chiudo quindi questa anomala presentazione al campionato, annunciandovi che nelle prossime settimane avrò modo, in sede di postille, di parlare e molto, del geometra Galliani, e delle voci che mi sono arrivate circa suoi interessi personali su società di vendita diritti televisivi delle squadre italiane all’estero, che poi sarebbe lo strumento che a lui da ricchezza e potere, consentendogli di fare l’elemosiniere con diversi presidenti zerbini di squadre di calcio.
E ricordo infine che sabato Conte sarà in tribuna, ma domenica l’arrestato e poi rilasciato, ma sempre accusato di associazione a delinquere, Mauri Stefano, sarà regolarmente in campo.
Evidentemente la giustizia che difende quel cialtrone dell’ex presidente della A.S. Roma, attuale presidente del CONI, Petrucci, supportato dall’incompetente Abete,è questa.
TESSERA N° 3   LARGO ALLA GIOVENTU'


 


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