| NON IMMAGINAVO QUANTO
PUO' ESSERE MERAVIGLIOSA ANCHE UNA SEMPLICE PASSEGGIATA!!!!!
Fa male ricordare quegli ultimi mesi passati sui campi di
calcio da Andrea Fortunato. Quelli in cui un problema apparentemente
misterioso aveva inchiodato un motore abituato a viaggiare
a pieno regime. Siccome a rallentare, fin quasi a fermarsi,
era un ragazzo di neppure ventitre' anni, e dal momento
che spesso il popolo del calcio vive e consuma con fretta
e impazienza le sue passioni, ci volle poco a trovare una
spiegazione a quell'improvvisa mancanza di energie, a quell'inspiegabile
perdita di riflessi e di concentrazione. Il ragazzo, si
penso' e in qualche caso si disse, si e' seduto. E' arrivato
alla Juventus, alla grande squadra, e ha perso la misura.
Cosi', le ultime partite, le ultime faticose esibizioni
di Andrea furono accolte da fischi, da cori di scherno.
E accadde anche di peggio, quando un giorno, alla fine di
un allenamento, uno di quei tifosi intransigenti arrivo'
a mollargli un ceffone, tanto per ricordargli la sua condizione
di privilegiato, per fargli ritrovare la strada smarrita
del sacrificio. Fosse finito li', il calvario di questo
sfortunato ragazzo del Sud. Invece era soltanto l'inizio.
Quel vuoto dentro, purtroppo, trovo' presto una spiegazione,
cosi' come quella febbriciattola persistente che si insinuava
nel suo organismo provocandogli un continuo senso di spossatezza.
Il 20 maggio del 1994 Andrea Fortunato, il giovane talento
che alla Juventus era stato accolto come il nuovo Cabrini,
fu ricoverato in isolamento presso la Divisione Universitaria
di Ematologia delle Molinette. Era affetto da leucemia acuta
linfoide. Un male che se lo sarebbe portato via in meno
di un anno. Fino a quel momento, la sua carriera si era
sviluppata a ritmi incredibilmente veloci, lasciando presagire
un futuro pieno di luce. Nato a Salerno il 26 luglio 1971,
aveva intrapreso presto la strada dello sport, seguendo
il fratello maggiore Candido in piscina per dedicarsi a
nuoto e pallanuoto. Il calcio era un hobby, da coltivare
nei mesi estivi. E fu appunto in una di quelle estati salernitane
che venne visto all'opera, in un campetto di periferia,
da Alberto Massa, tecnico e talent-scout, che lo convinse
a seguirlo nella Giovane Salerno, squadra dilettantistica
alla quale Andrea approdo' a neppure tredici anni e che
poi lo porto' insieme ad altri giovanissimi talenti in giro
per l'Italia, a fare provini per squadre di rango come Torino,
Cesena, Empoli, Napoli, Como. E proprio a Como le doti di
Andrea non sfuggirono al direttore sportivo Sandro Vitali
e al tecnico della Primavera, Angelo Massola, che lo ingaggiarono
convinti di farne un grande centravanti. Fu il tecnico della
squadra Allievi, Giorgio Rustignoli, a spostarlo dapprima
sulla fascia sinistra, poi in difesa. Dopo la trafila nelle
giovanili, Andrea debutto' in prima squadra, in Serie B,
il 22 ottobre dell'89, a Pescara, fortemente voluto da Giampiero
Vitali. A fine stagione aveva collezionato sedici presenze
nella serie cadetta, oltre a un diploma di ragioniere che
il ragazzo aveva inseguito perche', amava raccontare, "i
miei genitori, che non mi hanno mai ostacolato nelle scelte,
quando partii per Como mi chiesero semplicemente di non
trascurare gli studi. Promisi e, naturalmente, mantenni"
Nel 90-91 Andrea e' gia' una colonna del Como di Bersellini,
protagonista del campionato di C1 che manca la promozione
agli spareggi col Venezia. Boninsegna lo chiama nell'Under
21, la Serie A si accorge di lui. Sembra a un passo dall'Atalanta,
ma alla fine il Genoa batte la concorrenza e si assicura
il suo talento. Un anno di parcheggio al Pisa, in Serie
B, e il ritorno alla grande al Genoa da titolare. Terzino
sinistro di classe e rapidita' , e' immediatamente tra i
migliori del ruolo. Si comincia a parlare di Juventus, ne
parla anche Andrea e la faccenda rischia anche di costargli
una multa. Il fatto e' che lui e' sincero, non sa nascondersi:
"Arriva un giornalista e mi domanda se mi piacerebbe
giocare nella Juve. E io cosa dovrei rispondergli, che mi
fa schifo? Figuriamoci, io da ragazzino per i colori bianconeri
stravedevo, e anche se sono diventato un calciatore professionista
certi amori ti restano nel cuore". Alla fine, comunque,
la Juve arriva veramente. Mette sul tavolo del presidente
Spinelli dodici miliardi e si assicura quello che per tutti
e' destinato a diventare il miglior terzino sinistro italiano.
La sua carriera in bianconero inizia alla grande: precampionato
ad altissimo livello, debutto in Nazionale a Tallinn, il
22 settembre contro l'Estonia. E' una corsa apparentemente
inarrestabile. E invece Andrea rallenta, come si e' detto,
nella primavera del '94. E sono fischi, critiche ingenerose.
Fino al momento in cui tutti apprendono quella verita' atroce,
tristissima. Dall'ospedale delle Molinette Andrea viene
trasferito a Perugia, dove grazie alla donazione della sorella
Paola subisce un primo trapianto di midollo. Esito negativo.
Riesce perfettamente, invece, il secondo trapianto, avvenuto
dopo la donazione del padre Giuseppe. Il fisico di Andrea
accenna un recupero che fa sperare: il ragazzo esce dall'ospedale,
ritrova addirittura i compagni e si unisce al gruppo durante
la trasferta a Genova, in occasione di Sampdoria-Juventus
giocata il 26 febbraio del 1995. Quando tutti cominciano
a pensare che stia vincendo la sua battaglia, arriva una
maledetta influenza a spezzare il filo della speranza. Il
25 aprile del 1995, alle otto di sera, Andrea muore. Solo
pochi giorni prima aveva detto: "NON IMMAGINAVO QUANTO
PUO'ESSERE MERAVIGLIOSA UNA SEMPLICE PASSEGGIATA" sicuramente
ora corre in cielo. |