Autore Topic: MICHEL PLATINI  (Letto 10341 volte)

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MICHEL PLATINI
« il: 21 Giugno 2011, 11:51:02 »
Michel François Platini (Jœuf, 21 giugno 1955) è un ex calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo francese, presidente dell'UEFA dal 26 gennaio 2007.

Legò il suo nome a quello della Juventus con cui giocò dal 1982 al 1987, quando terminò la carriera, dopo aver conquistato numerosi trofei, a soli 32 anni.

Ottenne grandi soddisfazioni anche con la maglia della nazionale francese che nel 1984 vinse il campionato di calcio europeo, disputatosi proprio in Francia. Fu il primo grande traguardo ottenuto dalla Nazionale francese, grazie anche ai gol di Platini che si laureò capocannoniere del torneo con 9 gol in 5 partite. Con i bleus disputò inoltre da protagonista tre edizioni dei Campionati mondiali, centrando il quarto posto nel 1982 e il terzo nel 1986, e le Olimpiadi di Montréal 1976.

Nominato Calciatore francese del XX secolo dalla rivista France Football (2000), è l'unico calciatore ad aver vinto il Pallone d'Oro per tre anni consecutivi (dal 1983 al 1985). Anche Johan Cruijff e Marco van Basten riuscirono a conquistare il trofeo tre volte, ma non consecutive. Nella graduatoria del 1983 segna il massimo distacco in percentuale dal secondo classificato nella storia del premio, totalizzando ben 5 volte (110 contro 26) il punteggio di Kenny Dalglish, centrocampista del Liverpool. Platini ha anche ottenuto due palloni di bronzo quale terzo classificato negli anni 1977 e 1980, cosa che nella classifica "all time" del pallone d'oro lo colloca al secondo posto dietro al tedesco Franz Beckenbauer.

L'Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, organizzazione riconosciuta dalla FIFA, lo ha inserito al 7º posto nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo (quinto fra i giocatori europei e primo fra i calciatori francesi). In una lista simile, la rivista di calcio inglese World Soccer lo ha inserito al 5º posto nella classifica dei migliori calciatori del secolo (primo calciatore francese). Ha anche raggiunto la percentuale di voto più alta nella votazione del premio "Calciatore dell'anno" assegnata dalla stessa rivista: nell'anno d'oro 1984 ottenne il 54% delle preferenze, risultando tuttora l'unico giocatore ad aver superato la soglia del 50%.

Reputato uno dei migliori calciatori e specialisti del calcio di punizione nella storia, fu tra i principali artefici dei successi della Nazionale francese e della Juventus negli anni ottanta. Dotato di un bagaglio tecnico di primissimo ordine, era un regista dalla tecnica sopraffina, con visione del gioco notevole e in possesso di un innato fiuto per il gol tale da renderlo persino piu prolifico di molti attaccanti della sua generazione. Negli anni in bianconero sviluppò anche una grande capacità di elevazione che lo portò ad incrementare il suo già vasto repertorio con pregevoli gol di testa. La sua grande capacità tecnica e l'attitudine ad essere un leader gli valsero il soprannome di Le Roi (Il Re, in francese).
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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #1 il: 21 Giugno 2011, 11:52:47 »
Nel 1973 fa il suo debutto tra i professionisti in Francia, firmando un contratto con il Nancy. Nella prima stagione da titolare, 21 presenze e 2 gol, il Nancy retrocede, ma solo per differenza reti. L'anno seguente, col Nancy, vince il Groupe Sud della Division 2 ed anche la finale per l'attribuzione del titolo onorifico di vincitore della Serie B francese contro il Valenciennes, vincitore del Groupe Nord. Nella stagione 1976-1977, raggiunge il 4° posto in campionato, miglior piazzamento della storia del club, dal passaggio al professionismo (1967); nel 1978 vince la Coppa di Francia, con un gol, da capitano, nella finale del Parco dei Principi contro il Nizza. La stagione 1978-1979 è particolarmente travagliata: ritenuto responsabile del fallimento ai mondiali d'Argentina 1978, viene fischiato dal pubblico; inoltre, nella trasferta di Saint-Étienne (4a di andata), si procura una triplice frattura del malleolo, che lo costringe ad un'assenza di 6 mesi. A scadenza del contratto, si trasferisce proprio al Saint-Étienne, una delle squadre principali in Francia in quegli anni. Con 127 gol (in 215 partite, media 0,59 gol a partita), Platini è tuttora il miglior cannoniere della storia del Nancy.

Con il Saint-Étienne vince il campionato in Francia nel 1981.
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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #2 il: 21 Giugno 2011, 11:55:06 »
La Juventus acquista Platini pochi giorni dopo aver concluso l'acquisto di un altro grande campione, Boniek. Questa scelta personale di Gianni Agnelli, costringe la società a privarsi dell'ottimo Liam Brady che aveva condotto la squadra a due titoli consecutivi, a causa della norma che permetteva la presenza in squadra al massimo di 2 stranieri.

Il cartellino di Platini è pagato 250 milioni di lire, per Platini il contratto biennale prevedeva 400 milioni di lire l'anno. La prima parte della stagione non è esaltante, a causa delle difficoltà di ambientamento da parte di Platini al calcio italiano e alla difficoltà di integrarsi in un gruppo che contava 6 titolari della nazionale campione del mondo in Spagna. Nel girone di ritorno però, le prestazioni di Platini vanno in crescendo, trascinando la Juventus in una grande seconda parte di stagione. Sebbene lo scudetto andrà alla Roma, la Juventus riesce ad arrivare in finale di coppa dei campioni, eliminando nei quarti di finale l'Aston Villa campione in carica, grazie anche ad una doppietta di Platini nella partita di Torino vinta per 3 a 1, dopo la vittoria dell'andata per 2 a 1. In finale, la Juventus non riesce però a esprimere il proprio gioco contro l'Amburgo, che nonostante i pronostici sfavorevoli dell'andata, si aggiudica la coppa vincendo per 1 a 0 nella finale di Atene.

La distrazione europea costerà alla Juve anche la mancata rimonta sulla Roma, e si dovrà accontentare del secondo posto in campionato[24]. L'unica consolazione dell'anno sarà la conquista della Coppa Italia: dopo aver perso per 2-0 la finale di andata contro l'emergente Hellas Verona al Bentegodi, ancora Platini sarà il protagonista della grande rimonta bianconera nel ritorno al Comunale di Torino, realizzando una doppietta nel 3-0 che dopo i tempi supplementari condurrà il trofeo sotto la Mole.

Platini comunque conquista quell'anno il primo dei tre titoli consecutivi come primatista tra i cannonieri del campionato italiano di calcio.
 
1983-1984

Nella stagione 1983-1984, la Juventus torna a puntare alla vittoria dello scudetto e sulla Coppa delle Coppe.

La sfida per lo scudetto sarà una corsa a due: prima con il Torino, che dura fino al 26 febbraio 1984, quando nel derby della Mole, la Juventus si impone per 2 a 1 con una doppietta di Platini e poi fino al termine con la Roma campione in carica, che alla fine sarà staccata di soli 2 punti (43 per i bianconeri contro i 41 dei giallorossi di Liedholm).

Anche la Coppa delle Coppe va ai bianconeri che, dopo aver eliminato il Paris Saint Germain negli ottavi di finale, e il Manchester United in semifinale, in finale si impongono sul Porto per 2 a 1.

Platini migliora ancora il suo gioco divenendo sempre più il faro della squadra e segnando un maggior numero di gol: 20 su 28 presenze, una cifra che gli permetterà di vincere uno storico duello a distanza per il titolo di capocannoniere con il fuoriclasse brasiliano Zico, giunto quella stagione in Italia nelle file dell'Udinese.

Platini conquista il suo primo Pallone d'oro nel 1983, battendo con 110 preferenze lo scozzese Kenny Dalglish fermo a 26 preferenze.
 
1984-1985

La stagione 1984-1985 vede la Juventus nuovamente a caccia della sua prima Coppa dei Campioni. La stagione si rivelerà a due volti per la squadra di Torino, che in campionato non riuscirà a bissare il titolo dell'anno precedente, chiudendo solo sesta, alle spalle oltre che del sorprendente Verona campione d'Italia, anche del Torino,dell'Inter, della Sampdoria e del Milan. La stagione per Platini è comunque positiva, con la terza affermazione nella classifica dei marcatori (18 goal, davanti ad Altobelli e Maradona) ed il secondo Pallone d'oro vinto sul finire dell'anno solare 1984. A gennaio 1985 arriva un'altra affermazione europea per la Juventus e Platini: la vittoria nella Supercoppa europea contro i campioni d'Europa in carica del Liverpool con un secco 2-0 firmato Boniek ma ispirato dal solito Platini.

In Coppa Campioni, la Juventus arriva facilmente alle fasi finali battendo agevolmente prima l'FC Ilves e negli ottavi di finale il Grasshoppers. Anche nei quarti di finali la Juventus passa facilmente eliminando lo Sparta Praga, mentre in semifinale, Platini e compagni si trovano di fronte il Bordeaux campione di Francia in carica, e nelle cui file militano molti compagni di nazionale dello stesso Platini. La partita si decide nel turno d'andata, con la netta affermazione della Juventus per 3-0 alla quale Platini contribuisce con un gol ed un assist per Boniek. La partita di ritorno vedrà poi l'inutile vittoria per 2-0 dei francesi.

Arriva dunque la terza finale europea in tre anni per Platini, la seconda in Coppa Campioni: il 29 maggio a Bruxelles, c'è ancora il Liverpool. La partita, che passerà alla storia come la Strage dell'Heysel a causa degli incidenti provocati dagli hooligans inglesi, che causarono la morte di trentanove persone sulle tribune dello stadio, fu vinta dalla Juventus per 1-0 con un goal di Platini su rigore causato da un fallo su Boniek, imbeccato dallo stesso Platini con un lancio da 50 metri.

A causa degli incidenti, tutte le squadre inglesi furono bandite dalle competizioni europee per cinque anni, e il Liverpool per sei.

Platini chiude l'edizione della coppa da capocannoniere con 7 gol.

1985-1986

Per la Juventus è una stagione di rinnovamento, si chiude il ciclo glorioso della squadra che ha dominato in Italia ed Europa negli ultimi 3 anni. Vanno via tra gli altri Paolo Rossi, Boniek, Claudio Gentile, che era stato ceduto alla Fiorentina l'anno prima, e Marco Tardelli. Arrivano giovani promettenti come Massimo Mauro e Michael Laudrup, insieme ai piu esperti Lionello Manfredonia ed Aldo Serena. Platini resta il leader di una squadra che vede ancora Giovanni Trapattoni in panchina.

Le prime giornate di campionato fugano ogni dubbio su quale potesse essere la forza della nuova Juve: viene stabilito il record di 8 vittorie consecutive iniziali in campionato a 16 squadre (superato solo vent'anni dopo, sempre dai bianconeri, con 9 vittorie nel 2005-06) che lanciano subito la Juventus in verso il suo 22º scudetto, il secondo per Platini, anche se si deve resistere ad una poderosa rimonta della Roma nel girone di ritorno.

A livello individuale, Platini sembra non veder diminuita la sua capacità di essere decisivo in zona gol segnando complessivamente 12 reti. Sul finire del 1985 Platini si aggiudica il terzo Pallone d'oro della sua carriera, quarto consecutivo per un giocatore della Juventus, dopo quello di Paolo Rossi e i primi due del sopracitato Platini.

A causa della squalifica delle squadre inglesi dalle competizioni europee, Platini e compagni devono rinunciare alla finale di Supercoppa UEFA contro l'Everton, ma vincono la Coppa Intercontinentale ai danni dell'Argentinos Juniors nella finale di Tokyo.

La partita si deciderà ai calci di rigore, dopo che i 90 minuti regolamentari si erano chiusi sul 2-2 con i goal bianconeri siglati da Platini su rigore, e da Laudrup su assist pregevole dello stesso Platini. Durante i 90 minuti regolamentari, Platini si vede annullato un goal regolare (giudicato come il più bel gol della sua carriera: sugli sviluppi di un calcio d'angolo, stop di petto, sombrero sul marcatore col tacco destro e tiro al volo, di sinistro, sul palo lungo), decisione alla quale protesterà con una scena entrata nella storia: sdraiandosi a terra a gambe incrociate, con la mano sotto il mento e sorridendo al direttore di gara al quale rivolgerà successivamente un ironico applauso. Da molti, quella partita, viene considerata come la più bella del 1985 e una delle migliori della finale intercontinentale giocata a Tokyo.

1986-1987


Il processo di rinnovamento della Juventus prosegue, e del gruppo storico rimangono solo Scirea e Cabrini. Platini disputa una stagione sottotono in zona gol, realizzando appena due marcature in campionato. Il campionato sarà vinto dal Napoli di Diego Armando Maradona, e anche in Coppa Campioni, l'avventura termina presto per mano del Real Madrid.

A fine stagione Platini annuncia il suo addio al calcio giocato a soli 32 anni, in una intervista rilasciata allo Stadio Comunale nella quale il campione adduce motivazioni fisiche: non riuscendo più a raggiungere la forma necessaria per esprimersi ad alti livelli, rifiuta un arretramento "tattico" e preferisce anticipare il ritiro.
« Ultima modifica: 21 Giugno 2011, 11:57:38 da Gordon Gekko »
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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #3 il: 21 Giugno 2011, 11:58:22 »
Mondiale 1978

Nel 1978 Platini disputa il primo dei suoi tre mondiali. Nella prima partita la Francia affronta l'Italia. Passata in vantaggio, viene prima raggiunta e poi superata dagli azzurri. Nella seconda deve vedersela con l'Argentina. Platini segna il momentaneo pareggio, ma alla fine i padroni di casa s'impongono per 2-1. Ormai fuori dai giochi qualificazione, i bleus concludono la loro avventura mondiale battendo l'Ungheria per 3-1.

Mondiale 1982

Dopo la mancata qualificazione al Campionato europeo di calcio 1980, la Francia si presenta al Campionato mondiale di calcio 1982 esordendo con una sconfitta contro l'Inghilterra per 3-1 dopo un momentaneo pareggio. Nella seconda partita contro il Kuwait, che vede a segno anche Platini, s'impone invece per 4-1, pareggiando poi la terza 1-1 con la Cecoslovacchia.

Si qualifica per la seconda fase dove trova l'Austria e l'Irlanda del Nord. Battuta la prima, contro cui Platini non gioca, per 1-0, ha la meglio sulla seconda per 4-1.

Arriva così in semifinale che la vede di fronte alla Germania Ovest. I tempi regolamentari si concludono sull'1-1 con Platini che su rigore risponde al momentaneo vantaggio tedesco. Nei supplementari la Francia riesce a portarsi sul 3-1, ma la squadra tedesca, con una rimonta, giunge al pareggio per poi avere la meglio per 5-4 ai calci di rigore.

L'avventura dei transaplini si chiude con la finale per il terzo e quarto posto contro la Polonia, che riesce ad avere la meglio per 3-2. Platini salta anche questa partita.

Europeo 1984

La Francia, paese ospitante, si aggiudica la vittoria finale del Campionato europeo di calcio 1984 trascinata da uno strepitoso Platini, che si laurea anche capocannoniere del torneo con 9 marcature, più del doppio rispetto al precedente record di reti (per una singola edizione) per questo torneo, fino allora detenuto dai tedeschi Gerd Müller (che al Campionato europeo di calcio 1972 ne aveva siglati 4) e Dieter Müller (che ne siglò altrettanti quattro anni dopo, in Jugoslavia 1976 rubando il monopolio del primato al più celebre, omonimo connazionale). Nelle edizioni successive nessuno superò le 5 segnature.

La prima partita è contro la Danimarca, e proprio Platini consegnerà la vittoria ai francesi con il gol dell'1-0 finale. La cavalcata dei galletti prosegue con il sonoro 5-0 ai danni del Belgio al quale Platini contribuisce segnando una tripletta. La terza partita è una pura formalità in quanto la Francia è già matematicamente prima; la Jugoslavia impegna però i padroni di casa portandosi in vantaggio per 2-0 prima che Platini realizzi la sua seconda tripletta consecutiva che vale il 3-2 per la Francia. Si arriva così ai turni ad eliminazione diretta: per la Francia in semifinale c'è il Portogallo. È una partita avvincente, che si rivelerà la migliore del torneo: i tempi regolamentari finiscono sul 1-1. Al gol su punizione del difensore Domergue nel primo tempo, risponde il portoghese Jordao a un quarto d'ora dalla fine. Si va quindi ai supplementari, il Portogallo segna ancora con Jordao e la Francia, che vede affiorare l'incubo della sconfitta davanti al pubblico di casa, si butta disperatamente in avanti. Al termine di un'azione convulsa in area portoghese, Platini viene atterrato in area; la palla giunge a Jean-François Domergue che, da pochi metri realizza il 2-2 al 114º. Sarà proprio Platini, al 119º minuto di gioco, a siglare il gol che vale la finale, grazie a un tocco da distanza ravvicinata.

Nella finale allo Stadio dei Principi la Francia trova la Spagna, battuta grazie ad una punizione dell'immancabile Platini e al raddoppio nella ripresa di Bruno Bellone e la vittoria finale.

Mondiale 1986

La Francia, campione d'Europa in carica, si presenta come una delle favorite. Una formazione ricca di talenti e trascinata dal tre volte pallone d'oro Platini. Passato abbastanza agevolmente il girone eliminatorio, la Francia affronta nel primo turno ad eliminazione diretta l'Italia, campione del mondo in carica. La formazione azzurra non ha trovato un ricambio generazionale all'altezza del titolo che porta, e si presenta in Messico senza ambizioni di primissimo livello. La Francia si impone agevolmente 2-0, e proprio Platini aprirà le marcature con un gol frutto di un inserimento centrale e tocco-sotto davanti al portiere in uscita. Passato il turno, alla Francia spetta l'altra grande potenza del calcio mondiale: il Brasile che, al contrario dell'Italia, può contare su una formazione all'altezza del suo blasone, con talento in ogni reparto e stelle di primissima grandezza: su tutti Zico. I verdeoro passano in vantaggio con Careca al 18º dopo un'azione in velocità, ma ancora Platini trova il pareggio per la sua squadra in chiusura di primo tempo con un tocco ravvicinato sotto porta. Il risultato non si sblocca nel secondo tempo complice anche l'errore di Zico dal dischetto. Ai rigori la Francia si impone nonostante l'errore di Platini. Ad attenderla ancora la Germania Ovest, la terza squadra più blasonata del calcio mondiale. Provata dalla fatica della sfida con il Brasile, la Francia non riuscirà ad esprimere il suo miglior calcio, e ancora una volta soccomberà ai tedeschi. Platini e compagni si consolano con la vittoria nella finale per il terzo posto con il Belgio.

Platini è tuttora il secondo marcatore di sempre con la maglia della Nazionale francese, con 41 gol e 72 presenze, alle spalle di Thierry Henry con 51 gol e 118 presenze.
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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #4 il: 21 Giugno 2011, 11:59:47 »
Carriera da allenatore

Dopo il suo ritiro dall'agonismo ha ricoperto il ruolo di commissario tecnico della Nazionale francese (dal 1º novembre 1988 al 17 giugno 1992), senza però ottenere i successi avuti da calciatore.

Divenuto l'allenatore dei galletti dopo la mancata qualificazione al campionato d'Europa 1988, Platini non riuscì a far qualificare i francesi al campionato del mondo 1990: fu sopravanzato nelle eliminatorie da Scozia e Jugoslavia.

Al campionato d'Europa 1992 fu eliminato nella fase a gruppi da Danimarca e Svezia.

 Carriera da dirigente


Attuale vicepresidente della Federcalcio francese, dal 2002 ricopre la medesima carica nell'Esecutivo della FIFA[29]. Il 26 gennaio 2007 ha vinto le elezioni per la presidenza della UEFA con 27 voti favorevoli, contro i 23 di Lennart Johansson[30]. Il 22 marzo 2011 è rieletto, per acclamazione, Presidente dell'organo di governo del calcio europeo.

È stato presidente del comitato organizzatore del Campionato mondiale di calcio 1998.

Riforma delle Coppe europee e dei regolamenti

Un punto importante della campagna elettorale per la presidenza UEFA fu la riforma delle Coppe europee, in particolar modo della Coppa dei Campioni in quanto, secondo lo stesso Platini, anche le squadre Campioni nazionali dei paesi minori dovevano avere il diritto di giocare, o tentare di giocare, la fase a gironi autunnale.

Il 30 novembre 2007 venne approvato il nuovo format per il triennio 2009-2012; le squadre schierate dai campionati principali, Spagna, Italia e Inghilterra saranno quattro, di cui tre ammesse direttamente al Primo Turno, mentre la quarta eventualmente dopo aver vinto il turno preliminare.

Le partecipanti di diritto alla Fase a Gironi passeranno da 16 a 22, comprendendo oltre alle terze classificate dei primi 3 paesi del Ranking UEFA, le squadre campioni Nazionali dei paesi dal 7º al 12º (o 13º) posto.

Per i rimanenti dieci posti si qualificheranno le cinque campioni Nazionali che avevano superato la Fase Preliminare e le cinque squadre delle federazioni forti, accontentando sia le federazioni dell'Est (come promesso in campagna elettorale) che quelle ricche (Italia, Germania, Spagna e Inghilterra).

La finale, dopo 54 anni, non si disputerà più di mercoledì, ma di sabato.

Platini è inoltre impegnato in un processo di riequilibrio economico del calcio europeo che aumenti il controllo sulla sostenibilità economica dei bilanci delle squadre impegnate nelle competizioni organizzate dalla UEFA.

In una intervista del febbraio 2009, Platini si è detto contrario all'applicazione della moviola in campo, ma favorevole all'aumento del numero degli arbitri schierati in campo

Il 4 novembre 2010 Platini riceve in sede della Juventus F.C. la prima stella a lui dedicata, quale grande campione della storia del club, che andrà ad adornare il nuovo stadio della società. Platini ritirando il premio dichiara "è sempre una grande emozione tornare alla Juventus..."
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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #5 il: 21 Giugno 2011, 12:04:00 »
 Palmarès


    Campionato francese di seconda divisione: 1

    Nancy: 1974-1975

    Coppa di Francia: 1

    Nancy: 1977-1978

    Ligue1  Campionato francese: 1

    Saint-Étienne: 1980-1981

    Coppa Italia: 1

    Juventus: 1982-1983

    Campionato italiano: 2

    Juventus: 1983-1984, 1985-1986

Competizioni internazionali

   Coppa delle Coppe: 1

    Juventus: 1983-1984

    Supercoppa UEFA: 1

    Juventus: 1984

    Coppa dei Campioni: 1

    Juventus: 1984-1985

    Coppa Intercontinentale: 1

    Juventus: 1985

 Nazionale

    Campionato d'Europa: 1

    Francia 1984

   


 Individuale

    Calciatore francese dell'anno: 2

    1976, 1977

  Pallone d'oro: 3

    1983, 1984, 1985

    Onze d'or: 3

    1983, 1984, 1985

    World Soccer's World Player of the Year: 2

    1984, 1985

    Super Onze d'or: 1

    1995

    Golden Foot: 1

    2004

    Capocannoniere della Serie A: 3

    1982-1983 (16 gol), 1983-1984 (20 gol), 1984-1985 (18 gol)

    Capocannoniere dell'Europeo: 1

    Francia 1984 (9 gol)

    Capocannoniere della Coppa dei Campioni: 1

    1984-1985 (7 gol ex aequo con Torbjorn Nilsson dell'IFK Goteborg)

    Miglior giocatore dell'Europeo: 1

    Francia 1984

    Miglior giocatore della Coppa Intercontinentale: 1

    1985

   World Soccer's World Manager of the Year: 1

    1991



    Champion des champions, conferito dal quotidiano francese L'Équipe: 2

    1977, 1984

    Nominato Miglior calciatore degli anni 1980 dall'associazione European Sports Magazines

    1989

    Inserito nel FIFA World Cup All-Time Team dalla Fédération Internationale de Football Association

    1994

    Inserito nel FIFA World Team of the 20th Century dalla Fédération Internationale de Football Association

    1998

    Nominato Calciatore francese del XX secolo dalla rivista France Football

    2000

    Inserito nel FIFA Dream Team dalla Fédération Internationale de Football Association

    2002

    Inserito nel FIFA 100

    2004

    All-Time Great European Footballer, conferito dal English Football Hall of Fame

    2008


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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #6 il: 21 Giugno 2011, 12:06:31 »
IPSE DIXIT

Con la maglia bianconera ho vissuto i momenti più belli della mia carriera: due scudetti, una Coppa dei Campioni (in una serata tristissima), una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale in cinque stagioni. Sono successi che un calciatore può raggiungere solo se gioca in una grandissima squadra. Ma non è soltanto per i trofei conquistati che sono orgoglioso di aver coronato la mia carriera giocando nella Juventus: è anche la consapevolezza di appartenere, per tutta la vita, ad uno dei pochi miti dello sport.
Per me Juventus vuol dire storia del calcio. Una storia fatta da squadre indimenticabili e da giocatori che con il loro agonismo e la loro genialità hanno scritto alcune delle pagine più belle ed importanti nel libro del calcio mondiale. Juventus vuoi dire cultura e stile che distinguono i dirigenti, gli allenatori ed i giocatori juventini. Infine Juventus vuoi dire passione e amore: la passione che unisce i milioni di tifosi in tutta Italia, in tutto il mondo; l'amore per la maglia bianconera che esplode nei momenti di trionfo e non diminuisce in periodi meno felici.

Archivio Juventus: Prefazione di Michel Platini, 1998

Ho cominciato a giocare nella squadra più forte della Lorena, continuato nella squadra più forte di Francia, e finito nella più forte del mondo.

Fifa.com

Non solo ammiro Johan: è il mio idolo; lo è stato fin da quando ero ragazzo. Per me è stato semplicemente il più forte giocatore che abbia mai visto in vita mia: era il più completo, organizzatore, realizzatore... il più carismatico di tutti

Intervista (YT)

   - È stato un calciatore fantastico, l'orgoglio di Francia. I suoi titoli parlano da soli. (Kenny Dalglish; citato in European Hall of Fame 2008 )

    -Gran livello, un fenomeno. In Italia ha vinto tutto, ma mi ha sempre dato l'impressione di non divertirsi giocando a calcio. Era molto freddo, troppo.  (Diego Armando Maradona)

    -L'abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras. (Gianni Agnelli)

    -Nella Juve nessuno è mai stato al suo livello e se in futuro ci sarà qualcuno che lo supererà lo ammetteremo a malincuore. (Gianni Agnelli)

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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #7 il: 21 Giugno 2011, 12:09:24 »
Sognava, il ragazzino Michel. Come tutti quelli che hanno l’età per sognare. Inventava interminabili partite di calcio nel cortile davanti al bar del nonno, laggiù a Jouef. Il locale era pieno di italiani, perché nonno era arrivato in Lorena da Agrate Conturbia, provincia profonda di Novara, in cerca di fortuna. E dall’Italia erano arrivati in tanti, all’epoca, per lavorare nelle miniere della regione.
Sognava, il ragazzino Michel. Inventava sfide mondiali che naturalmente vinceva, perché con un po’ di fantasia si vince sempre. Il suo idolo si chiamava Pelé, e in mezzo al cortile Pelé era lui, lui e nessun altro. Per questo, ogni volta che gli capitava di dover firmare un pezzo di carta, si divertiva a storpiare il proprio cognome. Il ragazzino Michel si trasformava, si chiamava Platini e ogni volta diventava Peleatini.

Destino, certo che c’entra il destino. Le origini italiane, la dannata voglia di essere calciatore, di sentirsi calciatore. Il giorno che lo chiamarono in municipio, per ritirare la sua prima carta d’identità, alla voce "professione" scrisse proprio così: calciatore. L’impiegato comunale gli spiegò che quella non era una professione; l’impiegato sbagliava, eccome se sbagliava.
Il ragazzino Michel non sarebbe mai diventato come Pelé. Era scritto che dovesse diventare Michel Platini e basta. Unico, come tutti i fuoriclasse. Diverso, nel suo modo di essere artista del pallone, così naturale da non farlo pesare, a volte nemmeno apparire.
Non aveva il fisico, da bambino. I compagni di gioco lo chiamavano "ratz", forma contratta di rase bitume, espressione lorena che significa, più o meno, rasoterra. Non aveva il fisico ma aveva la stoffa, il piccoletto. E grandi esempi da seguire. Quando aveva appena dodici anni, papà Aldo lo portò a Metz a vedere il grande Kubala, che ancora spargeva semi di classe immensa sui campi del calcio francese. Michel decise che quello sarebbe stato il suo modello, e si mise d’impegno.

NANCY E ST. ETIENNE             
Cinque anni dopo, Michel Platini firma il primo contratto da professionista, a Nancy. Seimila franchi al mese, più o meno un milione e duecentomila lire. Debutto in prima squadra il 3 maggio del 1973, Nancy-Nimes 3-1. I primi gol, due, arrivano un paio di settimane dopo, Lione-Nancy 2-4. Il Nancy è una specie di famiglia, a due passi da casa. È un divertimento, fare il calciatore.
Ma diventa mestiere, o arte, giorno dopo giorno. Cresce, Michel Platini. A dispetto di quel fisico che proprio atletico non è, a guardarlo bene. Muscoli pochi, e contro madre natura si può fare il giusto.
E allora avanti con quei piedi magici, con la classe che non si insegna e non si impara, per sopperire a certe carenze. Cresce, Michel Platini, conquista l’affetto dei tifosi e l’attenzione degli addetti ai lavori.
La maglia della Nazionale, anche. Tra i ricordi, una marea di ricordi buoni, c’è anche quella specie di favola del debutto al "Parco dei Principi" contro la Cecoslovacchia.
Il ragazzino Michel che si fa uomo, che un po’ si sente perso in quel posto pieno di gloria e di storia, ma come al solito non lo dà a vedere.

Il destino corre, e ricorre. L’Italia di Michel è quella dei racconti del nonno, delle vacanze estive tra i parenti di Agrate Conturbia.
Il futuro è ancora meno di un’ipotesi. Eppure, le strade si incrociano una prima volta l’8 febbraio del 1978, e sono dolori per gli azzurri: Michel
batte due volte Zoff su punizione, due capolavori di quelli a cui ormai ha abituato i francesi e a cui abituerà gli italiani. Uno dei due gol viene annullato, l’altro invece vale il 2-2.
Stagione ‘77-78, il Nancy conquista la Coppa di Francia. Appena dopo la gioia, Platini fa le valigie. La chiamata è di quelle che non si rifiutano, arriva dal St. Etienne.

È la consacrazione, e arriva subito dopo il Mondiale di Baires. Il St. Etienne è il motore del calcio transalpino, Michel Platini ne diventa il leader. Un indimenticato eroe di Francia, Raymond Kopa, lo consacra pubblicamente quale suo legittimo erede. Lo scudetto arriva nella stagione 1980-81, il pubblico stravede per il ragazzino diventato uomo e diventato campione, quello che non aveva il fisico e forse ancora non ce l’ha, ma non importa perché quando è laggiù, in mezzo a un campo di calcio, non si vede. Michel Platini è una favola vivente, è il brutto anatroccolo che si infila scarpe bullonate e calzoncini e scende in campo per recitare la sua parte di meraviglioso cigno.


JUVENTUS NEL CUORE   
Improvvisamente, nella vita del campione che voleva tanto essere Pelé, entra l’Italia. Non è quella dei ricordi di bambino, delle vacanze estive, dei parenti lontani.
È la Juventus, la Signora del calcio. L’avvocato Gianni Agnelli lo vede, lo stima, lo vuole. L’occasione, ancora una volta, è una sfida tra presente e futuro. Francia-Italia, 23 febbraio 1982.
Ancora Parigi, ancora "Parco dei Principi" che evidentemente è una specie di portafortuna. È la più bella partita di Michel con la maglia della sua Nazionale, lo dice lui e bisogna credergli.
Vince la Francia, segna Platini, s’innamora Agnelli.

Vecchia storia, quella dell’Avvocato che impone il campione francese alla truppa. Vecchia e più che mai vera. Accanto a Zibì Boniek doveva giocare Liam Brady. Invece arriva la stella del St. Etienne e l’irlandese se ne va alla Sampdoria. Illuminazione pura, quella del presidente della Fiat. E Boniperti, a tempo di record, chiude l’operazione.
Costa 148 milioni, il passaggio di Platini alla Juventus. Anche questo è un record, perché nel tempo il suo acquisto si rivelerà un grande affare, anche sotto il profilo economico. Ma l’aspetto finanziario, per l’Avvocato, è l’ultimo dei pensieri. Lui ha scelto Platini perché Platini corrisponde esattamente alla sua idea di calcio. Divertimento, essenza del gioco, naturalezza. Affronta il calcio con la stessa eleganza, la stessa felicità con cui andrebbe affrontata la vita.
È già Michel Platini, così unico e così irripetibile.

NON TUTTA FELICITA'
A conti fatti, se la strada fosse tutta ricoperta di petali di rosa la favola diventerebbe una poltiglia troppo zuccherata, difficile da mandar giù. La realtà è che anche i campioni soffrono. Alla legge non si sottrae neppure Platini, all’inizio del suo viaggio italiano. La sensazione è quella di andare a schiantarsi contro un muro di problemi. Quando arriva, è tormentato da noie muscolari che gli impediscono di dare il massimo in campo. E l’Italia del pallone lo mette in discussione.
Nei primi mesi a Torino coltiva quella specie di idiosincrasia alle critiche, alle domande indiscrete, ai processi, alle "pagelle". I giudizi, dice, sono troppo legati alla casualità. Di sicuro contrastano con il suo modo di interpretare il calcio, che è spettacolo puro, spettacolo e basta.
È dura, la partenza. Abbastanza da alimentare pensieri di rinuncia. Certo che ci pensa, Michel, a mollare tutto; ma poi va avanti per la sua strada. Perché un ritorno in Francia sarebbe una sconfitta. Meglio isolarsi, piuttosto. Poche interviste, pochi discorsi. Fatti, non parole.
Il vento gira, apparentemente all’improvviso. Invece, dietro alla consacrazione di Michel Platini c’è un lavoro enorme. Si è abituato così, forse per quella faccenda del fisico. Lavorare duro per sopperire a quello che la natura non ha elargito.
E poi scendere in campo per trasformare tutto quel lavoro in leggerezza, in allegra spontaneità. Michel Platini comincia a guidare palloni e uomini, a imporre il suo pensiero, a dirigere. A segnare, anche.
Capocannoniere del campionato per tre anni di fila, lui che attaccante puro non è, non canonico almeno. Regista che inventa idee per lanciare a rete i compagni, e se i compagni non raccolgono la trova da solo, la via del gol.
Perfezionista che studia mille e mille volte in allenamento quel magico, incredibile tiro di punizione dal limite dell’area, perché l’arte va coltivata con l’esercizio, anche se poi al momento della recita sembra semplicemente genialità e improvvisazione.

Anche la felicità è inesplosa. Fatta di sorrisi, non di risate. Di lieve malinconia, di sfumature. La felicità è la Juve, "quella" Juve. La Juve di Platini. Due scudetti (1983-84 e 1985-86), la Coppa Italia nell’82-83.E poi i successi internazionali. Una Coppa delle Coppe, un Mundialito, una Intercontinentale, una Supercoppa Europea. E Michel viene incoronato imperatore del calcio: vince tre volte in
fila il Pallone d’Oro, dall’83 all’85. Manca qualcosa, nell’elenco. Il trofeo più desiderato, più atteso dalla Signora del calcio. Ci voleva Michel Platini, per guidare la Juventus alla conquista della Coppa dei Campioni.

Il 29 maggio dell’85 c’è la finale contro il Liverpool, a Bruxelles. Dovrebbe essere ricordata come la notte della festa infinita. Passa alla storia come la notte della tragedia, della follia, della morte assurda. Poco prima della partita, gli hooligans inglesi vanno all’assalto dei tifosi italiani. La gente, impaurita, cerca vie di fuga impossibili. Restano trentanove corpi senza vita, sugli spalti del vecchio stadio Heysel. Sul campo, i giocatori di Juventus e Liverpool giocano immersi nell’incubo. Hanno deciso di giocare perché in quel momento è l’unica scelta possibile. Michel Platini, come tutti quelli che hanno vissuto quelle ore d’angoscia, esce profondamente segnato dall’esperienza. Forse più di altri si interroga sul senso di ciò che è successo. Porta la sua Juve nella storia, ma non ha tempo nè voglia di far festa.

Non è finita, l’epopea del campione. Ma nelle ultime due stagioni torinesi l’antidivo Michel guadagna spazio sul fuoriclasse Michel. Nei pensieri, nei comportamenti. C’è ancora spazio per l’ultimo scudetto, per la Coppa Intercontinentale, per gli applausi di un’Italia che finalmente gli è entrata nel sangue, così passionale e sanguigna, così diversa da lui ma - proprio come lui - così unica.
Nelle ultime due stagioni torinesi, e italiane, si consuma l’addio. Almeno nella sua testa. La data ufficiale resta scritta negli annuari del calcio: 17 maggio 1987, Juventus-Brescia si conclude sul 2-1 e finisce alle 17,47. Il campione esce dal campo per l’ultima volta.
In Italia, con la maglia della Juventus, ha giocato 222 partite e segnato 103 reti, tra campionato e coppe. Ha vinto due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, un Mundialito. E tre volte il Pallone d’Oro. Ce n’è abbastanza per entrare nella leggenda.
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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #8 il: 21 Giugno 2011, 12:12:15 »










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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #9 il: 21 Giugno 2011, 12:15:24 »




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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #10 il: 21 Giugno 2011, 13:19:03 »
DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL GIUGNO 1987:

«Platini è stato qualificato giustamente una delle grandi “altezze” del calcio. Non ricordo quasi nessuno bravo come lui. Illuminava il gioco come il “Schiaffin” (Schiaffino) dei bei tempi. Non era molto veloce, ma dietro aveva cursori mobili pronti a dargli una mano. Le sue punizioni lasciavano secchi gli avversari. Era di un bello vederlo calciare. Purtroppo è ritornato dal Mundial, come Maradona d’altronde, completamente sfiatato, esausto, ed ha cominciato il malinconico tramonto. Platini mi sembrava troppo francese per essere mezzo italiano, in Italia faceva il “filogallo”, in Francia il “filoitaliota”. L’ha fatto comunque guadagnando miliardi e non posso accusarlo di stoltezza. Quest’anno non l’abbiamo ammirato molto perché era spento, un po’ come la sua squadra. Direi che ha fatto bene ad andarsene. La Juve, tutto sommato, non poteva più trattenerlo. Marchesi, che io ritengo un sapiente, l’aveva capito da tempo. Fosse stato Radice l’avrebbe messo fuori squadra dall’inizio del campionato. Ti saluto Michel, il tuo ricordo è impresso nella memoria».
Gianni Brera

«Prima di tutto devo dire che Michel Platini è stato uno dei più grandi personaggi del calcio di questi ultimi venti anni. Lo è stato nei valori, nello stile e nel modo di sdrammatizzare determinate situazioni. La gente vedendolo giocare si divertiva. Con lui lo spettacolo era assicurato. Platini, in parole povere, era insomma un campionissimo in campo e fuori. Il francese, inoltre, con le sue geniali invenzioni ha portato in Italia un repertorio nuovo. Sul piano tecnico non ha avuto rivali. I suoi calci di punizione erano autentici capolavori. Per conto mio è stato il numero uno in assoluto. Noi tutti come sportivi e come addetti ai lavori gli possiamo solo dire grazie, un grandissimo grazie, per tutto quello che ha fatto per il calcio italiano e internazionale».
Candido Cannavò

«Il calcio con l’uscita di scena di Platini perde un grandissimo personaggio. Il francese era ineguagliabile. Con lui il divertimento era assicurato. La sua mancanza verrà sicuramente avvertita perché Michel non solo era capace di sdrammatizzare ogni situazione, ma riusciva col suo immancabile húmor a rendere piacevole momenti talvolta imbarazzanti. È stato il più grande playmaker dei nostri tempi, un campione insostituibile, abile e corretto. Un vero signore su un campo di calcio. L’Italia non può che ringraziarlo per quanto ha fatto, anche se la soddisfazione di vincere qualcosa l’ha avuta solo nel nostro Paese con la squadra bianconera. Cosa perde la Juventus col suo abbandono? È difficile fare una valutazione. Sul piano psicologico senz’altro moltissimo. Soprattutto perché Platini con le sue invenzioni e con la stessa presenza era capace di condizionare non poco qualsiasi avversario».
Sandro Ciotti

«Tutti hanno capito il calciatore Platini, l’uomo non è stato sempre compreso, non si è fatto sempre capire questo francese dall’indubbia intelligenza, dalla risposta pronta con chiara predilezione dialettica per i paradossi, i silenzi polemici, la battuta ironica. Se ne va un campione, un pezzo della storia del calcio. Ed anche un simbolo della Juventus. Il suo addio, annunciato e presagito, è stato comunque penoso ed amaro come tutti quelli dei grandi campioni. Da appassionato di calcio ed addetto ai lavori non posso che ringraziarlo per quanto ha dato a questo sport, per quanto l’ha fatto amare nella sua accezione più nobile. Resterà come un ricordo ideale nella memoria di tutti quelli che amano il calcio. Michel se ne va lasciando un’idea di inimitabilità, non riusciremo ad averne un altro come lui pure in un calcio che azzera o cancella con grande facilità tutti i suoi miti. Platini guida idealmente la legione degli stranieri al passo d’addio».
Domenico Morace

«Michel Platini ha rappresentato la modernità, non solo per il calcio italiano, ma ovviamente anche per quello mondiale. Ha coniugato la destrezza dei piedi con la destrezza del cervello, sintesi spesso difficile nel football e fuori dal football. Sul valore tecnico del giocatore è dunque impossibile discutere, anche se in alcuni casi è venuta a meno la capacità agonistica, dimostrata invece in altre circostanze: ed è questo il solo aspetto negativo del fuoriclasse francese. Per fare un esempio, Platini non è mai stato Platini in occasione della finale di Coppa dei Campioni di Atene contro l’Amburgo e neppure in alcune partite decisive dei mondiali 1986; anche se in questa ultima circostanza aveva dalla sua un’importante scusante: la tendinite che da tempo l’affliggeva. La Juventus, comunque, con l’uscita dal palcoscenico dei transalpino perde il genio e dunque la genialità del gioco che infinite volte aveva contribuito a portare la squadra su un gradino più alto delle altre. Ma alla fine dilungarsi sulle virtù di Platini ci sembra di parlare al vento: perché il calcio è cosa da vedersi ed apprezzarsi sul momento».
Giorgio Reineri

«Platini per il calcio italiano ed internazionale ha rappresentato l’ultima grande meraviglia, dopo quella dei fasti passati di Rivera, per la classe, e in contemporanea di Falçao. Per il calcio mondiale il transalpino è stato una grandissima stella, purtroppo rara, che ha acceso le luci dei tempi moderni. Di Platini verrà ricordato il modo in cui è riuscito a ritirarsi da un palcoscenico ancora suo, l’atto di successi continui accompagnati da indimenticabili prestazioni personali. In questa sua decisione, il campione francese mi ha ricordato in particolare modo Boniperti. Stesso tipo di dignità nel momento in cui ha deciso di lasciare il calcio. Un segno di signorilità senza dubbio qualificante. Non sarà stato facile. Questo tipo di sofferenza è riuscito a superarla recitando la parte più difficile del suo ruolo di grandissimo. Questo canto del cigno, che non è un autogol, è il più grande ricordo della sua ineguagliabile carriera».
Carlo Grandini

«Dire che cosa ha rappresentato Michel Platini per il nostro calcio è abbastanza facile. Il francese è stato un grande professionista, freddo, elegante, perfetto. Un vero signore dei campi da gioco. Non certamente un eroe popolare come qualcuno potrebbe supporre, bensì un calciatore più ammirato e rispettato, che amico. È stato, comunque, un grande di questo decennio, l’erede naturale di Cruijff e Beckenbauer in campo internazionale. Forse non è riuscito ad accattivarsi le simpatie della gente per il suo comportamento talvolta strano ed imprevedibile nella vita e non di fronte agli avversari. Ma la sua classe non si discute. Cosa perde il campionato con l’uscita di scena di questo asso? Perde moltissimo, perde un giocatore con qualità tecniche indiscutibili e spettacolari. Ma perde, soprattutto, sarà bene ricordarlo, un uomo che al calcio ha dato una svolta nobile e qualitativa come nessun altro».
Gianni De Felice

«Cos’era Platini per il calcio italiano? Il francese è stato senza dubbio il simbolo del successo della Juve in questi ultimi anni. Ha rappresentato la grande contraddizione del calcio e trasformato, con le idee di Trapattoni e Boniperti, in risultati prestigiosi ogni sua apparizione. Platini era simbolo di grande talento. Non è poco, infatti, aver vinto, nel nostro difficilissimo campionato, per tre anni consecutivi la classifica dei marcatori. Michel è stato un grande del calcio ed un signore nella vita. Essere riuscito in una città come Torino a restare un personaggio di rilievo per molto tempo non è cosa da poco. La Juve cosa perde col suo ritiro dalle scene? Con l’ultimo Platini non molto, però avrebbe perso sicuramente tantissimo, ed in maniera impensabile, due o tre anni fa. Oggi la Juve perde, comunque, un punto di riferimento. Ma forse è un bene, considerando che Platini, lasciando i bianconeri, ha concesso intelligentemente spazio ai nuovi arrivati per costruire la squadra del futuro».
Franco Ordine

«Michel Platini è stato solo un vero professionista dello sport al pari di tanti altri professionisti, come potrebbe essere un medico, un avvocato, un ingegnere. Finalmente con lui abbiamo avuto la figura del vero sportivo professionista e spero che Platini possa diventare un esempio per tutti gli altri. Senza dubbio il giocatore transalpino ha lasciato nel nostro calcio una grossa impronta, quella di un’altrettanta grandissima personalità. Michel Platini è stato un uomo vincente, non solamente per quello che ha saputo fare e conquistare in campo sportivo, ma soprattutto per le qualità umane dimostrate, uno che ha saputo fermarsi e rinunciare all’attività, ai soldi, alla fama ed alla gloria quando ha capito che non avrebbe più potuto essere come prima, quando ha capito che il suo rendimento ed il suo interesse non erano più gli stessi. Mi voglio solo augurare che non cerchino di fargli cambiare idea per farlo giocare di nuovo, non mi piacerebbe nemmeno vederlo in vesti di allenatore di qualche squadra o come addetto in qualche società, come industriale magari, in altre vesti, ma fuori dal mondo del calcio».
Paolo Valenti

«In Italia Michel Platini ha rappresentato la genialità come ricerca, come insegnamento, come cultura. Ci ha fatto scoprire una dimensione diversa del calcio. Lui è stato capace di ridere in campo, sdrammatizzando le situazioni. Il suo è stato un messaggio giusto, importante. Ci ha fatto capire che oltre alla vittoria il calcio è anche spettacolo, gioco. È sempre stato contrario al calcio inteso solo come prodotto dei due punti, che sono poi quelli che scatenano la rabbia e la violenza, ma ha interpretato il calcio come solo un esteta può interpretarlo. La sua ironia, la sua capacità di saper perdere ce lo ha reso sempre più vicino di altri campioni. Gli dobbiamo riconoscere indubbi meriti per aver tenuto tutto sempre entro i limiti di una misura logica. In campo mondiale si è contraddistinto per la grande intelligenza. Ha saputo accoppiare il talento alla capacità di guidare una squadra. È stato diverso da altri fuoriclasse, magari anche più ricchi di talento puro come Pelè o Maradona, ma nessuno come il francese è stato in grado di miscelare le doti per essere un leader assoluto. Sicuramente in Europa è stato fra i più grandi».
Enrico Bendoni

«Platini rappresenta sicuramente il miglior giocatore degli anni Ottanta. Lo rimarrà a meno che Maradona non raggiunga obiettivi straordinari. Fuori dal campo resterà però inimitabile. Con Di Stefano, Pelè e Cruijff è da considerare il più grande in assoluto. All’olandese è più vicino per eleganza, la qualità che tanto piace all’avvocato Agnelli. Il francese, vincendo tre volte la classifica cannonieri, ha dimostrato di essere grandissimo. Alcuni hanno detto che non è definibile autentico centrocampista; in chiusura però non è inferiore a Rivera e ad altri. In fase conclusiva poi nessuno gli è paragonabile. Maradona non è mai riuscito ad aggiudicarsi la classifica dei tiratori scelti, il che lo pone, almeno per il momento, alle spalle di Platini. La Juventus deve tanto a lui ma Michel ha imparato a vincere nella Juve e dunque anche il francese deve qualcosa alla società bianconera. E pure al “Trap” col quale quest’autentico campione ha appreso cosa significhi il gruppo».
Filippo Grassia

«L’eredità Platini. Cosa ci lascia, Michel, andandosene? Intanto una traccia indelebile nella storia del calcio, segnata dalle pietre miliari dei suoi successi. E se gli è mancato il titolo mondiale (con Juve e Francia ha vinto “solo” le coppe dei due mondi, oltre ai titoli europei), vien da pensare come fu per Cruijff che non sia tanto incompleto il suo albo d’oro, quanto quello della Coppa Fifa, la quale non potrà fregiarsi di questo nome che pure ha segnato un’epoca calcistica. Al di là della retorica, per Platini parlano le cifre, e possono parlare anche le parole, a saperle rileggere: non è stato il primo della classe, è stato un fuoriclasse, cioè uno di quegli esseri extra per i quali valgono le parole di Garcia Lorca: “Chissà quando nascerà, se nasce, un uomo come lui”. E meglio di altri campionissimi ha interpretato il calcio, questo difficile cocktail di spettacolo e sport, di gioco collettivo e show individuale, trovando un meraviglioso, naturale equilibrio franco/italiano».
Franco Colombo

«Di Platini ho un ricordo personale. Era arrivato da poco in Italia ed io mi presentai per chiedergli un’intervista. Mi disse che aveva fretta e che mi avrebbe concesso solo venti minuti. Ebbene, parlammo venti minuti di calcio e due ore di altre cose. Quel giorno mi resi conto della dimensione dell’uomo, al di là di quella di calciatore. Platini ha rappresentato l’arrivo in Italia di una grande intelligenza calcistica e di una notevole dimensione umana paragonabile soltanto a quella di Falçao. Le due regine dei primi anni Ottanta, in realtà, sono state costruite intorno a questi due grandi calciatori. La loro decadenza è legata alla partenza dell’uno ed alla decadenza dell’altro. La grandezza calcistica di Platini non va misurata col computo dei goals segnati per la Juve, goals peraltro determinanti, ma con la sua capacità di essere uomo squadra e per qualche verso anche l’allenatore in campo, senza nulla voler togliere a Trapattoni».
Giuseppe Pacileo

«Platini ha rappresentato, con i suoi gesti sempre variati, l’immagine del calcio più duttile, che esige spettacolarità e concretezza. Nato con l’istinto del goleador geniale, è sempre stato in grado di costruire un disegno calcistico e finalizzarlo, in virtù di una creatività talmente rapida che trova esigui riscontri nella leggenda del football. Una volta concepita l’idea, anche la più improbabile, Michel l’ha puntualmente realizzata nel tempo più veloce.
Appare superfluo ricordare ai tifosi la grande professionalità, il tocco di palla, il calcio pulito, preciso e violento, il dribbling mai fine a sé stesso, la misura e la geometria del passaggio, il lancio a lunghissima gittata che ha sbalordito il mondo, i “piazzati” che erano diventati, a poco a poco, l’incubo degli avversari, i brevi ed improvvisi cambi di marcia, quel modo scanzonato di irridere il portiere con il tocco conclusivo oppure con tentativi da distanze siderali.
I difetti sono in verità esigui. Non è stato un gladiatore (nel senso che non aveva bisogno di dedicarsi al calcio atletico per ricavare il massimo profitto) ed ha sempre sofferto le marcature strette. A volte gli è stata riscontrata una certa discontinuità, spesso apparente, poiché la critica, abituata ai suoi exploit ripetuti, quasi inconsapevolmente non ha saputo perdonargli un momentaneo offuscamento. Dopo la Coppa Intercontinentale vinta a Tokyo, dove a nostro avviso ha disputato una delle più grandi partite segnando il suo goal più bello (purtroppo annullato), è cominciata una fisiologica parabola discendente. Ed era logico, poiché alla carta d’identità, come al cuore, non si comanda».
Angelo Caroli
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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #11 il: 21 Giugno 2011, 13:19:32 »
IL RACCONTO DI VLADIMIRO CAMINITI:

Forse la perfezione non esiste, e pure è esistito Einstein, e insomma c’è stato Platini, tra i calciatori più perfetti nell’esercizio della professione. Scrivere oggi, a botti consumati, di averlo subito capito, sarebbe una falsità. Vero è invece che ne intuì il genio quell’eccentrico studioso di calcio, eternamente bambino, dell’Avvocato, che lo volle, fortissimamente, fino a sacrificare un ottimo giocatore come Brady; ma ne valeva effettivamente la pena.

In realtà, Michel entrò in una squadra con sei campioni del mondo freschi di gloria, ansiosi di nuove esperienze, che sapevano di essere bravi, e non s’impressionarono certo della fresca fama del sopraggiunto; con Platini, era stato ingaggiato un polacco cavallo dell’est, giocatore anarchico per eccellenza, ragazzo sveglissimo di mente, non meno del favoloso Michel: Boniek.

Michel visse di pubalgia e di rancore verso quel piccolo ironico Furino i primi mesi torinesi. Aveva trovato casa sulla collina, ma non trovava in campo la giusta collocazione. Non rendeva. Le cose sembravano andare meglio in Coppa dei Campioni; su tutti i campi d’Europa la Juventus dava spettacolo, segnando goal a grappoli. Ricordo la partita con l’Aston Villa, vinta per 3-1, con un Platini principesco, ormai tagliato dai giochi Furino, Bonini titolare inamovibile. Era intervenuto l’Avvocato in persona, reclamando che la regia fosse affidata al suo pupillo francese, e così fu. Trapattoni ligio obbediva.

Tutti sono invaghiti, Avvocato in testa, di Platini; e Platini si scarrozza la sua gloria vincendo a ripetizione il titolo di capocannoniere (1983, 1984, 1985). Nell’Europeo, sfronda ulteriormente il suo gioco e figura da centravanti effettivo, fino a ridicolizzare lo spagnolo Arconada, portiere di razza. Segna 9 goal e saranno tantissimi i suoi goal in una carriera fiammante: 141 partite nel Nancy con 81 goal, solo in prima divisione (17 in 32 partite in seconda divisione); 107 partite e 58 goal nel Saint Etienne prima, appunto, di passare alla Juventus nell’estate 1982.

Evento fondamentale per lui, da un calcio tempestato di libere prodezze ad un calcio dallo spessore tattico ed agonistico spesso disumano, che Platini riesce a domare, esprimendo i tesori di una classe individuale portentosa, con la sua machiavellica maniera di fare la differenza, qua nascondendosi, quasi mai sfidando l’avversario frontalmente, schivandolo, dopo abili appostamenti, per sorprenderlo con le sue irruzioni magiche. Un controllo di palla perfetto e, col destro, quelle esecuzioni di sopraffina felicità.

L’avventura bianconera di Platini era destinata a finire, com’era finita quella di Sivori. Io credo che come puro e feroce cannoniere, Sivori sia stato ancora più grande, forse il più grande di tutta la storia della Juventus; come giocatore a tutto campo, nell’ultima versione di regista, Michel ha lasciato di sé sprazzi di inimitabile seppur logica fantasia. Un campionissimo dalla natura istrionica, anche viziata, che tenne un rapporto speciale con i cronisti di giornata ed, in generale, con la stampa. Una volta lasciata l’attività, avrebbe corretto e smussato lo stesso carattere, umanizzando e archiviando quel francese spocchioso e insopportabile come a molti di noi era apparso.

Certo, la Francia calcistica gli deve molto. È stato, col suo sangue italiano nelle vene, il calciatore francese numero uno di tutti i tempi, dovendosi aggiungere che proprio la Juventus lo ha arricchito di umori e ne ha fortificato il carattere vincente, dando ali più robuste al suo gioco camaleontico.

Punta, regista, centravanti mascherato? Semplicemente un fuoriclasse.


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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #12 il: 21 Giugno 2011, 13:20:11 »
Racconta un giornalista francese amico di Michel: «Squilla il telefono rosso ed una voce ci dice che Platini sta partendo per l’Italia. L’informatore è anonimo, ma solo un tecnico dell’aeroporto di Lyon poteva darci una soffiata del genere. Così, noi siamo stati i primi a sapere del viaggio di Platini a Torino, a bordo di un “petit Cessna” a quattro posti. Quando abbiamo rilanciato la notizia in Italia, nessuno voleva crederci. Per convincere un giornale di Milano, poiché nel frattempo avevamo raggiunto Michel nello studio di Boniperti, abbiamo dovuto far ascoltare la registrazione delle voci di Platini e Boniperti. Il giornalista milanese, che non voleva crederci, era addolorato, perché continuava a dire che era impossibile, perché Platini era stato acquistato dall’Inter!»

Boniperti, appena firmato il contratto, gli dice: «Adesso che è della Juventus, deve tagliarsi i capelli». Michel risponde: «Ha forse paura che mi possono cadere?»
I più di questi laureati a Harvard non vale un cazzo. Serve gente povera, furba e affamata. Senza sentimenti. Una volta vinci e una volta perdi; ma continui a combattere. E se vuoi un amico, prendi un cane


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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #13 il: 23 Giugno 2011, 14:53:32 »












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Re:MICHEL PLATINI
« Risposta #14 il: 07 Novembre 2013, 17:36:37 »
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