Campionato Italiano - Serie A
domenica 11.05.08, ore 15.00
Juventus
Catania
   
 

ROBERTO “CABEZA BLANCA” BETTEGA

Dopo tutto quello che e’ successo quest’estate e’ tornata d’attualita’ la questione della juventinita’, dell’attaccamento alla maglia, ai colori e a tutto quello che essi rappresentano: ecco perche’ mi e’ venuta l’idea di “riepilogare”, soprattutto per i piu’ giovani, chi e’ e cosa rappresenti ancora oggi Roberto Bottega per la Juventus e per il popolo juventino, in modo da non dover ricordarlo “solo” come un ottimo dirigente, anche a livello europeo (e’ stato presidente del G-14 fino ad ottobre di quest’anno), o “solo” come membro della “triade” bianconera.
Roberto Bettega nasce a Torino (quartiere Madonna di Campagna) il 27 dicembre (che bel regalo di Natale) del 1950 e, dopo tutta la trafila nel settore giovanile della Juve (dal Nucleo addestramento giovani, fino alla primavera) viene ceduto in prestito nella stagione 69/70 al Varese in serie B dove, anche grazie ai preziosi insegnamenti di un maestro come il Barone Liedholm, vince la classifica cannonieri della serie cadetta, oltre a vincere la coppa Ponti, quale miglior giovane della serie cadetta.
Chiaramente questa stagione meravigliosa non fa altro che spalancargli le porte della casa madre che lo richiama a se nell’estate del ’70 facendolo esordire in massima serie il 27/09/1970 a Catania (neanche a dirlo con il gol vittoria che porta la sua firma); e’ nato uno dei tridenti italiani piu’ forti di sempre: Anastasi, Causio e Bettega.
E’ chiaro a tutti, infatti, di essere di fronte ad uno dei piu’ forti attaccanti italiani di ogni tempo: atleticamente e tecnicamente esemplare, ambidestro e grandissimo colpitore di testa. Completo sotto ogni punto di vista, Bettega si impone anche per una grinta ed una determinazione fuori dal comune (mai visto un’attaccante prendere cosi tante botte, ma darne cosi tante allo stesso tempo), ma soprattutto una professionalita’ che lui non ha mai abbandonato neanche nei momenti piu’ bui della sua gloriosa carriera. Un campione, insomma, che poteva giocare da fuori area (ciclonico), in area (precisissimo) nel gioco aereo. Un Van Basten ante litteram, per dirla tutta.
La stagione 70-71 si chiude con Bobby che va segno per ben 21 volte (13 in campionato, 6 in coppa delle fiere e 2 in coppa Italia).
Ovviamente la Juve apre la stagione seguente con Bettega ancora titolare che gia’ fa sognare societa’ e tifosi, complice il 4-1 rifilato a San Siro al Milan con un gol memorabile di Bobby segnato con il tacco a Cudicini: roba che oggi lo userebbero per qualche spot pubblicitario….
Ma la sfortuna si accanisce e colpisce Roberto in modo devastante: il 16 Gennaio 1972: al Comunale va in scena Juventus-Fiorentina, neanche a dirlo gol di Bettega (decima stagionale), ma poi negli spogliatoi un malore. Dopo due giorni ricovero in clinica: tutti pensavano ad una brutta bronchite si rivela una botta micidiale: infezione polmonare (alcuni sussurrano si tratti di tubercolosi), molti mettono addirittura in dubbio il suo futuro agonistico, ma il nostro indomito campione non si abbatte e con una determinazione impressionante non molla, tanto che gia’ in primavera, mentre era in montagna per la rieducazione polmonare, il presidentissimo Boniperti annuncia che Bettega sara’ il miglior acquisto della prossima stagione. Ed aveva ragione.
Bettega, infatti, rientra forte come e piu di prima vincendo il suo secondo scudetto realizzando 8 gol.
Nel 74 e nel 75 la Juve vive due anni da comprimaria restando dietro prima alla Lazio e poi al Torino, ma sono solo fuochi di paglia perche’ la Juve sta per aprire un ciclo fantastico che la portera’ in cima al mondo.
Intanto Bobby viene convocato per la prima volta in nazionale nel ’75 in piena rifondazione azzurra, esordendo ad Helsinki contro la Finlandia ed aprendo un suo personale capitolo professionale fatto di prestazioni capolavoro (come la quaterna rifilata alla Finlandia a Torino nel ’77) o come il gol meraviglioso contro l’Inghilterra a Roma, facendoci staccare il biglietto per i mondiali argentini del ’78, o come il gol vittoria realizzato proprio in quei mondiali farseschi proprio contro l’Argentina padrona di casa che vincera’ il piu’ triste mondiale che si ricordi.
Parte da Buenos Aires la rincorsa azzurra allo splendido mundial spagnolo e Cabeza Blanca (soprannome che Roberto si porto’ a casa al mondiale) e’ un punto fermo sul quale Bearzot (che per lui stravede) intende completare la costruzione di un gruppo vincente: il gruppo Juve.
Tornando al Bobby gol juventino, nell’estate del ’76, con l’arrivo del Trap, la dimensione di Bettega trova, finalmente, una collocazione anche continentale: infatti, in quell’anno, la Juve vince lo scudetto dei record a 16 squadre (51 punti su 60) e, soprattutto, la coppa UEFA, vinta in finale (doppia) contro l’Atletico Bilbao.
Nella finale di ritorno (un’autentica battaglia nella cattedrale basca del San Mames’) la Juve perde 2-1, ma vince la coppa grazie al computo dei gol (avevamo infatti vinto la prima gara in casa 1-0). Indovinate chi realizzo’ il gol in terra basca? Ma si, proprio Roberto Bettega!
Oramai la dimensione dell’attaccante torinese e’ internazionale e, finalmente nel 1980, vince la classifica marcatori di seria A, diventando anche un eccellente rigorista.
Incomincia quella che, purtroppo per lui, segnera’ in modo negativo la sua gloriosa carriera.
Stagione 81-82, la stagione del mundial spagnolo tanto per capirci.
Il 4 Novembre del 1981 si gioca al comunale l’ottavo di finale di coppa dei campioni: di scena l’Anderlecht di Bruxelles (che all’epoca significava nazionale belga, piu o meno).
Partita combattuta, Juventus eliminata dalla coppa, ma la cosa piu’ grave e’ l’intervento del portiere belga, tale Munaron, su Bobby: un intervento assassino che costa all’attaccante la rottura dei legamenti del ginocchio sinistro. Una mazzata tremenda, visto che la chirurgia ortopedica di allora non era quella odierna.
Roberto non si arrende al destino: suda, lavora come un matto per salire sul treno per la Spagna. Bearzot (che considera Bettega fondamentale sia in campo che nello spogliatoio) lo aspetta fino all’ultimo: non se la sente di lasciare a casa uno come Roberto. Purtroppo, pero’, Bettega non riesce a recuperare del tutto e per non compromettere l’ultimissima parte della sua carriera (e per togliere il CT dall’empasse di una convocazione che avrebbe avuto il sapore della raccomandazione) rinuncia. E fu un rinuncia pesantissima: quella nazionale si apprestava a diventre campione del mondo!
Nel frattempo Bobby comincia a mutare il suo modo di giocare, arretrando il suo raggio d’azione diventando, come Boniperti prima di lui, una sorta di play maker avanzato in modo da allungarsi la carriera e anche dando la possibilita’ a validi giovani di trovare spazio li davanti (Virdis ad esempio). Con i suoi piedi vellutati e la sua sagacia tattica l’esperimento funziono’ alla perfezione, tanto che si prefigurava un finale di carriera piu’ lungo per Cabeza blanca.
Intanto Bettega comincia a vestire i panni della bandiera bianconera, affrontando a muso duro tutti quanti mettessero in discussione le vittorie bianconere: e badate bene, i giornalisti del passato erano Gianni Brera, Zanetti e Beppe Viola, non quei quattro pennivendoli che siamo abituati a sopportare oggi. Bene, Roberto con grande spirito combattivo, li affronta tutti a cominciare dalla Domenica Sportiva (che all’epoca era una sorta di chiesa laica) accusandola apertamente di “terrorismo giornalistico” in merito ai dubbi sollevati sulla questione del calcio scommesse. Epiche anche le baruffe con Gianni Brera che sosteneva quanto Bettega contasse agli occhi del Trap in sede di formazione o di Boniperti in sede di campagne acquisti e cessioni.
Comincia, pero’, la parabola discendente del grandissimo campione che tutti conosciamo. Inizia la stagione 82-83, quella del post mondiale, e gli obiettivi di Bobby sono 2: ”svezzare” il polacco Boniek, chiamato a raccoglierne la pesante eredita’, e vincere la coppa dei campioni.
L’operazione si compie solo per la meta’ relativa a Boniek: purtroppo la coppa rimane una maledetta chimera per Bobby che gioca la maledetta finale di Atene contro l’Amburgo, colpendo nei primissimi minuti, un maledetto palo, prima del maledettissimo gol di Magath.
Robi lascia la Juve nel Giugno dell’83 per andare in Canada nei Toronto Blizzard, che giocano nella lega nordamericana. Ma quello non e’ un rifugio dorato dove il campione al fine carriera si rifugia: e’ il punto d’inizio di una nuova carriera. Infatti Bobby comincia in canada quella fase di studio manageriale che sarebbe diventata la prosecuzione naturale della sua vita alla Juventus.
Lascia la Juve dopo 481 presenze e 178 reti (come Boniperti) ripartite in: 129 in campionato, 22 in coppa Italia e 27 nelle coppe europee.
In nazionale lascia dopo 42 presenze e 19 reti.
Vince con la Juventus 7 scudetti (72,73,75,77,78,81,82) 2 coppe Italia (79,83) 1 coppa UEFA (77).
E’ stato capocannoniere in serie A (80-16 gol) e serie B (69-13 gol)
Si parla, pero’, di un Bettega tentato dal rientro in Italia nelle file dell’Udinese che parrebbe tentarlo con un ingaggio a gettone, ma un brutto incidente stradale nei pressi della periferia torinese lo costringe al ritiro definitivo.
Si chiude una grande carriera. Un giocatore moderno, un misto di Nureyev e Van Basten, un concentrato di grinta e classe, con un grande senso tattico ed un carisma fuori da ogni schema che abbatteva un marcatore avversario ancor prima di scendere in campo.
Comincia per Roberto un lunga trafila che lo vedra’ anche commentatore per Canale 5 sia sui campi da gioco che in studio in veste di opinionista.
Solo 10 anni piu’ tardi, nel 94, il dott.Umberto Agnelli lo richiama alla casa madre per assegnargli la vicepresidenza della Juventus, formando di fatto con Luciano Moggi ed Antonio Girando la famosa “Triade”, conducendo la Juve a quella vittoria che tanto gli era mancata da giocatore: la coppa dei campioni vinta a Roma nel 96.

Roberto Bettega: un mito, una leggenda, un grande bianconero per me come pochissimi altri.

autore: The Ghost (moderatore del forum)

 
1
Inter
81
2
Roma
78
3
Juventus
70
4
Milan
61
5
Fiorentina
60

 

 
 

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