Autore Topic: Il Libro di Bergamo  (Letto 877 volte)

Offline soloxlamaglia78

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Il Libro di Bergamo
« il: 16 Dicembre 2009, 16:44:48 »
Le chiacchiere le porta via il vento

 
Lunedì 14 dicembre 2009, oltre ad essere un giorno di sentenze (di primo grado) su Calciopoli, è anche il giorno della presentazione del libro di Paolo Bergamo a Roma.
Mentre venivano ultimati tutti i preparativi, l'ex arbitro e designatore, rispondendo alle domande dei presenti, fa capire subito il suo punto di vista sulla scelta dell'ex AD juventino Antonio Giraudo di ricorrere al rito abbreviato, definendolo un «grave errore», anche se ammette che, in un primo momento, sarebbe potuta essere anche la sua strada e che solo un saggio consiglio del suo avvocato («se vuoi difenderti, procediamo con il rito ordinario») l'ha spinto a desistere.

Sollecitato da alcune domande, non nasconde un po’ di stupore per l'accusa di associazione a delinquere, per la prima volta riconosciuta (dopo il fiasco del processo GEA), ribadendo comunque la sua tranquillità: «ci vogliono tempo e pazienza per arrivare alla verità». Sono le ultime considerazioni prima dell'inizio della presentazione del libro.
In seguito ad una breve introduzione di Miliani (amico di Bergamo, per anni addetto stampa dell'Inter, ora in pensione), prende la parola Bergamo che, dopo aver chiarito l'obiettivo del suo libro (ovvero quello di «riabilitare» la sua immagine, dopo essere stato «ucciso nella sua morale»), si lascia andare ad alcune interessanti considerazioni su CalciopolI o Falsopoli, come più volte ama sottolineare.
Critica aspramente la lettura di parte, mai approfondita, della vicenda. Sottolinea che a dispetto della stagione in cui è scoppiato lo «scandalo» (ovvero quella 2005/06), lui non era più il designatore. Non per qualche strano sentore, ma solo per importanti impegni internazionali.
Fa notare come all’inizio del suo mandato, dopo molti anni, vincono Lazio e Roma in sequenza e di come la stagione successiva sia l’Inter a perdere un campionato che già aveva in tasca. E poi vincono Milan e Juve, le squadre che di lì a poco «vanno a fare la finale di Champions League». Infine evidenzia l’aspetto arbitrale e di come con lui designatore ci siano stati 32 arbitri internazionali che andavano ad arbitrare le più delicate sfide d'Europa e del Mondo.
«Le chiacchiere le porta via il vento» conclude, in attesa di ascoltare le domande dei giornalisti presenti in sala, «riconquisterò quel che mi è stato tolto».

Il primo a prendere parola è un inviato del Corriere dello Sport: «Falsopoli, come lo chiama lei, oggi ha dato i primi (?!) verdetti. Ma lei sembra stia parlando di tutt’altro mondo…»
All’allusione arriva la pronta risposta di Bergamo che parla di Calciopoli come «qualcosa di costruito in una certa maniera. Faccio notare che a Napoli (rito ordinario, ndr) sta andando in un modo molto negativo per l’accusa».
Sull’argomento interviene anche Antonello Angelini riportando al poco informato giornalista del Corriere l’esempio di Udinese – Brescia, uno dei capi d’accusa per cui è stato condannato Giraudo (ammonizioni mirate), nonostante tra i 3 giocatori della squadra di casa ammoniti dall’arbitro Dattilo, nessuno risultasse nell’elenco dei diffidati (erano ben 5 i giocatori dell’Udinese a rischio) e nonostante Jankulovski fosse stato espulso per un evidente aggressione ad un giocatore avversario.
Incalzato da un inviato di Radio Radicale (che parla di un «innamoramento nei confronti dei primi colpevoli»), Bergamo accusa i media di riportare notizie non vere rispetto a quel che realmente accade nei tribunali e ribadisce: «Ricevevo telefonate da tutti. All’epoca era tutto lecito» e ancora, «Parlavo con dirigenti di Inter, Roma, Lazio… era importante conoscere gli umori e mettere l’arbitro in condizioni di coscienza per non andare incontro a delle difficoltà».
Incoraggiava i suoi uomini e non risparmiava mai consigli tecnici.
Si fa avanti il giornalista di Tuttosport: «Secondo lei, il rito abbreviato è un’ammissione di colpa?»
Ovvia la risposta dell’ex designatore: «No, semplicemente non si sono messi in condizione di difendersi perché gli imputati non credevano di doversi difendere da nulla».
Interviene l’avvocato Morescanti (difensore di Fabiani) che, in breve, chiede se la funzione del designatore fosse un po’ quella di “allenatore degli arbitri” che quindi telefonava spesso esclusivamente perché non poteva seguire la sua squadra tutti i giorni. Bergamo è felice di ascoltare l’intervento e fa capire all’avvocato di aver colto in pieno il punto.
Si presenta anche l’avvocato dell’ex-arbitro Gabriele, Gaetano Scalise, felice perché con l’assoluzione del suo assistito «è stato smontato un altro piccolo pezzo dell’ associazione a delinquere». Inoltre, senza approfondire, giudica la condanna di Giraudo un controsenso.

Prima di passare alla consegna delle copie del libro, Bergamo ripete che il calcio, quando c’era lui, era pulito. Non ha alcun dubbio, la verità emergerà con il tempo.

 


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