Autore Topic: Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...  (Letto 9396 volte)

Offline Doctor Who

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La Stampa [edit] di oggi


28/5/2010 (13:13) - PROCESSO A MILANO
Segreto di Stato sui dossier Telecom Il gup: Mancini non è processabile

L'ex funzionario del Sismi
aveva invocato il segreto
confermato da Silvio Berlusconi
Patteggiano Telecom e Pirelli
MILANO
Il gup di Milano Mariolina Panasiti ha dichiarato la non processabilità per segreto di Stato nei confronti dell’ex capo del controspionaggio, Marco Mancini, al termine dell’udienza preliminare sui presunti dossier illeciti creati da una struttura interna a Telecom. Per alcuni capi di imputazione, il gup, inoltre, ha assolto Mancini per non aver commesso il fatto.

E' stato l’ex funzionario del Sismi Marco Mancini a invocare il segreto di Stato riconosciuto dal gup. Il segreto invocato da Mancini è stato confermato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in merito ai rapporti tra il servizio segreto e l’azienda Telecom. Per altri episodi il giudice ha deciso di prosciogliere Mancini e per altri ancora contenenti nel capo di imputazione c’è il proscioglimento per intervenuta prescrizione.

Il gup ha accolto le richieste di patteggiamento di Telecom Italia e Pirelli. Le due società pagheranno in totale circa 7 milioni di euro. Entrambe dovranno pagare una sanzione di 400mila euro, un risarcimento di 750mila all’avvocatura dello Stato oltre a risarcire i dipendenti oggetto di dossier per una somma di poco meno di 2 milioni per quanto riguarda Telecom e per circa 2,8 milioni per Pirelli.

Ha inoltre patteggiato quattro anni e due mesi Giuliano Tavaroli, l’ex responsabile della security di Telecom e Pirelli coinvolto nella vicenda dei dossier. Condannato attraverso il patteggiamento a tre anni e quattro mesi Fabio Ghioni, all’epoca dei fatti responsabile del tiger time interno a Telecom, la squadra che avrebbe preparato i dossier illegali. Il Gup infine ha assolto Marcello Gualtieri, processato con rito abbreviato. Era il commercialista di Cipriani, ed era accusato di riciclaggio. Il giudice lo ha assolto perchè il fatto non sussiste.
« Ultima modifica: 28 Maggio 2010, 17:00:05 da Doctor Who »
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Offline Maccio Capatonda

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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #1 il: 28 Maggio 2010, 16:48:57 »
ma quindi si è concluso il processo telecom di milano?
La vera gara tra noi e le milanesi sarà tra chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella, loro la seconda (G.Agnelli)

Offline Doctor Who

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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #2 il: 28 Maggio 2010, 17:01:36 »
nooooo. attenzione. leggi soprattutto l'inizio di quest'altro articolo (repubblica)

DOSSIER ILLEGALI
Niente processo per Mancini: "Segreto di Stato"
Telecom e Pirelli patteggiano 7 milioni di euro
L'ex funzionario del controspionaggio Sismi prosciolto per la vicenda della centrale interna alle due società. Per alcuni episodi è intervenuta la prescrizione. Rinvio a giudizio per altri indagati
Marco Mancini
MILANO - Inizierà il 22 settembre, al tribunale di Milano, il processo sui cosiddetti "dossier illeciti", formati all'ombra di Telecom. Lo ha disposto in mattinata il gup Mariolina Panasiti, che ha rinviato a giudizio 12 imputati mentre ha assolto Marcello Gualtieri, commercialista dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e ha prosciolto l'ex funzionario del Sismi, Marco Mancini, con la formula del non avere commesso il fatto per molti degli episodi che gli erano stati contestati e per l'esistenza del segreto di Stato.

Il gup milanese ha riconosciuto il segreto di stato (invocato da Mancini nel corso del suo interrogatorio davanti al gup quando non aveva risposto alle domande, e confermato dal presidente del Consiglio 1 Silvio Berlusconi) in merito ai rapporti tra il servizio segreto e l'azienda Telecom. Per altri episodi il giudice ha deciso di prosciogliere Mancini per intervenuta prescrizione. I 12 imputati dovranno invece rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di notizie attinenti alla sicurezza dello Stato.

Il gup ha anche accolto le richieste di patteggiamento di Telecom e Pirelli coinvolte per responsabilità oggettiva. L'accordo raggiunto tra le parti prevede, per ciascun gruppo, una sanzione pecuniaria da 400 mila euro, posto che entrambe le società hanno risarcito 750 mila euro l'una ai ministeri dell'Interno, della Giustizia, delle Finanze, e hanno riconosciuto ai dipendenti spiati una somma pari a circa 3 mila euro a testa, per un totale di 2,8 milioni per Pirelli e 2 milioni per Telecom. Per entrambe le società era stata confiscata, inoltre, la somma di 100 mila euro come profitto del reato. Complessivamente il patteggiamento delle due società ammonta a 7 milioni circa di euro.

Nei primi giorni di gennaio il governo aveva confermato il "parziale" 2 segreto di Stato sui rapporti tra Mancini e Telecom Italia 3. Il premier lo avrebbe comunicato in una lettera proprio al gup di Milano Mariolina Panasiti, che il 13 novembre precedente aveva attivato la cosiddetta procedura di interpello, prevista per legge ogniqualvolta un imputato, come Mancini, prospetta di non potersi difendere se non violando il segreto di Stato.

Oggi, per la vicenda dei dossier illegali, il gup di Milano ha ritenuto di non contestare l'appropriazione indebita ai danni di Telecom e Pirelli anche ad alcuni altri imputati, tra questi Emanuele Cipriani, l'investigatore
privato fiorentino considerato uno dei principali protagonisti della vicenda. Cipriani è stato prosciolto dall'accusa di appropriazione indebita, ma è stato rinviato a giudizio per alcuni episodi di corruzione, per associazione per delinquere e per la diffusione di notizie attinenti la sicurezza dello Stato.

Assolto invece Marcello Gualtieri, processato con rito abbreviato per la stessa vicenda. Gualtieri, che era il commercialista di Cipriani, era accusato di riciclaggio e aveva fatto sei mesi di carcere. Il giudice lo ha assolto perché il fatto non sussiste. Per le persone invece rinviate a giudizio, tra le quali anche l'investigatore Marco Bernardini (ex Sisde) e il giornalista Guglielmo Sasinini, il processo è stato fissato per il 22 settembre prossimo, davanti alla I corte d'Assise di Milano.

Tra i patteggianti, Fabio Ghioni è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, all'epoca dei fatti era il responsabile del tiger time interno a Telecom, la squadra che avrebbe preparato i dossier illegali. Giuliano Tavaroli, ex capo della Sicurity di Telecom, è stato condannato a 4 anni e 2 mesi. L'accordo con la Procura, prevedeva, invece, 3 anni e 6 mesi per Ghioni e 4 anni e 6 mesi per Tavaroli.

Il gup ha trasmesso gli atti alla procura generale di Milano. "I verbali di udienza sono stati trasmessi in forma integrale e di incidente probatorio - ha detto in aula il giudice - alla procura generale per quanto di eventuale competenza". Gli episodi al centro della vicenda sono però a forte rischio di prescrizione: la scadenza infatti è al dicembre prossimo. Tra gli atti trasmessi ci sono infatti le dichiarazioni con cui durante l'udienza preliminare gli imputati Emanuele Cipriani e Fabio Ghioni avevano chiamato in causa Marco Tronchetti Provera e la deposizione come testimone dello stesso ex presidente di Telecom e attuale numero uno di Pirelli. Non sembra esserci però il tempo per valutare eventuali altre responsabilità. Resta il fatto che gli atti sono stati trasmessi direttamente al capo dell'ufficio dei pm. Probabilmente affinché un nuovo fascicolo di accertamenti venga affidato a pm diversi da quelli che hanno condotto l'inchiesta in passato e che secondo alcuni imputati avrebbero tralasciato di verificare le responsabilità di manager al vertice delle due società.
 
(28 maggio 2010)
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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #3 il: 28 Maggio 2010, 17:05:18 »
t'è capì? in pratica se la sono cavata i pezzi grossi e il processo va avanti nei confronti di non ha "i santi in paradiso"...
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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #4 il: 28 Maggio 2010, 17:18:08 »
t'è capì? in pratica se la sono cavata i pezzi grossi e il processo va avanti nei confronti di non ha "i santi in paradiso"...

strano...

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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #5 il: 28 Maggio 2010, 17:23:17 »
strano...

anfatti

...e torniamo al titolo del thread...


patteggiamento e prescrizione

e vabbè.
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Offline Freccia

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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #6 il: 28 Maggio 2010, 19:37:51 »
Scusate l'ignoranza, ma tutta questa faccenda l'ho seguita poco e in maniera confusionale.
Fatemi capire: la Telecom e la Pirelli si sono servite per intercettare Moggi di un agente segreto che magari ha mischiato le carte per far loro piacere e ora la cosa è insabbiata e prescritta per ragioni Stato??
Ho capito bene?

Offline Sempre e solo Juve

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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #7 il: 28 Maggio 2010, 20:57:19 »


Le telefonate tra Giacinto Facchetti e alcuni arbitri "costituiscono elemento importante per qualificare una sorta di intervento di lobbing da parte dell'allora presidente dell'inter nei confronti della classe arbitrale" e sono "significative di rapporto di tipo amicale e preferenziale" con "vette non propriamente commendevoli".

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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #9 il: 08 Giugno 2010, 14:32:08 »
ahi ahi ahi

_asd _asd _asd _asd

Repubblica

I DUE ACCUSATI DEVONO RISPONDERE DI PECULATO
Processo Sismi: sul segreto di Stato giudice rinvia gli atti alla Consulta
Il Gup di Perugia ha sollevato un conflitto di attribuzione nel dibattimento che vede alla sbarra Pollari e Pompa



Niccolò Pollari (Eidon)MILANO - Sarà la Corte costituzionale a pronunciarsi sulla legittimità della conferma, da parte del governo, del segreto di Stato, opposto dall'ex numero uno del Sismi Nicolò Pollari e dall'ex funzionario Pio Pompa, nel corso delle indagini sul presunto archivio riservato trovato in via Nazionale a Roma. Lo ha deciso il gup di Perugia nel corso dell'udienza preliminare nella quale i due sono accusati, fra l'altro, di peculato.
 
CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE - Il giudice ha infatti sollevato un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Ha quindi sospeso il procedimento e inviato gli atti alla Consulta. La decisione è stata illustrata dal giudice stamani in aula. Pollari e Pompa hanno sempre rivendicato la correttezza del proprio operato, sostenendo però che per potersi difendere dalle accuse contestate dalla procura di Perugia avrebbero dovuto far riferimento a circostanze, fatti e documenti che a loro avviso sono invece coperti dal segreto di Stato. Questo è stato quindi confermato dal governo.
Lunedì Pollari e Pompa erano stati prosciolti dall'accusa di violazione della privacy nei confronti di magistrati, giornalisti ed altre persone i cui nomi erano contenuti negli archivi. Resta in piedi l'accusa di peculato, per difendersi dalla quale, come detto, Pollari e Pompa hanno chiesto di rivelare fatti e circostanze che il governo ha confermato essere coperti dal segreto di Stato. Da qui il conflitto di attribuzione che la Consulta dovrà sciogliere.
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Offline Maccio Capatonda

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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #10 il: 08 Giugno 2010, 14:44:58 »
Scusate l'ignoranza, ma tutta questa faccenda l'ho seguita poco e in maniera confusionale.
Fatemi capire: la Telecom e la Pirelli si sono servite per intercettare Moggi di un agente segreto che magari ha mischiato le carte per far loro piacere e ora la cosa è insabbiata e prescritta per ragioni Stato??
Ho capito bene?

diciamo che tramite il responsabile della sicurezza telecom è stato tirato in ballo un team di "spionaggio" (tiger team) con cipriani a capo....

diciamo che sembrava essere una """normale""" attività di spionaggio industriale.... ma i fini sono stati molteplici......... ..... ne ha beneficiato la telecom, ne ha beneficiato l'inter pedinando avversari e calciatori da lei stipendiati.... ne hanno beneficiato in molti......
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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #11 il: 09 Giugno 2010, 15:24:50 »
Questo post è un po' cross-over con quello su calciopoli.

ma piuttosto interessante.


Dossier illegali, parla Tavaroli"Io e Tronchetti, ecco la verità"
L'ex capo della security: "Il presidente Telecom sapeva tutto. Su suo ordine ho protetto Montezemolo e indagato su Afef, Moggi e De Benedetti. E' un codardo, non si è assunto le responsabilità per ciò che chiedeva"
di PIERO COLAPRICO e WALTER GALBIATI
MILANO - Un Giuliano Tavaroli un po' appesantito, ma muscoloso, con l'occhio limpido e la voce ferma, rompe il silenzio dopo il patteggiamento a quattro anni e due mesi: "Sì, ho letto ovviamente i nuovi verbali di Tronchetti Provera". Scuote la testa: "E l'ho anche visto in tv in un'intervista sdraiata di Fabio Fazio, a prendere le distanze da me, a dire che quasi manco mi conosceva".
Ma, scusi, Tavaroli, si è sentito offeso?
"A livello personale non m'importa, qua c'è un'offesa professionale. E posso consentire ai giornalisti e ai magistrati di scherzare, al mio datore di lavoro no. Tronchetti sa bene che mentre lavoravo per lui ho fatto conferenze alla Nato, e anche in decine di università, perché la nostra Security aziendale era un modello. Adesso, tentano di farci passare, attraverso i loro avvocati, come un'accozzaglia di manigoldi. E lui? Fa finta di niente".
Ma lei e il dottore che rapporti avevate?
"Lui sembra voler interpretare il ruolo del gran signore che ha avuto un maggiordomo un po' infingardo, faccia pure, Tronchetti. Perché in effetti mi sono occupato anche di questioni personali e familiari... "
E cioè?
"Bah, gli esempi sono tanti. Un Natale mi chiama perché le figlie, di ritorno da Saint Moritz, sono state controllate e fermate in frontiera, e io a mia volta chiamo e corro. A Pasqua, un'altra emergenza. Bisognava aiutare il figlio di un amico, un ragazzo con seri problemi, che doveva finire in comunità, ma andava in giro. Tronchetti e il padre avevano paura che potesse commettere delle stupidaggini, eccoci qua, siamo noi che ci attiviamo per farlo sorvegliare ventiquattr'ore su 24, meglio di una mamma. Cose normali, sacrosante, per carità, ma... ".
Ma nell'udienza preliminare, il dottore sostiene che vi vedevate poco, lo stretto indispensabile.
"Non ci vedevamo certo tutti i giorni, ma certo che ci sentivamo e, quando serviva, viaggiavamo anche insieme. E nei casi di emergenza era Tronchetti, o la sua segretaria personale, che mi chiamavano. Bastava chiedere alla mitica signora Longaretti come stavano le cose".
Anche con i tabulati telefonici si sarebbe potuto ricostruire la dinamica dei rapporti. È stato fatto?
"Non mi risulta, sarebbe stato davvero utile analizzarli per dimostrare quanto la Security vivesse "dentro" l'azienda e per l'azienda lavorava. Come investigatore, mi chiedo come mai in Procura non siano state passate in rassegna nemmeno le mie mail, che raccontano giorno per giorno che cosa fosse, nella realtà e non nella fantasia, la sicurezza di Pirelli e Telecom, la nostra vera storia. Sin dall'inizio ho chiesto che fossero esaminati i nostri computer, erano la cartina di tornasole più chiara".
Anche questo non sarà stato fatto dai sostituti procuratori...
"Esatto, non mi risulta".
Ma si troveranno questi vostri computer che erano stati sequestrati?
"Spero di sì, specie se qualcuno vuole capire".
Ci aiuti a capire lei come funzionava. Per esempio, il dottore l'ha chiamata per proteggere qualche persona importante in difficoltà?
"Più d'una volta. Mi chiamò per il suo amico Luca Cordero di Montezemolo, quando dovevano eleggerlo presidente di Confindustria. Vado da Tronchetti e vedo uscire Cesare Romiti. Il quale, mi dicono, non voleva che Montezemolo si presentasse, e parlava di un verbale giudiziario degli anni Ottanta, una vecchia inchiesta di Torino".
Lei è sicuro di quello che sta dicendo?
"Per appurare la questione, mi muovo con il mio collaboratore Sasinini, operiamo sul pm di Biella o di Asti, comunque un magistrato vicino al procuratore Giancarlo Caselli. Sasinini chiama il pm e organizziamo a casa di Tronchetti un pranzo con Caselli".
C'è stato questo pranzo?
"Che c'è stato è sicuro, ma io non ho partecipato".
Risulta un'indagine vostra sull'ingegner Carlo De Benedetti. È sempre Tronchetti a ordinarle il report sulle utenze, soprattutto elettriche, delle case dell'ingegnere, per sapere quanto tempo passa all'estero?
"Eh, si sa che in vari momenti tra i due non correva buon sangue".
È proprio vero che stavate aiutando l'Inter di Moratti contro Luciano Moggi?
"La pratica Ladroni, come la chiamavamo noi, riguarda le indagini sui rapporti tra la Juventus e gli arbitri. Volete sapere a quando risale? Al 2002... Succede che un arbitro bergamasco, ammiratore e amico di Giacinto Facchetti, anche lui bergamasco, un giorno scoppia e gli racconta i retroscena di quella che sarà Calciopoli. All'Inter vanno in fibrillazione, si spiegano alcune espulsioni, alcuni rigori assurdi e così Tronchetti consiglia a Moratti di chiamarmi".
Siete andati dalla magistratura?
"Era quello che volevo, ma la situazione è complessa e do a Moratti l'unico suggerimento possibile, e cioè portare Facchetti, come fonte confidenziale, dai carabinieri. Può parlare, resterà anonimo, l'indagine comincerà".
All'Inter che dicono?
"Tentennano, preferiscono non esporre Facchetti, forse hanno paura, io non posso intervenire più di tanto. Moratti mi dice che ha capito come stanno le cose e ne soffre, è preoccupatissimo, ma non vuole distruggere il calcio italiano. Allora che cosa possiamo fare? Si prepara un documento, che finisce sui tavoli dei sostituti procuratori Francesco Greco e Ilda Boccassini. E l'arbitro, convocato, va in procura, ma non è così facile come sembra... Fa scena muta. L'inchiesta Calciopoli non parte quindi da Milano, com'era possibile, ma partirà qualche anno dopo, a Napoli".
Davanti al gup Mariolina Panasiti s'è molto parlato dei dossier sull'ex sindaco di Telecom Rosalba Casiraghi.
"In una riunione con Carlo Buora, Tronchetti e Rocco di Torre Padula si fa il punto su come la stampa parla dell'azienda. Non bene, ci sentiamo sotto tiro e c'è il sospetto che sia la Casiraghi a soffiare le informazioni ai giornalisti. Nasce così la decisione di capire meglio".
Glielo consegnate fisicamente il dossier?
"A lui bastava quello che riferivo io. Un solo dossier legge di sicuro, quello relativo alla cognata, la signora Soriani, la seconda moglie del fratello, della quale durante l'interrogatorio davanti alla Panasiti, dice di non ricordarsi nemmeno il cognome... ".
Lei adesso è uscito dal processo Telecom e ha patteggiato la condanna per truffa e associazione per delinquere. Si sente uno sconfitto?
"No, e nemmeno un capro espiatorio. Mi sento di avere pagato i miei debiti e i miei errori, altri non l'hanno fatto. Io e la mia famiglia sì, e a caro prezzo. Ieri a scuola, mia figlia, di sette anni, si sente dire da un amichetto: "Tuo papà ha fatto delle cose brutte". Ma questo è inaccettabile, perché non ho fatto nulla di brutto, se non proteggere un'azienda, le sue strutture, i suoi uomini. Sono finito in un'inchiesta che non è arrivata alla verità e mi sa che il marasma non è ancora finito, perché comincia il processo per rito ordinario, quello che vede Emanuele Cipriani, il titolare dell'agenzia di investigazioni accusata dei dossieraggi illegali, come principale imputato. Immagino che lui mi chiamerà a testimoniare in aula, a settembre. E, come testimone, ho l'obbligo di dire la verità, e non posso nemmeno avvalermi della facoltà di non rispondere".
Lei, dunque, spera di ricevere finalmente le domande giuste? Sia il gip Gennari che il gup Panasiti, rimandando gli atti alla procura, hanno chiesto di indagare di più...
"Se lo dicono loro... Io sono stato un maresciallo dei carabinieri, sezione antiterrorismo, e la mia carriera successiva nasce dalla strada, non dalle raccomandazioni della politica. Quando mi sono congedato, sono stato chiamato da un cacciatore di teste a lavorare per Italtel e quando entro in Pirelli, il primo aprile del 1996, Cipriani è già lì. Lavorava sotto il manager Sola. Io, Cipriani e Marco Mancini non siamo dunque "tre amici al bar" che cercano di creare una combriccola a danno di Pirelli. Non ho portato via un euro, se molti credono che taccio perché ho un tesoretto all'estero, sbagliano. Tronchetti non mi ha coperto d'oro per non parlare e non sono stato zitto, è stato lo stesso gip Gennari a dire che ho collaborato. Non ho nulla di più dei miei stipendi. Ho il mio lavoro, un curriculum di tutto rispetto che hanno provato a infangare per salvare il presidente".
Il quale si è costituito parte civile contro di lei.
"Sì, lui e Afef. Ma siamo seri, che cosa volete che me ne importasse di indagare sui familiari di Afef? Tronchetti è un codardo, non ha avuto il coraggio di prendersi le sue responsabilità sui report che ci chiedeva, ha preferito offendere la dignità dei professionisti al suo servizio".
Ma lei e Cipriani siete amici o no?
"Sono amico di Mancini e ho un rapporto di conoscenza con Cipriani, punto e basta. Quando stavo in Italtel non mi sono mai servito dell'agenzia di Cipriani. Lo rincontro a Firenze tra il 78 e il 79. Lui faceva il funzionario di banca, ma fremeva per fare l'investigatore. Il suo idolo era Mancini, che lavorava per i servizi. Cipriani fa domanda per entrare nel Sisde, ma non ce la fa. Apre allora un'agenzia di investigazioni. Le nostre frequentazioni sono diverse. Per intenderci, io l'oratorio e gli scout, lui i figli di papà... ".
Ora siete grandi e, all'apice delle carriere, siete incappati nella legge.
"Già e quando scoppia l'inchiesta, passano sei mesi in cui non succede nulla. Io lavoro in Romania, poi a gennaio mi chiama Tronchetti Provera, che preme per riavermi in azienda in Italia. Facciamo una riunione con il capo del personale Gustavo Bracco e il capo del legale Francesco Chiappetta e lo stesso Tronchetti. Pensano di ripristinare, sempre con me a capo, un servizio più limitato di Security. Sempre a gennaio, c'è un altro incontro con Tronchetti, ed è presente anche il funzionario Valente. Il presidente si mostra preoccupato perché, mi dice, Cipriani ha consegnato alla Procura la password del dvd, e cioè la chiave del "forziere" che conteneva tutti i dossier della Polis d'Istinto. E là esistono anche due o tre pratiche che fanno paura a Tronchetti Provera, e lui stesso mi cita alcuni file sui politici, Fassino e D'Alema, che sono citati in Oak Fund, e Aldo Brancher".
E che cosa pensate di fare?
"Le ipotesi sono tante, ma in realtà l'azienda si paralizza. Si muove solo dopo la procura, e quando sa di non poter agire diversamente. E a me cambiano le carte sul tavolo. A giugno 2006 vengo licenziato, mi buttano a mare, prendono le distanze. Da gennaio a settembre 2006 mi cucinano e a settembre vado in galera. Un anno, di cui otto mesi e 13 giorni in isolamento. Del resto Tronchetti Provera conosce bene il metodo per far fuori qualcuno, quando arriva in Pirelli mandato da Mediobanca. Riesce a dare l'ultima spallata a Leopoldo Pirelli, ai tempi di Tangentopoli, quando lui e i manager vanno in procura. Indicativo sarà il discorso che Alberto Pirelli fa alla commemorazione del padre".
Ma, secondo lei, l'inchiesta milanese ha mai puntato a Tronchetti?
"Forse all'inizio, ma non so... Tronchetti mese dopo mese contava sempre di meno sullo scacchiere degli affari. Anzi, mentre Tronchetti tratta l'uscita di scena con il banchiere Giovanni Bazoli e la vendita di Telecom è ormai considerata cosa fatta, l'inchiesta finisce, puf".
Ma Tronchetti perché avrebbe avuto bisogno di lei per contattare chicchessia?
"Sì, so che dice così, ma è falso. Ovvio che poteva avere contatti con chiunque, ma è anche vero che c'era gente come D'Alema e Tremonti che non ci tenevano a vederlo".
E lei che cosa fa?
"Sono io che gli ho fatto fare la pace con D'Alema, per il tramite di Lucia Annunziata, e lo stesso con Tremonti, attraverso l'ex ufficiale della finanza Marco Milanese, che io conoscevo e che lavora con lui, ora è onorevole. Tronchetti confonde i contatti formali con quelli sostanziali. Per quelli formali c'era Perissich e Rocco di Torre Padula. Per gli altri, serviva il fido Tavaroli, ora rinnegato".
Lei dà del falso a Tronchetti, che invece fa l'anima bella, perché ha mentito in altre occasioni?
"Per esempio quando dice che le indagini su Oak Fund sono del 2005, invece sono nate nel 2001, dopo l'acquisto di Telecom dalla cordata di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno. Voleva sapere a chi erano andati parte dei soldi versati per l'acquisto di Telecom. Si pensava a una parte politica, la sinistra, a cui Tronchetti dava fastidio".
Fastidio?
"Sì, era entrato con i piedi nel piatto in Telecom, appetito da tanti. Voleva fare l'imprenditore indipendente e questo può comportare dei rischi. Ora infatti è sceso a patti con la politica, è nei ranghi, è diventato manovrabile come tanti, tanti altri. Forse è quello che volevano, farlo tornare a più miti consigli. Era una minaccia al potere, non era il potere. Ma di mezzo ci sono finito io, con la mia famiglia".
(05 giugno 2010)

tratto da Repubblica
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« Risposta #12 il: 03 Novembre 2011, 11:34:41 »
Oggi nel processo Telecom c'è stata questa conferma di quello che tutti sappiamo da tempo.

Sta a vedere che tra un po' riusciremo anche a chiudere il cerchio...

Da Tuttosport.

«Sì, spiavano Moggi e la Juve»

Processo Telecom, la testimone Plateo conferma: «Sotto controllo i telefoni bianconeri»

ROMA - «Ebbene sì, controllavamo i telefoni della Fc Juventus, della Gea, della Football Management, del signor Ceniccola (era un telefono di De Santis , ndr ) e utenze della Figc. Potevo farlo entrando nel sistema Radar: mi diedero l’opportunità di vedere i contatti telefonici, di prendere appunti, senza essere in alcun modo rintracciabile e con il divieto assoluto di stampare quei tabulati che poi consegnavo ai miei superiori». In fondo a Moggi basterebbero le parole di Caterina Agata Plateo , ieri testimone al processo Telecom in corso a Milano per associazione a delinquere per spiegare tante cose.

DA BOVE A TAVAROLI - La Plateo dipendeva - dal 2000 al 2004 - da Adamo Bove , il funzionario della security Tim coinvolto nella vicenda Telecom e morto tragicamente nel 2006 allo scoppiare dello scandalo. Poi passerà alla Telecom con Ghioni e Tavaroli . Quelle parole, sapendo chi commissionava la scansione delle vite e dei telefoni altrui nel calcio, basterebbero anche alla Juventus per giustificare ogni tipo di azione a tutela del proprio operato. La Plateo ieri è stata sentita al processo milanese sullo scandalo Telecom, dell’intelligence illegale, con Tavaroli e la sua struttura al centro della vicenda: quattro ore davanti al giudice di Corte d’Assise, Gramacchio , perché gli avvocati dei danneggiati sono davvero tanti quanti i dossier illegali messi insieme. Compresi quelli che hanno visto protagonisti proprio la Juve, la Gea, la Football Management di Alessandro Moggi, l’arbitro De Santis e alcune utenze della Figc (quelle dei designatori dell’epoca, Pairetto e Bergamo ).

 Alvaro Moretti
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« Risposta #13 il: 03 Novembre 2011, 12:31:29 »
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Re:Processo Telecom: come tornano di moda le vecchie abitudini...
« Risposta #14 il: 03 Novembre 2011, 13:00:21 »
nulla di nuovo... se non l'ennesima testimonianza.... che naturalmente la gazzetta non si è lasciata sfuggire e ha sbattuto in prima pagina come quel famoso "COSì TRUCCAVAMO I SORTEGGI" borbottato da un inaffidabile di martino....  +Si +Si +Si
m'han detto............
La vera gara tra noi e le milanesi sarà tra chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella, loro la seconda (G.Agnelli)

 


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