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GAETANO SCIREA

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Gordon Gekko:
Gaetano Scirea (Cernusco sul Naviglio, 25 maggio 1953 – Babsk, 3 settembre 1989) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano.
È stato a lungo al primo posto per numero di presenze di tutti i tempi della storia della Juventus con 552 presenze, record successivamente superato da Alessandro Del Piero.
 

Caratteristiche tecniche

Insieme a Franz Beckenbauer e Franco Baresi è considerato il miglior interprete di sempre del ruolo di libero. Antesignano del difensore moderno, era dotato di notevole visione di gioco e grande capacità di dettare i tempi del reparto arretrato, cui si sommava l'abilità di trovare spesso la via della rete (32 gol tra campionato e nazionale, cifra ragguardevole per un difensore). Oltre a queste doti tecniche possedeva un fair play fuori del comune, considerando che in tutta la sua carriera professionistica non subì mai un'espulsione o un periodo di squalifica. Il suo ruolo in Nazionale fu ereditato da Franco Baresi, che lo reinterpretò, tuttavia, all'interno di un differente modulo di gioco.

Carriera

Nato in una famiglia di modesta condizione sociale (il padre Stefano era operaio alla Pirelli), i primi calci al pallone li tira nel gruppo sportivo "Serenissima" di Cinisello Balsamo dove nella locale squadra di calcio a sette gioca come punta. L'allora dirigente della Serenissima San Pio X, Giovanni Crimella, lo porta alle giovanili dell'Atalanta, dove viene schierato inizialmente da mediano, per essere spostato definitivamente nel ruolo di libero,[4] sotto la guida dell'allenatore Giulio Corsini. Gaetano Scirea esordì in serie A nel 1972 con il club bergamasco (24 settembre, Cagliari - Atalanta 0-0). Restò all'Atalanta anche la stagione successiva, nonostante i bergamaschi dopo la retrocessione si trovarono a disputare il campionato di Serie B.

Juventus

Grazie al canale privilegiato allora esistente tra Atalanta e Juventus, la società torinese, che già lo teneva sotto osservazione dall'esordio nella massima serie, lo acquistò dal presidente Bortolotti nell'estate del 1974.
La Juventus cercava un sostituto all'altezza del libero Sandro Salvadore, prossimo al ritiro, e il giovane Scirea sembrò subito adatto: inserito in una difesa di sicuro affidamento composta da Cuccureddu, Gentile, Spinosi e Francesco Morini, il ventunenne libero si ambientò subito e giocò 28 delle 30 partite della stagione 1974/75, divenendo titolare a pieno titolo e vincendo il suo primo campionato, nonché il sedicesimo per la Juventus.
Fu protagonista nel 1977 dell'accoppiata scudetto-Coppa UEFA, il primo vinto a 51 punti (record per campionato a 16 squadre e 2 punti a vittoria) dopo un testa-a-testa durato per tutto il torneo contro i rivali del Torino che finirono a un solo punto di distanza, la seconda conquista avvenne nella doppia, durissima finale di Coppa contro gli spagnoli dell'Athletic Club. Fu la prima competizione europea vinta dalla Juventus, e la prima di una lunga serie, sempre con Scirea al centro della difesa.
Nel 1982 Scirea contribuì a vincere il 20º scudetto, quello che diede il diritto alla Juventus di fregiarsi della seconda stella sulle maglie. La Coppa Italia vinta nel 1982/83 diede alla Juventus la facoltà di giocare la Coppa delle Coppe successiva, che i bianconeri vinsero contro il Porto per 2-1 nella finale di Basilea del 16 maggio 1984. Fu quella la seconda accoppiata per la Juventus e per Scirea, che vinse anche il campionato 1983/84, il sesto per lui e il ventunesimo per la società. Con il ritiro di Furino, Scirea divenne ufficialmente, dalla stagione successiva, il capitano della Juventus, ruolo che aveva ricoperto già nella passata stagione per via del sempre più rado utilizzo del suo più anziano compagno di squadra. Il 1985 fu l'anno della Coppa dei Campioni, che la Juventus vinse nella tragica finale di Bruxelles allo Stadio Heysel contro gli inglesi del Liverpool, già battuti nel febbraio precedente nella Supercoppa d'Europa 1984. A fine anno la Juventus avrebbe vinto a Tokyo, contro i campioni sudamericani dell'Argentinos Juniors, anche la Coppa Intercontinentale 1985, che fu proprio Scirea a sollevare come capitano.
Gaetano Scirea si ritirò dal calcio giocato a 35 anni, alla fine della stagione 1987/88, dopo 377 partite di campionato e 552 totali con la maglia della Juventus e, soprattutto, senza aver mai avuto nemmeno una sola espulsione in tutta la sua brillante carriera. Con la maglia bianconera vinse in totale 7 campionati nazionali, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale, entrando così, insieme ai suoi compagni di squadra Cabrini, Brio e Tacconi - nel "club" dei calciatori italiani vincitori di tutte le competizioni calcistiche ufficiali per club, e contribuendo a fare della Juventus la prima squadra a vincere tutte le competizioni dell'UEFA.

Nazionale

In Nazionale Scirea entrò molto presto, scelto da Bernardini per trovare un degno successore a Facchetti, anch'egli nato difensore di fascia e trasformatosi in libero.
L'esordio avvenne il 30 dicembre 1975, a 22 anni, nella partita amichevole Italia-Grecia (3-2). Scirea divenne titolare fisso della Nazionale guidata da Enzo Bearzot e prese parte al Mondiale 1978 in Argentina, dove l'Italia si classificò quarta; all'Europeo 1980 in Italia, dove gli Azzurri arrivarono ancora quarti; al Mondiale 1982 in Spagna, vinto in finale contro la Germania Ovest per 3-1; e infine da capitano della squadra al Mondiale 1986 in Messico, che a 33 anni segnò anche la fine della sua carriera azzurra, coincidente con l'eliminazione agli ottavi di finale contro la Francia (2-0) il 17 giugno 1986.
In Nazionale Scirea totalizzò complessivamente 78 presenze e 2 gol.

Allenatore

Dopo il ritiro a Scirea venne offerto l'incarico di allenatore in seconda della Juventus, come collaboratore di Dino Zoff. Scirea accettò, prendendosi l'incarico di osservatore per conto del tecnico friulano e suo ex-compagno sul campo nella Juventus e in Nazionale, anche se la Reggina lo corteggiava con una certa insistenza per offrirgli l'incarico di allenatore a tutti gli effetti e Scirea ci stava pensando seriamente, e purtroppo solo il fato sa che la scelta di quest'ultima squadra gli avrebbe salvato la vita.

L'incidente fatale in Polonia

Il 3 settembre 1989, incaricato da Dino Zoff di osservare un incontro di campionato del prossimo avversario dei bianconeri nel primo turno della Coppa UEFA 1989/90, la squadra polacca del Górnik Zabrze, Scirea si recò in Polonia. Durante il viaggio di ritorno verso Varsavia dove avrebbe dovuto prendere il volo per Torino, accompagnato da un autista locale, un'interprete e un dirigente del Górnik, la Polski Fiat 125p su cui era a bordo fu tamponata da un furgone (nei pressi del villaggio di Babsk) prendendo fuoco rapidamente anche a causa di quattro taniche di benzina trasportate nel bagagliaio, necessarie a causa della scarsità di rifornimenti presente in Polonia in quegli anni. Dei quattro occupanti si salvò solo il dirigente della squadra polacca in quanto, essendo egli seduto sul sedile anteriore del passeggero ed il cui sportello si era aperto, poté subito uscire dal veicolo. Per Scirea, l'autista e l'interprete il rogo fu invece fatale, soprattutto considerando che, come peraltro stabilito dall'autopsia, sia pur essendo rimasti intrappolati nell'abitacolo, essi non avevano riportato alcuna conseguenza dall'impatto. Scirea fu immediatamente soccorso e trasportato presso un ospedale vicino ma, a causa delle numerose e gravissime ustioni riportate, i medici non poterono fare altro che constatare il decesso del calciatore.
Essendo l'incidente avvenuto di domenica pomeriggio, la notizia della morte di Scirea arrivò in Italia quella sera stessa durante la Domenica Sportiva condotta da Sandro Ciotti, suscitando lo sgomento degli ospiti in studio, soprattutto del suo ex compagno di squadra Tardelli che era presente in studio e che, sconvolto, abbandonò immediatamente la trasmissione dopo aver accusato anche un malore.
Sepolto nel cimitero di Morsasco, piccolo comune collinare a metà strada tra Asti e Genova, Scirea lasciò la moglie Mariella (originaria proprio di Morsasco) e il figlio Riccardo.

Tornei e manifestazioni in memoria di Gaetano Scirea

Negli anni successivi vari tornei giovanili e premi fair play sarebbero stati intitolati a Scirea, a ricordo del suo stile e della sua correttezza in campo e fuori. Da notare, tra gli altri, la Coppa Gaetano Scirea - la lealtà nello sport, torneo internazionale di calcio riservato alla categoria Allievi, che nel mese di giugno di ogni anno si tiene nella città di Matera e in alcuni comuni limitrofi. Inoltre i tifosi della Juventus, a seguito del trasferimento della squadra allo Stadio delle Alpi di Torino, battezzarono in suo onore il settore sud del citato scenario Curva Scirea.
A Gaetano Scirea è stato intitolato lo stadio di Andora, località turistica dove era solito passare le vacanze.
A Gaetano Scirea è intitolato lo stadio di Cernusco sul Naviglio, suo paese natale.
A Gaetano Scirea è stato intitolato lo Stadio di Sicignano Degli Alburni per i meriti sportivi.
A Gaetano Scirea è stato intitolato un torneo di calcio disputato a Matera tra le primavere di diverse squadre europee.
Dal 1991 esiste una società sportiva di pallacanestro a lui dedicata: la A.s.d Gaetano Scirea Basket Forlì.[9]
Dal 1993, in collaborazione con il comune di Cinisello Balsamo, ogni anno viene assegnato il Premio Scirea, attribuito da una giuria di giornalisti al calciatore dalla stagione esemplare dal punto di vista del Fair Play e della sportività[10].
Nel 2005 l'ex-allenatore della Nazionale Enzo Bearzot ha proposto il ritiro della maglia 6 in omaggio alla sua carriera.[11]
Il 12 maggio 2008 il Comune di Torino ha intitolato una via a Scirea nel quartiere Mirafiori Sud[12]. Prima era stata dedicata una strada nel comune di Laureana di Borrello (RC) e in quello di Cinisello Balsamo (Mi), seguiti, nel 2009, dal comune di Lamezia Terme, che ha deciso di intitolare a lui la via del principale palazzetto dello sport della città.
Il 28 ottobre 2011 la via che porta allo Juventus Stadium,è stata chiamata "Corso Gaetano Scirea"

Gordon Gekko:












Gordon Gekko:
«Giocare libero è un impegno continuo. Devi controllare tutti e nessuno. Devi possedere un intuito eccezionale. Capire quando il terzino parte avanti e prendere subito in consegna l’attaccante che resta incustodito, tenendo ben presente lo spazio dal quale possono venirti le sorprese del contropiede. Poi, quando intervieni, devi cercare non solo di liberare l’area, ma appoggiare il gioco in maniera da far ripartire i tuoi; semplice da dire, ma provate a farlo, quando il gioco è veloce e tutti sono in condizione di metterti in difficoltà».

«Certo che avrei potuto anch’io, con l’arrivo dello svincolo, spuntare contratti faraonici, ma di squadre come questa ce n’è una sola. Ed io preferisco concludere la mia carriera alla Juventus. Senza fretta, però, ho il conforto dell’esempio di Zoff, un uomo che mi ha insegnato a non guardare indietro».

«Provavo tanta gioia ma spesso scendevo in campo con le gambe che tremavano mi ha aiutato la squadra vincendo lo scudetto, il mio inserimento non poteva coincidere con miglior risultato».

«Per due volte ho capito che nel calcio non si finisce mai di imparare. È stato quando, dopo aver vinto lo scudetto con Parola, l’anno successivo, a 7 giornate dalla fine, con cinque punti di vantaggio rispetto al Torino la squadra perse 3 partite di seguito e consegnò il titolo ai cugini granata. E, più grande di tutte, la delusione di Atene, la Juventus più bella, quella che era giunta in finale dominando squadroni come Widzew Łódź, Aston Villa e Standard Liegi».

«E mi critico e mia moglie mi critica ancora di più. Ma, devo dire, che i suoi interventi mi sono di aiuto, perché parla con serenità e la serenità ritrovata in casa, è il miglior sistema per distendersi. Ho sposato una juventina che mi ha portato una famiglia deliziosa. Ho imparato tante belle cose del Vecchio Piemonte, compreso il culto del vino buono, che ho imparato a fare da mio suocero nel Monferrato. Quando posso aiuto in cantina. Ma mi hanno detto che sono più bravo a fare il calciatore».

Gaetano Scirea

Gordon Gekko:
«Mio marito», racconta Mariella, «ha una qualità/difetto grossa come una casa, la modestia. Lui dice che, a volte, parlo come un direttore sportivo ma, secondo me, dovrebbe farsi valere di più. È testardo, poi crede di essere preciso, mentre non lo è per niente.
Quante volte “Gai”, dopo l’allenamento, mi piombava a casa all’ora di pranzo con quattro sconosciuti. Diceva: “Mariella, questi signori hanno fatto centinaia di chilometri per venire a vedere la Juve e ho pensato che dovevano pur mangiare qualcosa”. Ecco, questo era Gaetano Scirea fuori dal campo».

Gordon Gekko:
Tutto passa, è un’amara storia. Ci riguarda tutti, nessuno escluso. Cera una volta Scirea.

Il paese nomato Italia viveva certi momentacci e tra le pochissime realtà consolatrici la Juventus di Gaetano Scirea, impegnata a vincere in tutto il mondo. Ma non soltanto lui. Anche di Zoff e Gentile. Furino e Tardelli, Boninsegna e Bettega, Cabrini e Causio.

Ma questa volta vogliamo limitare l’occhiata, fermarci sul giocatore libero di ruolo, libero in tutto, Gaetano Scirea di Cernusco sul Naviglio.

Gli statistici diranno nei secoli dei secoli: chi ha mai più vinto come e quanto Scirea? Vediamo intanto il come.
Mi rivedo all’Hindu Cub, in Argentina.

Soldatini tenebrosi marciavano, saracinesche venivano improvvisamente abbassate in pieno giorno in Avenida Centrale nella venturosa Buenos Aires, ma gli azzurri di Enzo Bearzot null’altro vedevano che una distesa sterminata di prati verdi. Un vecchione michelangiolesco veniva presentato da “Gigetto” Peronace agli azzurri. Qualcuno non ne aveva mai sentito parlare. Quell’uomo antico era Luisito Monti il centromediano che cammina.

E Scirea? In quella incipiente estate, co si piena di incubi per le dolorose vicende politiche legate al sequestro di Moro ed al suo martirio, Gaetano Scirea, classe 1953, aveva venticinque anni appena compiuti, ed appariva ancora timido, irresoluto, di poche parole, fin troppo rispettoso di uomini e cose. Era fatto cosi, inseparabile dall’infrangibile portierone di tutti i primati, Dino Zoff.

Fui io ad andare all’assedio della roccaforte, tirandomi dietro i colleghi reticenti. Il dubbio era semplice: ma questa signor Scirea parla? Fino a quel momento lo si era sentito mugugnare o al massimo lo si era visto sorridere.

Il calciatore vero, tanto più lombardo, anche “furlan” per questo, ha sempre prediletto la linea dei fatti a quella delle parole.

Mi ricordo sì del primo Scirea, era timido perché era orgoglioso. Riteneva fosse perfettamente superfluo parlare e respingeva al mittente tutti i dubbi e perplessità che la stampa soprattutto milanese, già preferendogli almeno altri 3 liberi, nutriva sul suo conto.

Fu cosi che riuscii a farlo sfogare, Scirea finalmente parla. «Non sono debole nel gioco di testa, ho il mio gioco, dipendo come tutti anch’io dalla squadra».

Avvenne al Mundial di Argentina l’esplosione tecnica di Scirea libero. Nasceva il ruolo di libero, inventato da Scirea. Quante volte l’ho scritto, vogliamo ripeterlo?

Prima di lui il libero era mezzo ruolo, per tappabuchi predestinati, per campioni alla frutta, per assi acciaccati, per nulla tenenti della fantasia. Fecero eccezione di uomini grandi come Picchi che costruirono il ruolo su sé stessi, sulle proprie ossa e sul proprio cuore. Ma ormai il libero doveva entrare stabilmente nel gioco, partecipare alla manovra, non limitarsi a rompere. E Scirea faceva molto di più. Avanzava, inserendosi in ogni reparto con naturalezza; a seconda della posizione che andava prendendo sul campo era “half” o interno o attaccante. E che splendidi goal andava a segnare!

La Nazionale finì quarta ma era nato un campione nuovo, era arrivato il più grande libero del mondo. Un altro come Franz Beckembauer il superbo, Gaetano Scirea di Cernusco sul Naviglio.

Ma non superbo, timido. Di una rara timidezza, come certi cieli della sua terra, uno che non la manda mai a dire, se la tiene dentro. Ha sposato una bella ragazza. Ha ideali semplici. È un arcade, è Gaetano Scirea.

Ora può andare a vincere tutto quello che c’e da vincere. La Nazionalsentimental di Bearzot vive i suoi anni fulgidi. Non si sa cosa aspetti all’angolo domani, non si può mai sapere. Consapevolmente ed inconsapevolmente, Bearzot il “furlan” ha messo insieme un gruppo bellissimo. E sono anni guerreggianti nel calcio, in cui anche la Juve vince tutto quello che ancora manca al suo palmares, per i posteri, per sé stessa; e Scirea va a dare ripetute prove di regia retrorsa, di goal di volo belli e puntuali.

Ha inventato il ruolo. La Juve di Zoff, di Cabrini e Gentile, di Tardelli e Furino, di Brady eppoi di Platini, di Boninsegna eppoi di Paolo Rossi, è la sua Juve, specialmente la sua Juve, di questo giocatore araldico che conosce i tesori del silenzio, che sa applicarsi nel lavoro e rifugge da ogni atteggiamento demagogico.

Oggi è facile dire che il giocatore è cresciuto ed una volta era ignorante. Sara pur vero, ma oggi è spesso arrogante, la cultura non lo ha fatto crescere. Quando era primitivo era anche creativo. Io direi che uno come Scirea fa tabula rasa di tutti i pregiudizi sul calciatore. È un desso che si impegna a fondo nella vita quotidiana per essere la stessa persona che è in campo; quando non arriva su un pallone è perché proprio non ce l’ha fatta a raggiungerlo. Il miglior discorso tattico della Juve, come della Nazionale, nasce dal suo piazzamento e dalla sua imbeccata. In Espaňa un’edizione che si fa strategia, gioca alla grande in ogni zona di campo.

È un uomo aggiunto alla manovra che sa colpire al momento giusto. E gli anni passano. E qualche filino grigio compare nelle tempie del nostro uomo.  Una volta a Cagliari lo vedo giocare male e lo scrivo. Allo Sporting, un giorno, me lo rimprovera.

Caro Scirea, hai data al calcio il meglio di te stesso con esecuzioni esemplari di un gioco che apparteneva alle tue serene albe, ai tuoi sogni discreti.

Vladimiro Caminiti

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