ROBERTO
“CABEZA BLANCA” BETTEGA
Dopo tutto quello che e’ successo quest’estate
e’ tornata d’attualita’ la questione della
juventinita’, dell’attaccamento alla maglia,
ai colori e a tutto quello che essi rappresentano: ecco
perche’ mi e’ venuta l’idea di “riepilogare”,
soprattutto per i piu’ giovani, chi e’ e cosa
rappresenti ancora oggi Roberto Bottega per la Juventus
e per il popolo juventino, in modo da non dover ricordarlo
“solo” come un ottimo dirigente, anche a livello
europeo (e’ stato presidente del G-14 fino ad ottobre
di quest’anno), o “solo” come membro della
“triade” bianconera.
Roberto Bettega nasce a Torino (quartiere Madonna di Campagna)
il 27 dicembre (che bel regalo di Natale) del 1950 e, dopo
tutta la trafila nel settore giovanile della Juve (dal Nucleo
addestramento giovani, fino alla primavera) viene ceduto
in prestito nella stagione 69/70 al Varese in serie B dove,
anche grazie ai preziosi insegnamenti di un maestro come
il Barone Liedholm, vince la classifica cannonieri della
serie cadetta, oltre a vincere la coppa Ponti, quale miglior
giovane della serie cadetta.
Chiaramente questa stagione meravigliosa non fa altro che
spalancargli le porte della casa madre che lo richiama a
se nell’estate del ’70 facendolo esordire in
massima serie il 27/09/1970 a Catania (neanche a dirlo con
il gol vittoria che porta la sua firma); e’ nato uno
dei tridenti italiani piu’ forti di sempre: Anastasi,
Causio e Bettega.
E’ chiaro a tutti, infatti, di essere di fronte ad
uno dei piu’ forti attaccanti italiani di ogni tempo:
atleticamente e tecnicamente esemplare, ambidestro e grandissimo
colpitore di testa. Completo sotto ogni punto di vista,
Bettega si impone anche per una grinta ed una determinazione
fuori dal comune (mai visto un’attaccante prendere
cosi tante botte, ma darne cosi tante allo stesso tempo),
ma soprattutto una professionalita’ che lui non ha
mai abbandonato neanche nei momenti piu’ bui della
sua gloriosa carriera. Un campione, insomma, che poteva
giocare da fuori area (ciclonico), in area (precisissimo)
nel gioco aereo. Un Van Basten ante litteram, per dirla
tutta.
La stagione 70-71 si chiude con Bobby che va segno per ben
21 volte (13 in campionato, 6 in coppa delle fiere e 2 in
coppa Italia).
Ovviamente la Juve apre la stagione seguente con Bettega
ancora titolare che gia’ fa sognare societa’
e tifosi, complice il 4-1 rifilato a San Siro al Milan con
un gol memorabile di Bobby segnato con il tacco a Cudicini:
roba che oggi lo userebbero per qualche spot pubblicitario….
Ma la sfortuna si accanisce e colpisce Roberto in modo devastante:
il 16 Gennaio 1972: al Comunale va in scena Juventus-Fiorentina,
neanche a dirlo gol di Bettega (decima stagionale), ma poi
negli spogliatoi un malore. Dopo due giorni ricovero in
clinica: tutti pensavano ad una brutta bronchite si rivela
una botta micidiale: infezione polmonare (alcuni sussurrano
si tratti di tubercolosi), molti mettono addirittura in
dubbio il suo futuro agonistico, ma il nostro indomito campione
non si abbatte e con una determinazione impressionante non
molla, tanto che gia’ in primavera, mentre era in
montagna per la rieducazione polmonare, il presidentissimo
Boniperti annuncia che Bettega sara’ il miglior acquisto
della prossima stagione. Ed aveva ragione.
Bettega, infatti, rientra forte come e piu di prima vincendo
il suo secondo scudetto realizzando 8 gol.
Nel 74 e nel 75 la Juve vive due anni da comprimaria restando
dietro prima alla Lazio e poi al Torino, ma sono solo fuochi
di paglia perche’ la Juve sta per aprire un ciclo
fantastico che la portera’ in cima al mondo.
Intanto Bobby viene convocato per la prima volta in nazionale
nel ’75 in piena rifondazione azzurra, esordendo ad
Helsinki contro la Finlandia ed aprendo un suo personale
capitolo professionale fatto di prestazioni capolavoro (come
la quaterna rifilata alla Finlandia a Torino nel ’77)
o come il gol meraviglioso contro l’Inghilterra a
Roma, facendoci staccare il biglietto per i mondiali argentini
del ’78, o come il gol vittoria realizzato proprio
in quei mondiali farseschi proprio contro l’Argentina
padrona di casa che vincera’ il piu’ triste
mondiale che si ricordi.
Parte da Buenos Aires la rincorsa azzurra allo splendido
mundial spagnolo e Cabeza Blanca (soprannome che Roberto
si porto’ a casa al mondiale) e’ un punto fermo
sul quale Bearzot (che per lui stravede) intende completare
la costruzione di un gruppo vincente: il gruppo Juve.
Tornando al Bobby gol juventino, nell’estate del ’76,
con l’arrivo del Trap, la dimensione di Bettega trova,
finalmente, una collocazione anche continentale: infatti,
in quell’anno, la Juve vince lo scudetto dei record
a 16 squadre (51 punti su 60) e, soprattutto, la coppa UEFA,
vinta in finale (doppia) contro l’Atletico Bilbao.
Nella finale di ritorno (un’autentica battaglia nella
cattedrale basca del San Mames’) la Juve perde 2-1,
ma vince la coppa grazie al computo dei gol (avevamo infatti
vinto la prima gara in casa 1-0). Indovinate chi realizzo’
il gol in terra basca? Ma si, proprio Roberto Bettega!
Oramai la dimensione dell’attaccante torinese e’
internazionale e, finalmente nel 1980, vince la classifica
marcatori di seria A, diventando anche un eccellente rigorista.
Incomincia quella che, purtroppo per lui, segnera’
in modo negativo la sua gloriosa carriera.
Stagione 81-82, la stagione del mundial spagnolo tanto per
capirci.
Il 4 Novembre del 1981 si gioca al comunale l’ottavo
di finale di coppa dei campioni: di scena l’Anderlecht
di Bruxelles (che all’epoca significava nazionale
belga, piu o meno).
Partita combattuta, Juventus eliminata dalla coppa, ma la
cosa piu’ grave e’ l’intervento del portiere
belga, tale Munaron, su Bobby: un intervento assassino che
costa all’attaccante la rottura dei legamenti del
ginocchio sinistro. Una mazzata tremenda, visto che la chirurgia
ortopedica di allora non era quella odierna.
Roberto non si arrende al destino: suda, lavora come un
matto per salire sul treno per la Spagna. Bearzot (che considera
Bettega fondamentale sia in campo che nello spogliatoio)
lo aspetta fino all’ultimo: non se la sente di lasciare
a casa uno come Roberto. Purtroppo, pero’, Bettega
non riesce a recuperare del tutto e per non compromettere
l’ultimissima parte della sua carriera (e per togliere
il CT dall’empasse di una convocazione che avrebbe
avuto il sapore della raccomandazione) rinuncia. E fu un
rinuncia pesantissima: quella nazionale si apprestava a
diventre campione del mondo!
Nel frattempo Bobby comincia a mutare il suo modo di giocare,
arretrando il suo raggio d’azione diventando, come
Boniperti prima di lui, una sorta di play maker avanzato
in modo da allungarsi la carriera e anche dando la possibilita’
a validi giovani di trovare spazio li davanti (Virdis ad
esempio). Con i suoi piedi vellutati e la sua sagacia tattica
l’esperimento funziono’ alla perfezione, tanto
che si prefigurava un finale di carriera piu’ lungo
per Cabeza blanca.
Intanto Bettega comincia a vestire i panni della bandiera
bianconera, affrontando a muso duro tutti quanti mettessero
in discussione le vittorie bianconere: e badate bene, i
giornalisti del passato erano Gianni Brera, Zanetti e Beppe
Viola, non quei quattro pennivendoli che siamo abituati
a sopportare oggi. Bene, Roberto con grande spirito combattivo,
li affronta tutti a cominciare dalla Domenica Sportiva (che
all’epoca era una sorta di chiesa laica) accusandola
apertamente di “terrorismo giornalistico” in
merito ai dubbi sollevati sulla questione del calcio scommesse.
Epiche anche le baruffe con Gianni Brera che sosteneva quanto
Bettega contasse agli occhi del Trap in sede di formazione
o di Boniperti in sede di campagne acquisti e cessioni.
Comincia, pero’, la parabola discendente del grandissimo
campione che tutti conosciamo. Inizia la stagione 82-83,
quella del post mondiale, e gli obiettivi di Bobby sono
2: ”svezzare” il polacco Boniek, chiamato a
raccoglierne la pesante eredita’, e vincere la coppa
dei campioni.
L’operazione si compie solo per la meta’ relativa
a Boniek: purtroppo la coppa rimane una maledetta chimera
per Bobby che gioca la maledetta finale di Atene contro
l’Amburgo, colpendo nei primissimi minuti, un maledetto
palo, prima del maledettissimo gol di Magath.
Robi lascia la Juve nel Giugno dell’83 per andare
in Canada nei Toronto Blizzard, che giocano nella lega nordamericana.
Ma quello non e’ un rifugio dorato dove il campione
al fine carriera si rifugia: e’ il punto d’inizio
di una nuova carriera. Infatti Bobby comincia in canada
quella fase di studio manageriale che sarebbe diventata
la prosecuzione naturale della sua vita alla Juventus.
Lascia la Juve dopo 481 presenze e 178 reti (come Boniperti)
ripartite in: 129 in campionato, 22 in coppa Italia e 27
nelle coppe europee.
In nazionale lascia dopo 42 presenze e 19 reti.
Vince con la Juventus 7 scudetti (72,73,75,77,78,81,82)
2 coppe Italia (79,83) 1 coppa UEFA (77).
E’ stato capocannoniere in serie A (80-16 gol) e serie
B (69-13 gol)
Si parla, pero’, di un Bettega tentato dal rientro
in Italia nelle file dell’Udinese che parrebbe tentarlo
con un ingaggio a gettone, ma un brutto incidente stradale
nei pressi della periferia torinese lo costringe al ritiro
definitivo.
Si chiude una grande carriera. Un giocatore moderno, un
misto di Nureyev e Van Basten, un concentrato di grinta
e classe, con un grande senso tattico ed un carisma fuori
da ogni schema che abbatteva un marcatore avversario ancor
prima di scendere in campo.
Comincia per Roberto un lunga trafila che lo vedra’
anche commentatore per Canale 5 sia sui campi da gioco che
in studio in veste di opinionista.
Solo 10 anni piu’ tardi, nel 94, il dott.Umberto Agnelli
lo richiama alla casa madre per assegnargli la vicepresidenza
della Juventus, formando di fatto con Luciano Moggi ed Antonio
Girando la famosa “Triade”, conducendo la Juve
a quella vittoria che tanto gli era mancata da giocatore:
la coppa dei campioni vinta a Roma nel 96.
Roberto Bettega: un mito, una leggenda, un grande bianconero
per me come pochissimi altri.
autore: The Ghost
(moderatore del forum)
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